san[t]ità montana. TUTTI FELICI DI ESSERE TORNATI SERVI DELLA GLEBA?

È il settore che presenta la massima movimentazione dei quattrini a livello regionale. È ambìto, cercato e agognato dalla politica: ci sarà pure un motivo se, chi ce l’ha, non vuole mollarlo ad altri…

 

Ma quanto ci vogliono bene, ma come pensano a noi!

IO CREDO NELLA ZECCA ONNIPOTENTE
E NEL FIGLIUOLO SUO DETTO ZECCHINO…

G. Giusti


Emiliano Bracali sulla sanità montana

 

MONTAGNA. Scusatemi, sono come un orologio rotto: però due volte al giorno sono in sincrono perché sono fermo.

L’approvazione, sotto forma di mozione regionale, dell’area “particolarmente” disagiata per la nostra Montagna e, quindi, l’applicazione del decreto Balduzzi al punto 9.2.2., sa tanto di presa per il culo.

Perché? 1° perché si tratta di “mozione” e quindi non vincolante; solo le Leggi lo sono. 2° perché la mozione contraddice in toto quanto firmato recentemente dai due “sindachini” della Montagna e fatto passare come una grande conquista.

Attendiamo con apprensione la venuta del nuovo necroforo perché è l’unica figura professionale utile al “fu” Ospedale Lorenzo Pacini (figura fra l’altro non prevista nell’accordo, ma quanto mai essenziale…).

Una domandina semplice semplice: è compatibile l’elemosina ufficializzata in Regione per l’ex Ospedale Pacini con la “mozione” approvata all’unanimità in Consiglio Regionale?

In termini più comprensibili: è compatibile l’osso scarnificato dato in pasto ai cittadini montani con medici ancora a venire, con una Tac superata, senza anestesista, etc. etc., con la vergogna di una offerta di cure palliative che nascondono solamente l’obiettivo di un lebbrosario di manzoniana memoria, dove si manda per morire, con un nosocomio attivo nelle sue essenzialità?

Alla Turati l’ardua risposta! E ringraziate che c’è.

Non produciamo documenti allegati (?) e neppure ulteriori considerazioni se non una affermazione, già altre volte e continuamente riportata, su questo giornale: numericamente la Montagna non conta politicamente niente e i voti che partorisce sono – come diceva quell’onorevole furbo, comunista, che suonava le campane al prete – minori degli elettori del viale Adua di Pistoia.

Allora, altre strade sono da trovare; le lamentele e i piagnucoloii continui devono cessare.

Diamoci da fare: “avevamo” Orlando, il “padrone”. Adesso “avete” Manes, la Dynamo e i figli politici di questo conquistador che ha clientes dall’Abetone a Roma.

Fate voi: Orlando, volente o nolente, applicò, ope legis, la compartecipazione agli utili d’impresa costruendo, fra le altre cose, abitazioni e non solo; mentre Manes e subalterni apparati medici al seguito, applicano il concetto che se vuoi morire, e magari morire dignitosamente, devi rivolgerti al privato.

Certo, uno si alza la mattina all’albeggio per andare a lavorare e torna di sera attraverso le nostre “percorribili” strade: è assai se trova la moglie in casa.

Però questi problemi esistono e farsi prendere per il culo non è simpatico…

Felice De Matteis
[redazione@linealibera.info]
Difesero il popolo per venderlo ai capitalisti


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