san[t]ità prato. “SI GARANTISCA L’INTEGRAZIONE NELLE POLITICHE SANITARIE”

Sandro Malucchi
Sandro Malucchi

PRATO. “Se la politica non ha tutte le colpe almeno si prenda le sue responsabilità”.  Così si apre in tono polemico la nota della Fp Cgil di Prato, per voce del segretario con delega alla sanità Sandro Malucchi.

“È dal 2014 che invitiamo la direzione dell’Asl, come gli amministratori comunali, a rivedere le politiche sanitarie che ad oggi non producono integrazione ma evidenti frizioni tra nuovi cittadini e autoctoni.

“L’esempio del Distretto di Via Roma su cui confluiscono tutti i nuovi cittadini della provincia è il caso emblematico della disattenzione dedicata al fenomeno e al governo dei processi di integrazione.

“Agli uffici amministrativi del Distretto Prato Sud afferiscono, quotidianamente, 300 utenti, 250 dei quali cittadini extracomunitari. Ai servizi sanitari del Distretto fanno capo tra 80 e 100 nuovi cittadini al giorno e si formano file lunghissime all’ufficio esenzioni. Abbiamo avanzato richieste di ripartizione dei nuovi cittadini su ogni distretto evitando di confinarli in un’unica dislocazione territoriale.

“Non si capisce perché congestionare un distretto suscitando le ire dei vecchi cittadini di Prato Sud e quelle dei nuovi cittadini che partendo da ogni zona della provincia, da Montepiano a Artimino, devono raggiungere Prato Sud come unica possibile meta.

“Non si intravedono politiche sanitarie accoglienti, piuttosto si verifica una scarsa attenzione al fenomeno come agli effetti che lo stesso produce su chi lavora.

“Nell’ultimo anno e mezzo il personale tecnico e sanitario del Distretto Prato Sud, amministrativi e assistenti sociali, ha subito tre gravi aggressioni da parte di cittadini esasperati e frustrati da una situazione economica e sociale a cui occorre dare risposte”.

“La mancanza di lavoro – continua Malucchi – provoca povertà che a sua volta genera frustrazione e rabbia. Ad oggi corriamo il rischio di perdere posti di lavoro e la pubblica amministrazione sembra assumere il ruolo del tagliatore di teste invece che del promotore delle buone pratiche per la salvaguardia dei posti di lavoro. Dal 2011 l’Asl impiega 31 infermieri e 26 operatori socio sanitari in meno e ad ogni estate l’ospedale “chiude” oltre 100 posti letto con una evidente riduzione del diritto alla salute per i cittadini.

“Parallelamente i servizi socio sanitari rischiano la dispersione di posti di lavoro con la possibile chiusura delle Residenze per Anziani pubbliche che causerà 70 esuberi e quindi nuova povertà.

“Per non parlare della leggerezza con cui Asm, controllata del Comune di Prato, esternalizza i servizi senza la clausola di salvaguardia dei posti di lavoro per gli addetti delle cooperative uscenti.

“Ciò ha determinato, nell’ultimo periodo, la dispersione di oltre 40 posti di lavoro tra cui molte persone “socialmente e fisicamente svantaggiate” che torneranno a gravare pesantemente sul bilancio dell’assistenza sociale. Non abbiamo bisogno di un nuovo welfare paternalistico ma di un’idea di società includente in cui mettere a valore le capacità di tutti e la specificità di ognuno”.

[fp cgil prato]

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