santità. «PROJECT FINANCING? UN MEGA-ERRORE DI GESTIONE!»

Daniele Rovai

PISTOIA. Pistoia, Prato, Lucca e Massa sono state le prime città toscane a sperimentare la riforma sanitaria voluta agli inizi degli anni 2000 dall’allora ministro della Salute, l’oncologo Umberto Veronesi.

Vengono costruiti quattro nuovi ospedali utilizzando il project financing: vuol dire che il costruttore contribuisce al finanziamento del progetto per poi gestire i servizi non sanitari per rientrare dell’investimento.

Notizia di queste settimane l’intenzione dell’assessore alla sanità regionale, Stefania Saccardi, di riprendersi gli ospedali pagando una penale di 200 milioni al gestore privato, dicendo che l’utilizzo del project financing era l’unico modo per trovare le risorse necessarie ma che l’operazione sta provocando dei problemi di gestione.

Abbiamo chiesto a Daniele Rovai, autore nel 2013 del libro inchiesta La Nuova Sanità Toscana, che tratta proprio della costruzione di questi ospedali di fare il punto della situazione.

Daniele il contributo del privato è stato essenziale per l’operazione?

No. Se andiamo a vedere le delibere del 2003 della Regione si legge che l’utilizzo del project valeva il 25% dell’operazione.

Vuol dire che il privato metteva un quarto dell’intero importo. E infatti il contributo maggiore l’ha messo la regione facendo aprire mutui alle Asl ed usando i suoi fondi di rotazione. In quei documenti c’era anche scritto che una parte importante dei soldi sarebbero arrivati dalla vendita dei vecchi ospedali.

Oggi sono tutti ancora invenduti e quelli di Lucca e Prato sono ancora in parte aperti. Di soldi il privato in confronto al pubblico ne ha messi pochi, anche se ci vogliono far credere il contrario.

Di preciso si sa quanto ha messo il costruttore e quanto la regione?

Per non sbagliare sono andato a prendere le cifre scritte nel primo bilancio di gestione, quello del 2015. Secondo quanto riportato il costo di costruzione dei quattro ospedali, faccio cifra pari per semplificare, è stato di 397 milioni di euro, ci sarebbero da aggiungere circa 200 milioni di arredi e attrezzature ma sono di competenza delle Asl e non rientrano nel contratto.

Di questi 397 milioni, l’ente pubblico ha messo 260 milioni ed il costruttore 137 milioni di euro. Il fatto è che quando hanno stipulato il contratto di costruzione e gestione degli ospedali, nel 2010, la regione ha riconosciuto al costruttore a titolo di prezzo un ulteriore somma di 59 milioni; vuol dire che il costruttore ha messo 78 milioni.

Stefania Saccardi

In tre anni nessuno mi ha mai smentito. Se il project financing vuol dire usare capitale privato, qualcosa non torna.

Il privato quindi costruisce e poi gestisce?

Certo. Il costruttore ha il titolo di concessionario. Anche se mette solo una parte del finanziamento è in diritto di progettare, costruire e poi gestire l’infrastruttura.

È anche se la maggior parte dei soldi sono soldi pubblici ha il diritto di scegliere le ditte con cui lavorare: ingegneri, elettricisti, muratori, li sceglie lui. Il controllo dell’ente è minimo.

E per diciannove anni ne è anche il proprietario. E la regione, tramite le Asl, ogni hanno gli riconosce un canone fisso per gestire stabile e servizi non sanitari (lavanderia, mensa, parcheggio, verde, sorveglianza, etc…).

Per Prato nel 2014 sono stati 19 milioni. A spanne in 19 anni nelle casse del gestore dovrebbe entrare più di 1 miliardo di euro, più le entrate per gli spazi commerciali.

Mi ha detto di un versamento una tantum di 59 milioni come prezzo della regione al costruttore. Ovvero?

Nel contratto di concessione i soldi li dovrebbe mettere per intero il costruttore e riprenderli con le entrate della gestione.

Facciamo l’esempio che Il concessionario costruisce un parcheggio e che per rientrare delle spese di costruzione, e guadagnare  ovviamente, deve far pagare lo stallo 2 euro l’ora. Il comune vorrebbe che una parte dei posteggi costasse 50 centesimi l’ora. Per compensare i mancati guadagni si offre di partecipare al finanziamento dell’opera.

Si parla di “prezzo”. La cosa che mi ha colpito è che nel nostro caso non solo il costruttore mette una cifra inferiore a quella messa dall’ente pubblico, non solo per 19 anni ha entrate sicure e ben remunerate, ma gli dai anche 59 milioni una tantum senza chiedere niente in cambio?

Perché entrate ben remunerate?

Perché il canone minimo di 54 milioni è garantito. Le faccio un esempio. La Asl di Lucca ha bisogno di 49.700 pasti l’anno. Nel contratto firmato con il concessionario ne vengono invece pattuiti 72.000 pasti. Motivo? Non si dice; si dice però che si renderà necessario trovare il modo di utilizzare i pasti in eccedenza perché il numero minimo di 72mila dovrà essere comunque pagato.

Lo sa quanto ha imputato la Asl di Pistoia nel bilancio 2015 per le pulizie del San Jacopo? 5 milioni di euro.

SA quanto costa ogni anno la sterilizzazione dei kit chirurgici per le 14 sale operatorie del San Luca di Lucca? 1 milione di euro a fronte dei 100 mila euro che spendevano prima.

L’assessore Saccardi dice che questa gestione ha fatto emergere una serie di problematiche e che però riprendersi gli ospedali costerebbe 200 milioni…

Non so dove abbia preso quelle cifre. Basta leggere la cronaca di questi anni per capire che questa gestione ha fatto più danni che altro e secondo me le inadempienze del costruttore sono tante.

Pistoia. L’Ospedale San Jacopo

Ma lo sa che dopo l’apertura dell’ospedale di Pistoia hanno chiuso il reparto di malattie infettive per alcuni mesi per aggiornare l’impianto di condizionamento? 400 mila euro circa pagati dalla Asl. Lo sa che sempre al San Jacopo si sono accorti che il Wi-Fi copriva solo una parte delle sale e che hanno dovuto spendere altri 44 mila euro per completare la rete?

Soldi pubblici ovviamente, perché il costruttore, lo dice la Asl, ha fatto tutto in regola. Ha visto le foto dell’impianto elettrico dell’ospedale di Prato? Da rabbrividire. Eppure l’ospedale è a norma. Insomma tutto regolare.

E ora servono 200 milioni per chiudere il rapporto per riprenderci gli ospedali? Siamo alla follia. Basterebbe si facesse rispettare il contratto per trovare le inadempienze del gestore e revocare la concessione.

Ma lei ha le prove di quello che dice?

Parlano i documenti le delibere delle Asl. È tutto scritto li. È tutto pubblico. Basta saper leggere.

Notizia dell’ultima ora il gestore è d’accordo nel liberarsi da questo impegno. Noi facciamo altro e non rientriamo delle spese, dicono le cronache giornalistiche. Che ne pensa?

Guarda caso la Regione intende riprendersi gli ospedali e poco dopo il gestore privato è d’accordo? Certo Astaldi costruisce strade e gallerie e questa è la prima e unica gestione di un ospedale. Quello che posso dire è che l’edilizia ospedaliera in questi decenni ha visto il pubblico dissanguare le sue casse ed il privato incassare dividendi sicuri. Magari stiamo solo assistendo all’ultima fase di questa operazione finanziaria?

[LineaLibera]

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