SAN MARCELLO, COMUNE A STATUTO SPECIALE DELLA “LIBERA REPUBBLICA DEL GUFO”

Palazzo Comunale di San Marcello
Palazzo Comunale di San Marcello

SAN MARCELLO-MONTAGNA. La stagione dei bilanci degli enti locali si è chiusa il 30 luglio scorso, con l’ultima chiamata per l’approvazione del bilancio preventivo del 2015.

Il principale strumento su cui si basa la programmazione amministrativa degli enti pubblici viene quindi approvato dopo ben sette mesi di gestione. L’anno scorso fu ancora peggio e i bilanci preventivi vennero fatti addirittura il 30 di settembre. Ormai di preventivo hanno solo il nome e sono più delle bozze di consuntivo che altro.

Il termine naturale di presentazione del bilancio preventivo è fissato dal Tuel, il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, al 31 dicembre di ogni anno. Logica vuole che prima di iniziare a spendere si rediga un budget di spesa coerente con le entrate previste.

Ma in Italia, l’unica certezza definitiva è la provvisorietà delle cose: l’Inno di Mameli è provvisorio come sono provvisorie le regole fiscali che vengono cambiate ogni anno, ogni trimestre, ogni mese – a seconda delle paturnie di chi governa senza mai essere stato eletto, magari in un governo bastardo fatto di destra e sinistra unite…

La prima proroga è stata portata ai Comuni da Babbo Natale il 24 dicembre dello scorso anno e fissava i termini di presentazione al 31 marzo 2015.

A ridosso della nuova scadenza arriva puntuale un ulteriore rinvio. Il Ministro dell’interno Agelino Alfano con decreto del 16 marzo, fissava il nuovo termine al 31 maggio.

Il 13 maggio il Ministro dell’Interno, pressato dall’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani, sposta nuovamente il termine entro cui approvare i bilanci preventivi al 30 luglio.

Ma non per tutti e il 30 luglio il Ministro si ricorda della sua regione e concede un’ulteriore proroga di due mesi ai soli enti locali sicialiani e ne fissa il termine ultimo al 30 di settembre.

Questo è quello che succede in Italia, ma a San Marcello le cose vanno diversamente e il bilancio di previsione viene approvato dal Consiglio Comunale in seduta ordinaria, oggi pomeriggio alle ore 18 (vedi qui), 24 giorni dopo il termine ultimo fissato con decreto ministeriale.

Cosa succede se un ente locale non presenta il bilancio entro i termini previsti? Il testo unico parla di commissariamento, con la possibilità di ottenere 20 giorni dall’organo di controllo regionale.

L’Art. 141. del Tuel sullo “Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali” dispone quanto segue:

“[…] quando non sia approvato nei termini il bilancio […] trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla Giunta il relativo schema, l’organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, l’organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio”.

Nella provincia di Pistoia normalmente non succede niente di tutto questo e basta guardarsi indietro nel tempo per trovare: il bilancio non fatto dalla Comunità Montana del 2010 (a riguardo c’è un esposto denuncia depositato alla Procura di Pistoia dal Comitato Recupero Ammanco Comunità Montana), oppure i bilanci della Società della Salute Pistoiese fatti con anni di ritardo (vedi Società della Salute una Storia di Bilanci a Stock).

Le cose sono due: o gli adempimenti previsti sono solo formali e risultano superflui per regolare la vita amministrativa degli enti locali e quindi vanno aboliti, oppure è sintomo di un qualcosa di grave che non va, di un caos istituzionale diffuso e senza precedenti, con un Paese piantato in mezzo al guado, incapace di andare avanti ma anche di tornare indietro. Con finte riforme costituzionali che aboliscono il nulla senza aver previsto niente.

Le cose però vanno bene e sono, così ci dicono le velinerie di tutt’Italia, in netto miglioramento.

Siamo sicuri che a San Marcello gli atti sono regolari, non fosse altro perché nel frattempo l’amministrazione potrebbe essere stata annessa alla Sicilia o essere il primo Comune a Statuto Speciale della Libera Enclave della Repubblica del Gufo.

Vedi:

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2 thoughts on “SAN MARCELLO, COMUNE A STATUTO SPECIALE DELLA “LIBERA REPUBBLICA DEL GUFO”

  1. Complimenti Marco per l’analisi lucidissima, anche se, purtroppo, contribuisce a rigirare il coltello in ferite aperte da troppo tempo.
    Pero’ su una cosa non sono d’accordo. Il buon Valdemaro, da lassu’ non pernetterebbe mai che La “sua” libera Repubblica del Gufo si intorbasse con una simile rigaglia.
    Un saluto.
    Gabriele Ferrari

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