SANT’ANNA E L’INUTILE VIAGGIO

«Protetti da una doppia mandata di chiavaccio, ripensi a quelle immagini, ti narri e narri una storia, la tua storia». La storia non è maestra di vita
Sant'Anna di Stazzema
Sant’Anna di Stazzema

SANT’ANNA DI STAZZEMA. Se viaggiare è uno dei modi migliori di trascorrere la propria esistenza, tornare a casa è ancora più bello, perché ti consente di elaborare, con calma, le emozioni e le sensazioni vissute durante il cammino.E farle divenire pura bellezza, nel ricordo.

Abbiamo approfittato di questi giorni d’agosto, per salire a Sant’Anna di Stazzema, dove non eravamo mai stati, probabilmente (e inconsapevolmente) scioccati dalle letture e dai racconti di guerra. Di male. Di sciocca malvagità.Noi, pur affascinati, come canterebbe Franco Battiato, “dagli idioti dell’orrore” (i controsensi dell’uomo).

Salendo in quel luogo – tra il verde – è il silenzio che ti conquista. Laddove le armi fecero un tremendo rumore di morte, ora c’è la pace. Una sensazione di pace, come se la piccola Anna (Anna Pardini – n.d.r.), di appena 20 giorni trucidata come il peggior nemico, e gli altri, dal parroco all’ultimo innocente, ce la stessero regalando.

Osservandoci dall’alto, facendo cadere la loro calda mano sulle nostre tempie. Un’emozione forte, osservare un tedesco in preghiera su quei ciottoli, su quelle pietre. Piangi dentro, allora, per timore che ti vedano. Dall’Alto, di sicuro: ti hanno visto. Ci hanno visti. E perdonati. Tutti.

Rientrati a Pistoia, protetti da una doppia mandata di chiavaccio, ripensi a quelle immagini, ti narri e narri una storia, la tua storia. Ti cali, trasportato dalla mente – la miglior macchina del tempo immaginifica –, in quel 12 agosto 1944. Prime luci dell’alba.

Che avresti fatto, bambino, donna, anziano o sacerdote? Come avresti reagito? Avresti avuto il coraggio di quei martiri o saresti scappato, tentando di riscrivere un finale già scritto? Davanti a quel sangue ti saresti intenerito? O avresti conservato il cuore di chi ormai è sensibile soltanto alla materialità?

Mille interrogativi, gli stessi i soliti a cui cerchiamo da millenni di rispondere. Di dare risposte plausibili. Ma dinanzi alla stupida ferocia del dominatore, non c’è risposta. Resta soltanto l’ottusità.

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MEMENTO, HOMO…

Tutto è vanità, tutto passa
Tutto è vanità, tutto passa

E GLI UOMINI, Gianluca, hanno forse imparato qualcosa da questo? La storia non è maestra di vita. Anche i compagni di sinistra che hanno inneggiato alla storiografia marxista come alla salvezza dell’umanità e poi sono diventati liberisti…

Pensa solo alla Merkel e alla sua voglia irrefrenabile di quattrini, al suo nazismo finanziario. Pensa al Pd e alla sua sete di potere e di soldi. E allora – solo allora – póniti certe domande.

Memento, homo...
Memento, homo…

Hanno tutti imparato dagli evangelizzati del mondo occidentale: baciapile, ricchi da colare grasso; dovunque figli e discendenti del calvinismo, svizzero o no; bancario. Dio e grazia di Dio? Significano soldi, solo soldi.

Vanitas vanitatum et omnia vanitas! Ma intanto sono dei maledetti succhiasangue. Che differenza fra la trojka d’Europa e i nazis d’allora? Solo l’uso delle pallottole? E il sangue spirituale della sofferenza? Ma quanti ne faranno morire di fame i “signori dei bilanci in pareggio” del dopo-muro di Berlino?

Memento, homo, quia pulvis es. Polvere. Anche se sei il Re di Roma o il Papa. Meno male che tutti dobbiamo morire. Perfino Renzi…

Edoardo Bianchini

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2 thoughts on “SANT’ANNA E L’INUTILE VIAGGIO

  1. Anche in questo caso, caro direttore, ha ragione. Devo dire che il titolo, lì per lì, non mi convinceva: invito tutti a salire a Sant’Anna di Stazzema. Ma, in effetti, in tutti questi anni, abbiamo imparato poco da quella storia, dalla STORIA.

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