san[t]ità. DAVVERO A TUTELA DELLA SALUTE…?

Accettazione. E se va bene...
Accettazione. Io, speriamo che me la cavo…

PISTOIA. Si potrebbe finire per disperare.

Viviamo in un’epoca in cui le leggi e la burocrazia spadroneggiano, si rischia spesso di soccombere attribuendo agli altri la colpa o la responsabilità delle nostre difficoltà, invece è il caso di smettere di guardare la parete che abbiamo davanti come se fosse il mondo e riprendersi la vita.

All’Ospedale San Jacopo (come in tutti gli altri ospedali e nel servizio pubblico in genere) c’è anche personale che non esita a sforare l’orario per coprire carenze, risolvere problemi, esserci nel senso migliore del termine.

In compenso ci si trova:

  1. multe per divieto di sosta (i rappresentanti della Pm hanno già detto chiaramente come la pensano, anche da queste pagine)
  2. un sistema di accesso alle visite che deve essere stigmatizzato come una delle più stupide vessazioni che mente umana abbia saputo concepire.

Esclusa l’ipotesi di persona giovane, sana e priva di qualsiasi impegno – e che tutte queste condizioni si diano su un soggetto che fa ricorso all’ospedale non è frequente… –, di certo è più facile che ne abbia bisogno una persona che non sta bene, magari ha una certa età e non è detto sia in pensione (dato anche l’innalzamento dell’età pensionistica…).

Ebbene per accedere a quel diritto alle cure di cui si spolvera la bocca tutta l’intellighenzia sessantottarda da quando è al potere, questa è la modalità:

  1. si accede ad una vasta sala piena di poltroncine…
  2. si deve prendere un numero
  3. si deve aspettare il proprio turno, il che può richiedere dalla mezz’ora in su
  4. si deve ottenere un timbro sulla ricetta (se poi manca la tessera sanitaria non se ne fa niente, nonostante che i dati siano reperibili on line disponendo della data di nascita della persona…)
  5. e poi si può procedere all’accettazione.

Un’altra carta. fogli su fogli nella civiltà delle semplicifazioni della màdia, più che della Madìa!

Niente da fare, una persona anziana, bisognosa di cure, che potrebbe semplicemente recarsi all’ospedale e farsi visitare, ha bisogno di qualcuno che gli sbrighi le pratiche.

C’è chi sostiene che tutte le difficoltà e i disservizi servano a sviare verso il privato e forse è vero.

Di sicuro, anche all’ospedale, se te la cavi, è perché c’è qualcuno che ha la coscienza, perché c’è chi sente la responsabilità del ruolo che gli è affidato… L’individuo vince, la squadra perde.

Anche la pazienza!

[Paola Fortunati]

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