san[t]ità. «E I TAGLIATORI? POTREBBERO FARE LA FINE DEL CONTE UGOLINO…»

La Nazione, 28 agosto 2016 - Parto in ambulanza
La Nazione, 28 giugno 2016 – Parto in ambulanza

MONTAGNA. Dite pure che siamo sempre i soliti disfattisti e, perché no?, visto che va tanto di moda, populisti, leggendo i peana che La Nazione riserva ad un “parto in corsa” sulla Valle del Reno andato a buon fine per una serie di concause “naturali” ma anche fortuite.

Cause naturali perché la madre, fisicamente a posto e cosciente del proprio stato e dei sintomi finali del lieto evento, ha allertato l’ambulanza e il suo equipaggio, a sua volta, ha chiamato l’automedica che in quel momento, fortunatamente, non era impegnata altrove.

Insomma, si dovrebbe dire che è andato tutto bene e che “a caval donato non si guarda in bocca” ed invece noi continuiamo a dire che il mantenimento dell’ex ospedale Pacini avrebbe evitato tutto questo rischio. E non solo questo.

Siamo però contenti di non essere in solitaria nel continuare a credere che l’esproprio della salute compiuto ai danni del territorio montano, sia stato una schifezza: tanto più se accettata e subita dai Sindaci dei Comuni Montani, uno dei quali, il Sindaco Cormio, continua a rifiutare di richiedere per il suo territorio lo stato di zona disagiata con gli eventuali benefici che questa qualifica comporterebbe, anche a livello di servizi sanitari.

La Nazione, 28 giugno 2016 - Sanità in Montagna
La Nazione, 28 giugno 2016 – Sanità in Montagna

Dicevamo di essere contenti di non essere soli a pensarla in una certa maniera e, sempre La Nazione, in cronaca odierna, attraverso le domande e le risposte rivolte alla Zeno Colò, ci conferma che la Montagna non è per niente contenta della sua sanità.

Usiamo un eufemismo perché il Presidente della Zeno Colò è persona mite e ragionevole che però rivolge, seppur con garbo, una reprimenda anche ai suoi concittadini quando afferma che il problema sanità in Montagna coinvolge solo una piccola parte di popolazione: come se la salute divenisse un problema solo quando “si ha bisogno”, fregandosene altamente del prima.

Il principio che il popolo si educa attraverso la negazione di primari bisogni ammantata dal cinico silenzio e dalle unilaterali iniziative che l’Azienda ha inflitto ai servizi sanitari della Montagna, ci conferma che i vertici della Sanità toscana dovrebbero fare la fine del Conte Ugolino e, forse sarà pazzia mentale di chi scrive, prima o poi potrebbe accadere.

Perché con le “botte di culo”, come nel caso cui sopra accennavamo, non si va da nessuna parte.

Attendiamo con impazienza la “velina” ufficiale dell’Azienda che ci venga a raccontare che tutto era già stato preventivato e che tutto è regolare. In Montagna va, deve andare bene così.

Un augurio di cuore alla bimba e alla puerpera sperando che la vita riservi loro tutto ciò che famiglie coraggiose meritano.

Perché anche fare un figlio, in Montagna, è un atto, oltre che di amore, di estremo, anzi, di assoluto coraggio.

[Felice De Matteis]

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