«SA VIDA MIA PERDIA PO NUDDA»

«Il contributo di un artista di straordinaria intensità quale Leonardo Capuano, in scena mercoledì 17 giugno alle 21:30»
Leonardo Capuano, Sa vida mia perdia po nudda
Capuano, Sa vida mia perdia po nudda

PISTOIA. Se il riferimento geografico di questa edizione di Teatri di Confine/Pistoia è la Toscana (ben quattro appuntamenti sono presentati da artisti e compagnie residenti nella nostra regione), la dimensione culturale del progetto si costruisce attraverso le esperienze e le poetiche di ciascun artista coinvolto, per definire e tracciare una agorà teatrale del linguaggio contemporaneo.

In questa direzione è importante il contributo di un artista di straordinaria intensità quale Leonardo Capuano, in scena mercoledì 17 giugno, alle 21:30, posti limitati, già applaudito interprete a Pistoia, alcuni anni fa, di spettacoli come Molly Sweeney e Pasticceri.

Capuano, qui in veste di autore ed attore, mette in relazione il suo bisogno di parlare in prima persona con il mondo che lo circonda.

Il lavoro, Sa vida mia perdia po nudda, che presenta nell’inedita ‘location’ della Palestra Comunale Bizzarri (storico spazio sportivo della città, in Piazza Monteoliveto, messo a disposizione dal Comune di Pistoia) e in cui si mescolano lingua sarda e Dostoevskij, è un corpo a corpo con se stesso per dare vita e voce ai diversi e contrastanti personaggi di Delitto e castigo.

Sa vida mia perdia po nudda
Capuano, Sa vida mia perdia po nudda

Uno spettacolo dal linguaggio “ruvidamente materico”, sottolineato da una “fisicità dolente e dall’urgenza di mettersi in gioco”, in cui si impone anche il grande atletismo di Capuano.

“Lo spettacolo inizia dove il romanzo di Dostoevskij finisce – racconta Leonardo Capuano –, con Raskòlnikov in carcere. Nella palestra del carcere, palestra dove si pratica la lotta, dove ci si allena e si lotta. Un’ora di allenamento, un’ora di delirio in cui riaffiorano i luoghi, le vie la sua stanza, e le persone: Marmeladov l’ubriaco, Sonja la giovane prostituta, Porfirij Petrovic l’ispettore di polizia, Pulcherija Aleksandrovna sua madre, Katerina Ivànovna moglie di Marmeladov e matrigna di Sonja, Zametov l’impiegato corrotto.

“Raskòl’nikov contro tutto, contro tutti quelli che lo sbeffeggiano in carcere e contro quelli che si sono spinti fin lì ancora a cercarlo, a tormentarlo: li imita, li fa, li ‘recita’, li vive per quel che sono per lui, con il suo sarcasmo, prendendoli in giro, sfidandoli a lottare su quel tappeto con lui”.

[marchiani – teatro manzoni]

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