san[t]ità. CGIL: «DOPO I LETTI-BARELLA POTREBBERO PROPORCI I LETTI A CASTELLO»

Assemblea generale SPI Pistoia lo scorso 20 febbraio
Spi Cgil Pistoia

PISTOIA. Un anno fa (14 gennaio 2016) lo SPI CGIL, la CGIL e la FP CGIL di Pistoia in collaborazione con l’Ordine dei Medici hanno svolto un convegno per indicare le criticità dello stato di salute della sanità pistoiese e per fare delle proposte, importanti e puntuali, attraverso le relazioni del dottor Corrado Catalani (responsabile medici CGIL) Paola David (Ordine dei Medici di Pistoia) e Paolo Tosi (Coordinatore RSU Sanità Pistoia), alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, il sindaco e presidente della Conferenza dei Sindaci di Pistoia Samuele Bertinelli, il presidente della SDS Pier Luigi Galligani e i due direttori delle SDS di Pistoia e Valdinievole.

In quel convegno furono individuati fra gli aspetti critici le liste di attesa per interventi di chirurgia o per analisi, le lunghe attese al pronto soccorso, i ricoveri ripetuti soprattutto per le persone anziane o con più patologie, a causa di dimissioni precoci e non accompagnate da validi percorsi territoriali alternativi sanitari e sociali.

Adesso, a distanza di un anno siamo a dover registrare che poco è cambiato e che le criticità che allora denunciavamo non sono state superate. Il fallimento della sperimentazione, ormai innegabile, dell’organizzazione dell’ospedale per intensità di cura (che dovrà essere ripensata) ha certamente trovato un forte ostacolo nel sottodimensionamento dei posti letto, insieme ad un loro cattivo uso (letti di chirurgia per ricoveri di malati di medicina e conseguente allungamento delle liste d’attesa per interventi chirurgici) e soprattutto alla non sufficiente organizzazione dei servizi territoriali. I 40 posti letto per le cure intermedie, che già oggi risulterebbero non sufficienti, devono di fatto partire subito.

Stessa situazione per le Case della Salute punto strategico del sistema ed in cui si dovrebbe concretizzare l’integrazione tra territorio e ospedale e tra sostegno sanitario e sociale integrato (così da non intasare in primis i Pronto soccorso). Innegabile in questa situazione di perenne emergenza l’impegno degli operatori sanitario ad ogni livello ed in ogni struttura.

Di fronte a questa situazione lo SPI CGIL di Pistoia ritiene necessario aprire una riflessione che parta sia dalla riforma regionale che ha ridotto a tre le Aziende Sanitarie, sia dagli ospedali per intensità di cura. Sono necessari nell’immediato correttivi per avvicinare le decisioni e le risposte ai luoghi e ai bisogni dei cittadini in considerazione delle diversità innegabili esistenti nei territorio della ASL Toscana Centro.

L’Assemblea generale dello SPI di Pistoia, anche alla luce del Consiglio Comunale straordinario svolto venerdì 17 febbraio, rimarca come ci sia la necessità di passare dalle promesse ai fatti. I nuovi impegni assunti dalla direzione Aziendale e dalla SdS di Pistoia vanno nella direzione giusta ma sono, ad oggi, solo promesse.

Le altre soluzioni proposte avanzate di fronte all’emergenza del Pronto soccorso dei mesi di gennaio/febbraio sono state solo dei pagliativi o soluzioni che dovevano essere già messe in atto da sempre (sostituzione del personale in malattia/ferie/maternità o la sostituzione di coloro che sono andati in pensione).

L’utilizzo, improprio di posti letto della week surgery (chirurgia settimanale) per le necessità di posti di medicina, le dimissioni dei pazienti anche la domenica e le “barelle-letti” al Pronto soccorso sono “non soluzioni” che non risolveranno i problemi da noi più volte denunciati. Rimane inoltre carente la fase di programmazione sanitaria che è stata realizzata, molte volte, senza coinvolgere gli operatori sanitari.

L’Assemblea generale dello SPI CGIL di Pistoia pertanto chiede ai presidenti delle Conferenza dei Sindaci, ai presidenti delle due Società della Salute, al direttore generale Azienda ASL Toscana Centro di farsi garanti dell’immediata realizzazione degli ultimi impegni presi, non dimenticando che per uscire dall’emergenza occorrono più risorse economiche e più personale.

E occorrono subito perché ogni giorno che passa vede decine e decine di nostri concittadini subire le disfunzioni di questa sistema sanitario che rischia di non essere più, non solo nell’immaginario collettivo, ma nella realtà delle cose un sistema sanitario pubblico universalistico di qualità.

[brachi – spi cgil]

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