san[t]ità & informazione. COME PUÒ UNO SCOGLIO…

«Ficchiamocelo in testa una buona volta: la nuova sanità toscana di Rossi non ha mai funzionato»
Prato. Prima i letti e poi il Parco

ARGINARE il mare? Quando noi di QuarrataNews e poi Linee Future (ma oggi orgogliosamente Linea Libera) dicevamo le stesse cose, che stanno dicendo a Prato, dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, smascherando la fuffa inutile dell’ufficio stampa dell’allora Asl 3, Sua Eccellenza Serenissima, il signor dottor Luca Cei (che si firmava avvocato ma di cui non abbiamo trovato alcuna traccia di iscrizione in nessun albo degli avvocati d’Italia),  ebbe l’arroganza di trascinarci dinanzi alla commissione di disciplina dei giornalisti perché – scriveva indignato – avevamo offeso una “collega” (la signora Daniela Ponticelli, per la cronaca) dal momento che definivamo i suoi proclami del “tutto va ben, madama la marchesa” con una semplice innocua parola: veline.

Il dottor Luca Cei

E man mano che con sindacati (Fials, ma anche Spi-Cgil) e Crest (comitato per la difesa della sanità in Toscana) dimostravamo nei fatti ciò che veniva aziendalisticamente negato alla faccia dell’evidenza; man mano che dimostravamo che tutti gli squilli di tromba e rulli di tamburo, messi in circolazione dall’ufficio stampa dell’Asl 3, altro non erano che sviolinate alla san[t]ità di Enrico Rossi, il messia o il traditore (secondo l’avvocata Elena Baldi), e dei suoi emissari – da Luigi Marroni alla oggi santa Stefania Saccardi –, nacque anche, per sintesi e neologismo, il termine “tromboviolinata/e”: dalla tromba che squilla e dal violino che si consuma in virtuosismi da zanzara malefica, infingarda e bugiarda.

Esisteva – si sappia – ed esiste uno strumento, il tromboviolino, appunto, che riassumeva da sé queste due esimie qualità italiche, connesse alla ruffianeria di corte e all’idea che il potere (quale? ci chiedevano: ma erano tutti citrulli? Il potere che comandava e comanda, il Pd di Regione e di Rossi, Cristo!) tutto può.

Esisteva ed esiste per chi sa e vuole sapere: non per gli asini che, sfornati da una scuola che non sa insegnare neppure a scrivere équipe o a far mettere bene i punti e le virgole o a far connettere a dovere un discorso qualsiasi, credono che la formante “trombo” sia solo la prima persona del presente indicativo del verbo “trombare” (quello riferito al sesso, insomma); e che, sempre al sesso, possa essere riferito perfino il termine singolare maschile “trombo” che, se si stacca da qualche parte all’interno del nostro sistema sanguigno, provoca seri guai: e, guarda un po’, senza neppur tanto… godimento. Peccato, eh? Sennò si potrebbe dare liberamente di di “sessista” e di stalker anche alla scienza medica – fatto che a certi microcefali farebbe estremamente piacere!

Uno strumento caro al potere: il tromboviolino o violinofono

Per farla breve, si era mosso l’Avv. Cei, un Capatosta dell’Asl allora 3, e la risposta non poteva che essere asinescamente politica: dunque fummo censurati.

Oggi tutta la Toscana è sottosopra: perché quello che dicevamo noi allora – e che l’ufficio stampa dell’Asl 3 ci addossava come “maldicenza” nei suoi personali confronti – scoppia come l’infame bubbone di peste dei Promessi Sposi del Manzoni sul petto di un debosciato don Rodrigo, lui sì stalker e sessista con quel povero fiorellin di serra della Lucia.

E allora come la mettiamo? Vogliamo continuare a far credere alla gente di Toscana che Cristo è morto dal freddo e che nessuna sanità è migliore di quella di Rossi? Vogliamo continuare a cercare di mettere i bastoni fra le ruote a noi che analizziamo la realtà, per bastonarci mentre ci viene fatto lo sgambetto e cadiamo a terra? O vogliamo piuttosto vedere e raccontare le cose per quello che sono e guardare la realtà in faccia per quella che è e non può non essere?

Prima o poi camminerà sulle acque…?

Ficchiamocelo in testa una buona volta: la nuova sanità toscana di Rossi non ha mai funzionato: il project financing? Un casino. L’intensità di cura? Peggio di un clistere! I quattro nuovi ospedali sono stati (specie quello di Pistoia) un “buco nell’acqua” (il San Jacopo si chiama “gommone” proprio perché si allaga ogni volta che piove e c’entra l’acqua perfino dal tetto); gli uffici comunicazione dell’Asl 3, e di Area Vasta oggi, tutto ci raccontano fuorché la realtà di come stia andando la cosa.

Non ci importa chi o come scriva: ci interessa far capire che, se si passano 24 o 48 ore a un pronto soccorso senza soccorso e senza letto; se la gente è imbufalita e s’incazza perché paga per non avere niente; se ogni giorno vengono scritte paginate di vergogne della sanità toscana che fa – come dicono a Pisa – “onco a’ bai”; se tutto questo accade da almeno il 2013, allora gli uffici (impropriamente) stampa, che alla fine non spiegano mai ma solo difendono oltranzisticamente l’azienda che dà loro il pane, non solo sono “velinerie di stato” perfettamente esemplate su un’addomesticata Izvestija, ma tradiscono il loro assoluto e imperativo dovere di rispetto della «verità sostanziale».

Perché alla fine – e vedete il comitato pratese a cui ci siamo rifatti – se le cose non vanno… “come può uno scoglio arginare il mare?”.

Edoardo Bianchini

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Allo “zoccolo duro” è il caso di ricordare che questo è un intervento di critica e commento ex art. 21 della Costituzione – con tutte le implicazioni del caso.

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