san[t]ità. GRANDE SAN JACOPO, MA LE MISURE NON TORNANO

La Nazione, 2 giugno 2016
La Nazione, 2 giugno 2016

PISTOIA. Il 29 maggio scorso abbiamo pubblicato un articolo con cui denunciavamo l’utilizzo di alcuni bagni per disabili come aree per tenere a magazzino dei sacchi neri pieni di rifiuti e scatole di dispositivi probabilmente infetti (vedi san[t]ità. una asl che fa crescere discariche nel san jacopo).

Facevamo vedere anche come con un cartello si avvertisse il personale di togliere quel materiale perché due giorni dopo ci sarebbe stato il controllo dei vigili del fuoco.

Qualche giorno dopo La Nazione pubblica la denuncia di un operatore dell’ospedale dell’utilizzo dei bagni per disabili come magazzino per tenere barelle e carrozzine (vedi La Nazione).

Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria lumi sull’utilizzo di questi bagni. Ci rispondono il dottor Fabrizio Corsini, direttore sanitario del San Jacopo, e Ermes Tesi, tecnico dell’Asl.

– Dottor Corsini in questi bagni per disabili si tiene di tutto: rifiuti, materiale infetto e barelle e carrozzelle?

Prima di tutto facciamo delle precisazioni. Ci sono tre tipi di bagni: normali, per disabili e bagni attrezzati. Stiamo parlando di questa ultima tipologia di bagno. Bagni che nel sistema ad intensità di cura, dove i pazienti restano al massimo quattro giorni, non vengono utilizzati.

Sono usati per pazienti con difficoltà ambulatorie, magari con un arto ingessato; grandi locali, quindi, dove poter disporre di una vasca, per esempio. “Assistiti” perché c’è un addetto che aiuta il paziente a lavarsi. E c’è ne uno per reparto.

– Scusate, ma dalle foto si vede il simbolo del disabile.

Un errore di cartellino.

– Non sembrano comunque bagni, però, ma magazzini…

Dall’altra parte c’è il problema, non è un segreto, degli spazi. Tra rifiuti tali e quali e materiale di risulta, pensi alla biancheria, movimentiamo ogni giorno tantissimo materiale.

È vero che due volte al giorno abbiamo il sistema automatico che porta via lo sporco e riporta il pulito. È vero che è in queste postazioni, dove ci sono due ascensori, che devono stare i carrelli con questo materiale, ma è chiaro che ci vuole un posto nel reparto dove tenerli temporaneamente.

– Posto che non c’è, ci pare di capire…

Allora invece di farli lasciare nei corridoi abbiamo pensato di utilizzare questi bagni inutilizzati…

San Jacopo. Foto 1
San Jacopo. Foto 1

– Dottore lei ci parla di contenitori a rotelle chiusi, dove mettete la biancheria. Anzi, ci mettete anche i rifiuti e trasportano anche il vitto (foto 1). Le nostre foto sono chiare: si vedono gabbie metalliche a rete contenenti sacchi del sudicio e scatole con materiali infetti appoggiate per terra…

Voglio essere chiaro. Sfido chiunque a dire che noi abbiamo permesso agli addetti di usare quegli spazi per appoggiare materiale indifferenziato, tantomeno infetto.

I carelli che le dicevo, sono chiusi e non infiammabili. Come posso dire: il problema degli spazi di lavoro lo conosciamo tutti, operatori compresi, e tutti cerchiamo di fare del nostro meglio per mandare avanti la struttura.

Vuol dire che saremo meno disponibili e più rigidi. Le assicuro che già da oggi tutto è a posto.

– Ci faccia capire: sono stati fatti dei bagni e consumato spazio; bagni che non sono mai entrati in funzione, e vi mancano degli spazi di lavoro?

È così.

– Ci dica adesso dei vigili del fuoco. Sapevamo che facevano controlli a sorpresa, ma quel cartello che avverte le persone di togliere quel materiale dai bagni attrezzati, chiaramente infiammabile, qualche domanda sul tipo di controllo la fa giustamente venire…

[risponde l’ingegner Ermes Tesi] “Anche qui serve una precisazione. Innanzi tutto non è vero che l’ospedale non è ancora stato collaudato dai vigili del fuoco. È vero che non abbiamo il certificato finale, ma, come per tutte le strutture, c’è una ditta esterna che ha controllato e verificato la struttura e certificato gli impianti ai vigili del fuoco e agli organi deputati.

Dopo, certo, vengono i vigili del fuoco a verificare. Noi siamo a norma. Manca solo un controllo amministrativo. Certo se chi ha certificato ha sbagliato ne riponderà.

Detto questo veniamo ai controlli. Noi siamo sempre in contatto, e ci confrontiamo, con i vigili del fuoco. I controlli sono programmati, ma non ci dicono cosa vengono a verificare.

Quel cartello è magari un promemoria per ricordare ai colleghi del controllo, ma non c’è nessun segreto con loro. Sanno dell’uso che facciamo dei bagni attrezzati e che stiamo aspettando il cambio d’uso che la regione ci darà a breve…

– Capito. Ma il materiale, che noi abbiamo visto, era ignifugo. Le scatole di cartone con l’infetto erano poggiate per terra. La gabbia di metallo era piena di sacchetti di rifiuti. Francamente non abbiamo visto i vostri cassoni chiusi di cui parlate…

San Jacopo. Foto 2
San Jacopo. Foto 2

[risponde Corsini] Qui lavorano circa mille persone tra infermieri e Oss. Poi ci sono gli addetti dei servizi. Facciamo corsi, spieghiamo le procedure, ma mille teste sono tante. Ripeto: quei materiali lì non ci devono stare.

E non ci starà, glielo assicuro. Però rendiamoci conto che per lavorare ci vuole un po’ di elasticità da parte di tutti. Questo non vuol dire non lavorare in sicurezza. E se qualcuno esagera, è bene regolare meglio il lavoro.

* * *

Facciamo un giro per alcuni reparti. In effetti i bagni attrezzati sono dei magazzini con dei lavandini (foto 2).

Non si vedono cassoni chiusi. Si vede un locale vuoto. Un cassonetto c’è, ma è nel corridoio.

San Jacopo. Un bagno vuoto
San Jacopo. Un bagno inutilizzato

Ci portano, poi, nel punto di raccolta: un locale dove ci sono due ascensori da dove, ci dicono, escono dei robot che prendono questi cassettoni per portarli via. In questo momento non ci sono cassettoni.

Ci sono però tre sacchi di rifiuti appoggiati per terra e un po’ di imbarazzo da parte del personale Asl checi ospita.

Poi ci accompagnano all’uscita.

Ci sembra di capire che in questo ospedale, per una serie di motivi, si devono fare dei salti mortali per lavorarci.

Certo costruire un bagno enorme che non sarà mai utilizzato, realizzare un sistema di trasporto materiale automatizzato – ricordiamoci che quei carrelli oltre a trasportare lo sporco-pulito e la lavanderia, sono usati anche per il servizio mensa – senza prevedere adeguati spazi di manovra, mentre, per esempio, i poliambulatori al pian terreno sono loculi stretti e senza finestre, la dice lunga su chi ha voluto e realizzato questa struttura…

[Daniele Rovai]

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