sanità. SETTE GIORNI PER TAMPONE ED ESITO E 5 DI SCUOLA PERSA

Nonostante tutte le promesse i cittadini della Montagna si trovano ancora una volta nella posizione di dovere rivendicare l’essenziale, e per usufruire dei servizi, hanno due opzioni: o vanno a Pistoia oppure pagano, comunque sostengono dei costi aggiuntivi per servizi che dovrebbero essere garantiti

Tamponi

MONTAGNA. Sette giorni per tampone e risultato, ed è andata bene, da quanto riferitomi sembra che ci siano persone che hanno aspettato anche 12 giorni.

I FATTI

Nella notte tra mercoledì 30 settembre e giovedì 1 ottobre, Davide, mio figlio accusa mal di testa e una linea di febbre. La mattina mi consulto con il medico che prescrive il tampone. Devo attendere la chiamata della Asl per l’appuntamento.

Il giorno successivo venerdì 3 ottobre ricevo la chiamata: neanche il tempo di pensare: “Però efficien…” che arriva l’intoppo.

– “Dov’è che abita”, mi viene chiesto.

– “A Cutigliano.”

– “Ah… no allora, guardi io la sto chiamando dalla zona della Valdinievole, lei, mi spiace è in quella Pistoiese, la faccio ricontattare da Pistoia.”

Attendo, poco fiducioso, e infatti la chiamata non arriva.

Ormai è venerdì sera, mi rassegno ad aspettare lunedì.

La mattina di lunedì il telefono è muto, niente telefonate dalla Asl distretto di Pistoia.

A mezzo giorno mi attacco al telefono per avere notizie: Inizio dall’Urp di Pistoia, attesa, attesa, attesa, poi finalmente qualcuno risponde.

Spiego la situazione di mio figlio che sta bene ma è in attesa di tampone da giovedì.

– “No guardi deve chiamare Firenze.”

Telefono

Faccio il nuovo numero, anche qui, attesa, attesa, attesa, e in aggiunta una musica fastidiosa inframezzata da messaggi, di vario genere tendenti più che a informare a rappresentare una realtà immaginifica della Asl dove se sei ancora in attesa è una tua scelta Loro ti mettano a disposizione siti web dove effettivamente si hanno gli stessi risultati di quelli ottenuti parlando con l’operatore: perdite di tempo per trovare l’informazione e decriptarla dal burocratese: cioè il nulla.

Fra questi messaggi uno ti istiga, così mi sembra dato lo stato d’animo tra lo sconforto e l’incazzatura, a fare reclamo e ripete che questi si accettano solo per scritto o per mail. Dopo mezzora di attesa la voglia di un bel “vaffa”, ben inteso scritto, è tanta.

Resisto, non voglio, a Loro, dargliela vinta, rimango ad attendere ascoltando per l’ennesima volta i messaggi registrati.

Finalmente qualcuno risponde ma: stesso copione e solita risposta “pilatesca”:

– “Non è questo il numero, deve fare quello dell’igiene sanitaria oppure quello delle emergenze per il corona virus.”

Come dire: “Caro cittadino non è colpa nostra se hai sbagliato a fare il numero”. Eppure il numero me lo hanno dato Loro.

Compongo i numeri: al primo, anche qui, dopo attesa, attesa, attesa, non risponde nessuno.

Riattacco e provo con il secondo. In maniera spiccia mi viene detto sempre “pilatamente” che non è di loro competenza. Telefonata chiusa.

Perché i bambini devono andare a Pistoia fare il tampone. E l’ex-Ospedale Pacini convertito durante la pandemia in Ospedale Covid, già dimenticato?

Sono le due del pomeriggio e già alcuni uffici non rispondo più e devo riprendere a lavorare.

Il bimbo non ha disturbi e sintomi influenzali e sta perdendo giorni di scuola, che verranno conteggiati come assenze: assenze però Statali.

Nel pomeriggio arriva finalmente la chiamata questa volta da Pistoia.

Mi aspetto di fare il tampone a San Marcello all’ex-Ospedale ora ridotto dalla politica in Piot-Pacini, ma riattivato in periodo di pandemia e convertito in un attimo in Ospedale Covid, con i degenti che nel frattempo vi erano curati, buttati fuori e smistati nella piana.

La montagna veniva così sacrificata e pagava ancora un volta per le inefficienze e gli sprechi della sanità riorganizzata e potenziata della Regione-Asl Toscana.

Per far tacere i dissidenti, seguirono un profluvio di promesse, accompagnate dalla vulgata del “Vedrete questo sacrificio renderà la sanità montana più forte e ci saranno argomenti per farlo valere”.

Promesse vane.

Il tampone viene fissato a Pistoia il giorno successivo martedì 6 ottobre, al vecchio e caro Ceppo, troppo presto dismesso, con sistema drive trought, serviti direttamente in auto, nel posteggio interno di via Matteotti.

Di buon mattino mi reco quindi con Davide a fare il tampone. L’esecuzione è velocissima, ma per andare e tornare, volano tre ore. Tre ore perse di lavoro. Forse conveniva farlo a pagamento alla modica cifra di 87 euro.

Fatto il tampone viene consegnato un foglietto in cui sono riportate le istruzioni per avere il referto.

L’autocertificazione per certificare il certificato del medico. A quando il certificato dell’autocertificazione che certifica il certificato del medico?

Per rendere la cosa semplice, sono riportate tre alternative. Parte la caccia al tesoro: sarà pubblicato su https://referticovid.sanita.toscana.it, su http://fascicolosanitario.regione.toscana.it o la risposta la sa il medico curante?

A distanza di 48 ore su Referti Covid non c’è niente, sito che sarebbe anche facile e immediato utilizzare: registrazione con codice fiscale, password, e controcodice inviato per sms al cellulare.

Il fascicolo sanitario è più complesso e nel caso del bimbo andrebbe consultato con lettore Smart card, o con la carta d’identità elettronica, il bimbo ha 11 anni e non è obbligatoria, o tramite Spid ma per ottenerlo è necessario il documento d’identità.

Mercoledì 7 contatto il medico curante che riesce a verificare l’esito del tampone: è negativo. Mi faccio preparare il certificato di guarigione con dichiarazione di tampone effettuato.

Il giorno successivo Davide può tornare finalmente in aula con il certificato del medico, l’autocertificazione del certificato firmata dai genitori, il patto di corresponsabilità e il libretto delle giustificazioni. Viva la semplificazione e la burocrazia.

Bilancio: 7 giorni fermo a casa e 5 giorni persi di scuola.

CONSIDERAZIONI FINALI

Nonostante tutte le promesse i cittadini della Montagna si trovano ancora una volta nella posizione di dovere rivendicare l’essenziale, e per usufruire dei servizi, hanno due opzioni: o vanno a Pistoia oppure pagano, comunque sostengono dei costi aggiuntivi per servizi che dovrebbero essere garantiti.

È il solito calcio. Quando c’è da prendere e quando fa comodo a Loro, vengono su in Montagna e fanno da padroni, come successo durante la pandemia, dove l’ospedale con i pochi posti letto (20), diventati preziosissimi per la cattiva programmazione sanitaria, sono requisiti per il bene comune.

Ma passata l’emergenza, tutto come prima, in fondo chi ancora vi abita per scelta, è abituato da anni a non avere servizi, ad avere strade colabrodo con limiti assurdi a 30 km orari data la mancanza di manutenzione, ponti chiusi, frane, divieto di transito per le biciclette, sportelli poste e bancari chiusi o con orari ridotti e Piot-Pacini (fino a 10 anni fa una clinica), elevato ad ospedale Covid, dove però non si riesce o non si vuole organizzare il servizio di tamponi.

Forse questo servizio verrà concesso anche alla Montagna, c’è un bando della Asl, ma nel frattempo non rimane che arrangiarsi.

Marco Ferrari
[
marcoferrari@linealibera.info]

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