san[t]ità. SAN JACOPO: UN OSPEDALE PULITO?

«A maggio la Manutencoop ha dimezzato le ore del pomeriggio, quelle del ripasso – ci dice un’addetta alle pulizie – Come funziona il ripasso? Si entra nella stanza, si cambia il cestino, un’occhiata al bagno, sperando che qualcuno non abbia vomitato, una veloce svelinata al pavimento e via alla camera dopo. I tempi non permettono altro. Non sanifichiamo»
L’ospedale San Jacopo di Pistoia

PISTOIA. Pulire un ospedale non è cosa semplice. Vuol dire sanificare tutte le superfici utilizzando procedure standardizzate, prodotti ad hoc e per alcuni posti particolari aver fatto una formazione professionale.

Per capire meglio di cosa parliamo abbiamo chiesto lumi al dottor Corsini, direttore dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, alla rappresentante sindacale della Filcam-Cgil, signora Brotini e ad alcune lavoratrici della Manutencoop, la cooperativa alla quale il gestore privato dell’ospedale, la Ge.Sat, ha affidato l’incarico, che vogliono restare anonime.

IL CONTRATTO DI PULIZIA

Partiamo dal contratto di pulizia.

“Le pulizie si dividono in ordinarie e ripasso. Abbiamo stipulato un contratto detto a risultato”, ci dice Corsini. “Vuol dire che l’area pulita deve rispettare il parametro di qualità che abbiamo concordato. Non ci interessa quante persone puliscono o quanto tempo impiegano. Se non è pulito bene, ripuliscono.”

“A loro può anche non interessare il tempo che ci mettono le ragazze a pulire”, ci dice Brotini. “Certo è che i tempi sono ristretti e lavorano con l’acqua alla gola. Adesso poi che è diminuito il numero delle operatrici, abbiamo chiesto di alzare i parametri alle ragazze che ci sono, a partire dai contratti più bassi, visto che tutte hanno subito una diminuzione dell’orario di lavoro alla fine del contratto di solidarietà. Questo ovviamente deve andare di pari passo con la necessità del numero di persone, visto che la maggior parte dei servizi sono in orari concomitanti. Loro però ci dicono che non ci sono problemi”.

PULIZIE ORDINARIE E RIPASSO

Ospedale San Jacopo, interno

Pulizie ordinarie e ripasso. Abbiamo chiesto a Corsini di spiegarci le differenze.

“Ora non ricordo bene le modalità dei due passaggi. Di certo la procedura prevede sempre la detersione e la sanificazione.Decidiamo comunque noi quando si deve pulire o ripassare”.

“A maggio la Manutencoop ha dimezzato le ore del pomeriggio, quelle del ripasso”, ci dice un’addetta alle pulizie. “Come funziona il ripasso? Si entra nella stanza, si cambia il cestino, un’occhiata al bagno, sperando che qualcuno non abbia vomitato, una veloce svelinata al pavimento e via alla camera dopo. I tempi non permettono altro. Non sanifichiamo”.

“Confermo il taglio delle ore pomeridiane, quelle del ripasso”, ci dice Brotini. “Hanno deciso così perché in quel passaggio non è prevista la sanificazione. Per questo a fine agosto sentiremo la Asl per capire quale livello di qualità è atteso”.

NON UGUALE DAPPERTUTTO

In ospedale non tutti i posti sono uguali e non si pulisce allo stesso modo.

“Per alcune zone particolari abbiamo chiesto del personale formato”, ci spiega Corsini. “Personale che conosca le problematiche del luogo dove opera e che ci sia una rotazione minima. C’è un ventaglio di persone, di cui abbiamo i nominativi, che possono pulire in quei luoghi. Il blocco operatorio, le sale di risonanza magnetica per esempio”.

“Siamo dei jolly”, ci dice l’addetta. “Ci spostano da una zona all’altra. Ormai è abitudine prima di andare via, guardare i turni in bacheca, tanto qualche correzione c’è sempre. La formazione qualcuno l’ha fatta. L’unica isola felice, se possiamo dire, è il blocco operatorio: li c’è una squadra e i tempi per pulire”.

LE NORME IGIENICHE

Abbiamo chiesto a Corsini quali sono le norme igieniche da rispettare.

“Nessuna collane, bracciali e orecchini. Cuffia, guanti e tutte le protezioni richieste per il settore dove si opera. Attrezzature pulite, ovviamente e, cosa importante, le divise devono essere lavate in ospedale. Assolutamente vietato lavarle a casa”.

“Le divise? La lavo a casa”, ci dice l’addetta. “Chi mi paga il tempo che aspetto che la lavatrice abbia finito il lavaggio? E poi dove l’asciugo? E poi come faccio a stirarla? Non prendiamoci in giro”.

“Per le divise c’è un problema”, ci conferma Brotini. “Manutencoop non ha un servizio di lavanderia. C’è una lavatrice in magazzino e in teoria le ragazze dovrebbero lavarle li. Non ha senso. Non capiamo perché non usano il servizio di lavanderia della Asl”.

Daniele Rovai

LA CATENA DI COMANDO

Abbiamo chiesto a Corsini di spiegarci come come funziona la catena di comando.

“Come Asl facciamo riferimento unicamente alla Ge.Sat. Chiamiamo un numero verde che risponde 24 ore su 24 al quale facciamo le nostre richieste. Le urgenze, che prevedono l’intervento entro 30 minuti dalla chiamata, e i ticket, prestazioni straordinarie. Per adesso non ci sono stati problemi”.

“Abbiamo un responsabile e tre caposervizio”, mi dice l’addetta. “Sono loro i reperibili h 24 che ci chiamano per le urgenze. Succede però che a volte il cellulare della reperibilità venga affidato a una di noi. Soprattutto il sabato e la domenica. A quel punto non solo devi pulire, ma se c’è una chiamata da parte della Asl devi telefonare tu al tuo responsabile. Di notte, per esempio, le due addette sono anche le reperibili. Perché il cellulare deve capitare in mano a noi? Tante responsabilità per cosa?

I CONTROLLI QUALITÀ

Per concludere abbiamo chiesto al dottor Corsini dei controlli qualità.

“Abbiamo una responsabile che segue giornalmente le lavoratrici. Un infermiera esperta. È il nostro occhio vigile che controlla che sia rispettata la procedura e che si pulisca. Poi ci sono una serie di controlli random che coinvolgono 250 luoghi che ogni tre mesi ci forniscono il grado di pulizia. Siamo cattivi le assicuro. Comunque in quest’anno a parte qualche richiamo siamo soddisfatti”.

“In confronto a prima va meglio”, ci dice l’addetta. “Gli ultimi mesi con Colser (la cooperativa precedente, ndr) erano multe a raffica. Ora con Manutencoop, invece, va tutto bene. Qualche volta sono addirittura in cinque a controllare. Meglio così per tutti”.

C’è un problema di sanificazione al San Jacopo? Le gare al ribasso impongono risparmi sul servizio? La forza lavoro è sfruttata e mal pagata?

Giriamo la domanda agli esperti. Una certezza c’è: nel bilancio 2015, l’ultimo prima della riforma, la Asl di Pistoia aveva imputato ben 5 milioni di euro per le pulizie del San Jacopo.

[Daniele Rovai]

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