SANT’ANTONIO ALLA FERRUCCIA CON LA COLDIRETTI PER IL “MADE IN ITALY”

Sono già due anni che non si vedono i pastori e gli animali da allevamento, naturale conseguenza dello svilimento decennale del settore primario, anche se la filiera dell’alimentazione dovrebbe costituire la base di quel benessere perseguito, come obiettivo, dalle popolazioni e dagli stati
Carro storico con i pani di Sant’Antonio
Carro storico con i pani di Sant’Antonio

QUARRATA. Stamattina, 18 gennaio, Sant’Antonio Abate alla chiesa dei santi Filippo e Giacomo della Ferruccia, tradizionale festa con l’arrivo in piazza dello storico carro con i pani di Sant’Antonio e il raduno di cavalli e cavalieri. Molte persone hanno portato gatti, cani e pappagalli per la rituale benedizione.

Alla festa rurale, che si svolge dalla fine degli anni Ottanta ogni 18 gennaio alla Ferruccia, sono già due anni che non si vedono i pastori e gli animali da allevamento.

Il tutto è specchio della situazione socioeconomica e politica attuale italiana e non solo, in cui le attività produttive del settore primario, allevamento e zootecnia, vengono svilite da decenni anche se la filiera dell’alimentazione dovrebbe costituire la base di quel benessere perseguito, come obiettivo, dalle popolazioni e dagli stati.

Il problema dell’equo e ragionevole sostegno alle attività (e di conseguenza al reddito) degli gricoltori doveva essere la priorità della nuova Pac, Politica Agricola Comune, dopo anni e anni di sussidi diretti erogati agli stati membri in base al criterio (del tutto scriteriato) delle eccedenze e dell’estensione della superficie agricola.

Coldiretti alla Ferruccia. Una firma per il riconoscimento della pizza patrimonio Unesco
Coldiretti alla Ferruccia. Una firma per il riconoscimento della pizza patrimonio Unesco

Gli ecologisti e ambientalisti di tutte le latitudini hanno sempre sostenuto e dimostrato che la sostenibilità inizia a tavola e che l’attuale insostenibilità ambientale delle produzioni agricole estensive e monocolturali deriva proprio dall’aver applicato, in funzione delle economie di scala, logiche di specializzazione produttiva e concentrazione ad un settore, quello della terra e delle coltivazioni, che per definizione richiede invece un approccio di sistema, adatto alle funzioni integrate del territorio e alle relazioni complesse di acqua, energia e biodiversità.

Una delle tante facce della crisi, in cui sono andate perdute un po’ tutte le sovranità, non solo quella monetaria, è testimoniata perfettamente dalla circostanza che i produttori del settore primario si trovano da un lato vincolati ai colossi dell’agrochimica e dall’altro costretti a subire il prezzo dell’ortofrutta imposto dalle centrali di distribuzione. Una puntata del 2008 di Report di Milena Gabannelli lo ha spiegato magistralmente: si può vedere qui.

Arrivo di un cavaliere alla Ferruccia
Arrivo di un cavaliere alla Ferruccia

A ciò si aggiungono le dolorose e sacrosante, per quanto tristemente solitarie, denunce di Matteo Salvini sulle tante produzioni italiane sacrificate (su tutte gli agrumi siciliani), a danno della tanto sbandierata occupazione, in favore di materie prime di terre lontane da cui poi si vorrebbe impedire la mobilità di persone. Il miglior risultato per rovinare, in un sol colpo, le economie di più aree differenti.

In piazza era presente lo stand della Coldiretti con la raccolta di firme per il riconoscimento della pizza italiana come patrimonio dell’Unesco. Si può firmare anche su internet, sul sito Change, qui.

L’iniziativa si inserisce nel più generale interesse alla protezione del made in Italy e si può dire che siamo solo all’inizio, visto che anche buona parte della pizza italiana viene in realtà preparata con farine di provenienza non nazionale. La questione esplose già qualche anno fa, quando Confindustria ammise chiaramente (vedi) che la produzione italiana di farina non riesce a coprire la domanda.

Il cavaliere firma per la pizza patrimonio dell'Unesco
Il cavaliere firma per la pizza patrimonio dell’Unesco

Per trovare la direzione della sovranità alimentare e della valorizzazione delle tipicità italiane, un’indicazione è senz’altro quella di inserire la sicurezza alimentare nell’urbanistica, indirizzando parallelamente la politica e le istituzioni a scegliere come prioritarie queste tematiche.

Del resto se ne ha ormai consapevolezza addirittura in casa Pd, il che è tutto dire: in particolare Pippo Civati ha condiviso sul proprio canale youtube il video in cui il prof. Paolo Pileri introduce il concetto del bilancio alimentare. Un punto di partenza per programmare le food policy e sostenere, rivisitate e fortemente innovate con logiche multifunzionali, vecchie professioni ed occupazioni a torto ritenute superate.

Vedi anche:

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento