SANITÀ TRA GOVERNANCE E BISOGNI DELL’UTENTE

La Dott.ssa Carla Breschi
La Dott.ssa Carla Breschi

ROMA. La frammentazione del sistema sanitario nazionale ha sicuramente e fortemente penalizzato il cosiddetto “customer service” creando confusione, costi aggiuntivi, diseguaglianze socio-sanitarie anche all’interno di una stessa regione.

In Toscana, dove eravamo abituati a prestazioni sanitarie di alto livello, sia percepito che erogato, da 10-15 anni a questa parte si sta assistendo ad un impoverimento progressivo delle capacità di risposta del sistema sanitario.

A tutti noi del settore, mi riferisco ai medici ed agli operatori addetti alla assistenza diretta del paziente, appare chiaro che la governance del sistema non è più nelle loro mani da molto tempo, da quando l’ingerenza politica ha sostituito le cosiddette “baronie mediche” con vere e proprie “baronie” politiche, sulla cui correttezza ho infinite riserve.

In Toscana, 12 Asl, 3 aziende ospedaliero-universitarie, Fondazioni varie etc., Estav vari etc. hanno un unico punto in comune: quello di aver creato carrozzoni politico-burocratico-amministrativi che vanno ad alimentare quella casta clientelare che risponde soltanto ai dettami della presidenza regionale, senza che i cittadini abbiano la possibilità di esercitare alcun controllo politico locale.

Quando io sono entrata in ospedale, a Pistoia, l’organico dei medici della Direzione Sanitaria era di 3 unità, mentre quello dei medici della medicina era di 10 unità; attualmente l’organico dei medici igienisti, della Direzione sanitaria, è di 12 unità (approssimato forse per difetto) mentre l’organico della medicina è rimasto uguale! Segno che qualcosa non torna: noi medici ed operatori sanitari in genere, noi che dovremmo essere il fulcro del sistema sanitario, divenuti satelliti di un sistema che ci sta soffocando!

E moltiplicato per tutte le direzioni sanitarie ed ospedaliere delle varie Asl, si vede lievitare in maniera impressionante il numero di coloro che hanno veramente in mano la governance della sanità, sia ospedaliera che extraospedaliera, assegnata loro con carta bianca dalla leadership politica regionale.

Questi sono coloro che pensano per noi, una mente che sempre più si distacca dal corpo, cioè da noi operatori, che si gratifica lautamente a livello stipendiale, che è autoreferenziale, che si moltiplica in maniera incontrollata, che diventa sempre più contrapposta a noi, ridotti per numero e misurati con il contagocce e comunque ricattabili perché, come sapete, i direttori di unità operative sono nominati dai Direttori generali della Asl!

Se non ci fosse stato tutto questo apparato, che poi ha prodotto dei “ mostri “ come il buco Dell’Asl di Massa Carrara etc., forse anche la spending review sanitaria sarebbe stata meno penalizzante? Forse non ci sarebbe stato il bisogno di chiudere i piccoli ospedali o di depotenziarli, cosi come è avvenuto a Volterra, a Pescia od a San Marcello Pistoiese, desertificando la sanità della montagna pistoiese?

Forse non ci sarebbe stato il bisogno di ricorrere a nuovi modelli organizzativi, copiati dall’estero, dove sono stati da tempo accantonati? Mi riferisco alla organizzazione cosiddetta “ per intensità di cure” che aveva il solo scopo di risparmiare sul personale sanitario ed invece sta facendo acqua da tutte le parti, tranne che laddove si investe di più in personale addetto all’assistenza diretta. Quasi un boomerang, direi, per chi ha sostenuto questo modello destrutturante.

E da tutto ciò deriva un peggioramento dell’assistenza al cittadino, anche per bisogni percepiti in maniera inadeguata! Chi prende decisioni in sanità oggi, generalmente non ha mai lavorato a contatto con il paziente, questo è il grande problema!

Pensate poi che nella nostra Asl di Pistoia i posti letto già sono ampiamente sotto il livello raccomandato e considerate che ridimensionare posti letto in una grande città, dove ci sono più presidi ospedalieri, ha un effetto ben diverso che agire nella provincia di Pistoia dove siamo a 2,7 posti letto per mille abitanti e dove non esistono al momento presidi per cure intermedie, né un adeguato numero di Rsa e dall’Abetone per arrivare all’ospedale più vicino occorrono quasi due ore!

Non voglio poi alludere a quello che da noi è stato il pasticciaccio della società della salute, che non ha prodotto niente. La verità purtroppo è che i centri minori devono morire, diventare soltanto dei pronto soccorso, per far vivere i grandi centri ospedaliero-universitari, che sono le vere grandi voragini della sanità assieme al sistema perverso che ho prima descritto.

Un tempo il governatore Rossi disse che in ogni punto della Toscana ogni cittadino doveva poter usufruire delle stesse cure di cui può usufruire un abitante di Firenze; beh, forse non si ricorda più di questa affermazione.

Ben venga quindi un ripensamento da parte di Stato e Regioni!

Carla Breschi

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