san[t]ità. L’USL RESPINGE IL COMITATO ANTINCENERITORE

Il Comitato antinceneritorista chiede di essere ricevuto, ma il capo Dipartimento Prevenzione, dottor Aldo Fedi, resiste e si nega
Il dottor Aldo Fedi
Il dottor Aldo Fedi

PIANA PISTOIA-PRATO. Il Comitato per la Chiusura dell’inceneritore ha cercato di parlare con lo staff del Dipartimento di Prevenzione dell’Usl-Centro, diretto dal dottor Aldo Fedi, lo scorso 16 dicembre.

La riunione era stata sollecitata al fine di conoscere quali fattive misure di Prevenzione erano state prese all’indomani della recente fuoriuscita di inquinanti (Tccd) dall’inceneritore, relativamente al territorio di Montemurlo (ma non solo).

È stata la stessa Usl-Centro Toscana a confermare che, nella vicenda, c’era stato un “…intervallo temporale tale da non essere più compatibile con atti che rivestano carattere di urgenza…” (pag. 5) e dunque Giacomo De Lucia rappresentò bene la planimetria predisposta dall’Arpat sull’area (elaborata nel 2007) per richiamare l’esposizione del territorio alle ricadute dei veleni e degli inquinanti.

Si venne così a sapere che l’area era stata ignorata dalla considerazione dello staff tecnico, guidato appunto dal dottor Fedi. Per questo motivo venne ritenuto di spostare l’incontro al mese di gennaio 2016, al fine di consentire una maggiore “consapevolezza degli eventi” da parte dei suddetti responsabili della prevenzione, con riserva di un nuovo incontro per gli aggiornamenti del caso: incontro che, però, non è mai stato concesso.

Ricadute inceneritore Montale
Ricadute dell’inceneritore di Montale

Il dottor Fedi ha poi ripetutamente negato qualsiasi contatto con i cittadini motivandone il diniego con la necessaria presenza del Sindaco Lorenzini.

Tale motivazione è apparsa, agli antinceneritoristi, pretestuosa e incomprensibile: l’oggetto era appunto dedicato al controllo delle iniziative di tutela che sarebbero state – ma ciò non è avvenuto – da assumere da parte dello stesso sindaco di Montemurlo insieme a quelli di Montale e Agliana, per la tutela di “Salute pubblica”.

A oggi, nemmeno le risposte alle domande sono state fornite e questo né a Prato, né a Pistoia, ciò in danno ai doveri di trasparenza ai quali sono tenute le amministrazioni pubbliche e – soprattutto – nessuna ordinanza di limitazione di consumo di ortaggi, potenzialmente dannosi perché inquinati da eventuali ricadute, è stata mai emanata.

C’è da chiedersi per l’ennesima volta chi tuteli la salute pubblica e, in difetto, come i cittadini possano fare per farsi tutelare nel loro diritto alla salute e alla vita…

[Alessandro Romiti]

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