SANITÀ A PISTOIA. BRACCIO DI FERRO INTERSINDACALE-ASL

La Direzione Aziendale Asl 3 Pistoia
La Direzione Aziendale Asl 3 Pistoia

PISTOIA. L’Intersindacale Medica ha deciso di chiarire pubblicamente, tramite un comunicato stampa, la sua posizione nei confronti della dirigenza Asl3 e, se ci è consentito, “è andata giù” duramente.

Il comunicato è già stato pubblicato da questo quotidiano e merita leggerlo tutto sin dall’inizio.

Alcune affermazioni, però, sono di una gravità indiscutibile e vogliamo sottolinearle.

Dopo un incipit già molto chiaro nel quale si afferma che, a distanza di cinque mesi dalla inaugurazione del “gommone” San Jacopo, gran parte dei problemi sono ancora irrisolti, senza tanto girare attorno al problema si afferma testualmente che “La somma di difetti di programmazione o più precisamente di una visione distorta, non necessariamente disinteressata, del ruolo degli ospedali […] ha fatto sì che l’ospedale pistoiese si trovi in una condizione di grave disagio manifestato quotidianamente e con insistenza da parte degli operatori sanitari e dei medici in particolare”.

È una affermazione, aggiungiamo noi, di gravità inaudita perché questa visione “non necessariamente disinteressata” ci rafforza a pensare che i motivi che hanno favorito la costruzione di questo “gommone” non siano certo stati per migliorare la sanità pistoiese, ma solo per l’interesse funzionale di un disegno politico/economico che da tanto stiamo denunciando: a partire dalla sua ubicazione che è geologicamente pericolosa etc. etc.

E, come se non bastasse, l’Intersindacale Medica dice chiaramente che, a fronte di un numero maggiore di pazienti e ad un numero di posti letto inferiore a quelli del Ceppo, i pazienti sono collocati spesso in maniera “casuale e per forza di cose non corrispondente al livello di intensità corrispondente alle loro condizioni [….]”.

In questo “casino” si inserisce nel comunicato una proposta logica di chi vive la sanità dal suo interno ed è tenuto ad offrire risposte all’esterno: potenziare l’Ospedale di Pescia e sviluppare la struttura dell’ex ospedale di San Marcello Pistoiese.

Sono proposte, queste, non di politici a caccia di voti, bensì di operatori del settore sanitario che si rendono conto di ciò che si dovrebbe fare e non si fa.

Non si fa perché non si vuole implementare le competenze, ma solamente operare “secondo indirizzi finalizzati a logiche ragionieristiche di solo risparmio, e non […] attraverso la costruzione di un legame strettissimo fra i bisogni specifici di salute dei cittadini […] e gli investimenti da effettuare”.

Il libro di Daniele Rovai
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Il resto del comunicato, interessante in tutto il suo complesso, è da leggersi con attenzione perché riguarda tutti noi che, volendo o no, alla sanità ci dobbiamo comunque affidare.

Preme solo rimarcare, all’inizio del comunicato dell’Intersindacale Medica, quella programmazione o visione distorta “non necessariamente disinteressata” che però giustifica certi politici come l’ex Sindaco di Pistoia Berti, nominato a capo di un “commando” sanitario per fare luce sul problema della sicurezza nei capannoni pratesi, pardon cinesi, che hanno invaso Prato e che necessitano di forze esterne perché Prato è privo di competenze…

Diciamocelo francamente: assieme all’ex Sindaco Berti, impacchettiamo anche i vari Abati, Turco e compagnia e inviamoli colà a “mettere a posto” la sanità pratese: qui hanno già abbondantemente lasciato le loro impronte e l’Intersindacale Medica lo dice.

Se per una visita pneumologica occorrono circa sei mesi o per un intervento all’anca anche un anno, che problema c’è? Prima la spending review, poi il project financing, poi qualche assunzione casuale, alla Scajola – pur se n’è uscito assolto.

In compenso, e tanto per continuare a prendere per i fondelli, l’Asl3 risponde risentita all’Intersindacale affermando (udite bene) “ Nel corso di questi mesi, nella delicatissima fase di avvio, l’Ospedale di Pistoia è stato in grado di gestire egregiamente tutta la casistica di ricovero e del pronto soccorso”.

Per le altre barzellette, che purtroppo tali non sono, rimandiamo alla risposta dell’Asl e al suo comunicato. Preannuncio che c’è da piangere o da arrabbiarsi.

A scelta.

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