san[i]tà. SANTO STEFANO INADEGUATO? LORENZINI ACCOGLIE LE SOLLECITAZIONI DI GIACOMELLI

Il nuovo ospedale di Prato
Il nuovo ospedale di Prato: è inadeguato?

MONTEMURLO. Il sindaco del comune di Montemurlo, Mauro Lorenzini, interviene nel dibattito aperto dal sottosegretario Antonello Giacomelli, che ieri, nell’ambito di un incontro pubblico al Caffè Bacchino, ha definito il nuovo ospedale S. Stefano “inadeguato” per le esigenze di Prato.

«Leggo stamattina sui giornali che l’onorevole Giacomelli denuncia l’inadeguatezza del nuovo ospedale di Prato, una constatazione che per i sindaci e per i cittadini dell’area pratese non è nuova.

«Più volte noi amministratori locali abbiamo espresso le stesse problematiche che solleva adesso Giacomelli. Ricordo, però, che la previsione e la progettazione del nuovo ospedale risale al periodo 2002-2004, proprio quando l’onorevole Giacomelli ricopriva la carica di vice – sindaco del comune di Prato.

«In questa fase il comune di Prato ebbe un ruolo determinante nella definizione degli spazi e nella condivisione di quella che doveva essere la nuova filosofia dell’assistenza sanitaria sul territorio. Io stesso ricordo che in quel periodo anche le organizzazioni sindacali (di cui facevo parte) avevano espresso perplessità circa le dimensioni ridotte della nuova struttura sanitaria rispetto alle esigenze dell’area pratese.

Prato, il sottosegretario Giacomelli al "Bacchino"
Prato. Il sottosegretario Giacomelli al Bacchino

“L’ospedale – si leggeva allora nei documenti ufficiali – diventa il presidio di riferimento per i casi acuti più complessi, con una forte integrazione con i servizi territoriali in modo da assicurare la più completa continuità delle cure”.

«Purtroppo, ad oggi quel cambiamento “strategico” di concezione del ruolo dell’ospedale non ha trovato una concretizzazione e un’integrazione con servizi assistenziali intermedi sul territorio, che di fatto, o non esistono, o sono inadeguati a far fronte alle esigenze di un territorio così peculiare come Prato. Un progetto, quindi, che è di fatto ancora “zoppo”, se non trova le risposte assistenziali sul territorio».

Lorenzini apprezza quindi l’invito di Giacomelli che sui giornali afferma: «L’ospedale di Prato va adeguato spendendo quel che ci sarà da spendere», ma da parte sua aggiunge: «Mi fa piacere che il governo, nella figura di un suo sottosegretario, ravvisi la necessità di fare specifici investimenti a favore della sanità pratese.

«Sono convinto che Giacomelli (da persona di parola qual è), dopo questa sua affermazione, si impegnerà personalmente con il premier Renzi e con il consiglio dei ministri, affinché l’esecutivo non aumenti i ticket sanitari, come ventilato da voci di stampa alcuni giorni fa, ma che metta specifiche risorse per far funzionare al meglio la sanità pratese».

Il sindaco Lorenzini ricorda, infatti, che il Comune di Montemurlo ha già fatto la sua parte per implementare i servizi sanitari sul territorio: «La mia amministrazione ha speso oltre 500mila euro per ristrutturare il nuovo distretto socio-sanitario di via Milano a Oste e impedire così che i cittadini perdessero questo importante presidio per la salute pubblica che la Usl voleva spostare a Prato.

Mauro Lorenzini, Sindaco di Montemurlo
Mauro Lorenzini, Sindaco di Montemurlo

«Questo è solo un piccolo tassello di un puzzle più grande che, per far incastrare tutti i pezzi ha bisogno di una rete territoriale di strutture sanitarie intermedie».

Ecco allora che Lorenzini invita a fare una riflessione sulla struttura del vecchio ospedale Misericordia e Dolce: «Si sta parlando proprio in questi giorni della nuova progettazione dell’area dell’ex-ospedale – dice –  perché allora non prevedere di “salvare” una parte delle vecchie strutture e destinarle alle cure intermedie sul territorio?

«Faccio l’esempio degli anziani che in casi di “dimissioni ospedaliere difficili” (cioè coloro che hanno superato la fase acuta della malattia e che quindi non possono stare più in ospedale, ma che non sono ancora in grado di rientrare a casa per la necessità di assistenza sanitaria continua n.d.r), oggi vengono spesso dirottati nelle Rsa, le residenze sanitarie assistite.

«Senza contare coloro che vengono rimandati a casa e che gravano sulla famiglia, costretta a farsi carico dell’assistenza post-ospedaliera. Perché quindi non utilizzare una parte del vecchio ospedale a tale scopo? In questo modo saremmo in grado di dare una risposta alle famiglie e ad un tessuto sociale che sta invecchiando sempre più e che chiede cure e strutture sanitarie adeguate».

[masi – comune montemurlo]

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