scemari del terzo millennio. DESTRE, SINISTRE E CENTRI: COSA POTRÀ ACCADERE NEI COMUNI DELLA PIANA E A PISTOIA AL PROSSIMO GIRO?

Cambi di rotta previsti e annunciati ai naviganti: se Federica Fratoni sarà candidata Sindaco a Pistoia, si parla di Simona Querci intenzionata a prendere il volo per Firenze. Chi vivrà vedrà. E mentre la giunta Benesperi di Agliana procede per decisioni schizofreniche, Renzo Mochi rilascia interviste al Giornale di Pistoia. Intanto Ermanno Bolognini lavora in sottofondo come una classica “lima sorda”…

 

Federica Fratoni sarà candidata Sindaco di Pistoia? Se così fosse, la signora Dolfi pare che abbia già deciso di scegliere la succulenta bistecca alla fiorentina di Dario Cecchini, piuttosto che la braciolina del Bonacchi di Casale da fare impanata alla milanese…

 

SOMMOVIMENTI IN CORSO, NON SON BALLE:

SORPRESE PER PISTOIA E SERRAVALLE?

 


 

Fu un bel chiappo, non c’è che dire. E gli interessi li stiamo pagando oggi, costretti a vivere in un depuratore guasto e asfissiante

 

QUALCHE ANNO FA, se non sbaglio, la Provincia di Pistoia, quando era retta e guidata da Federica Fratoni, promoveva cicli di conferenze intitolati Scenari del XX Secolo con il supporto dell’Istituto Storico della Resistenza di Pistoia.

Il ventesimo secolo, nonostante tutto il comunismo fluente che c’è stato, sia a livello internazionale che in casa nostra, se n’è andato beatamente a farsi fottere a passo di marcia (da marcire) con un Pci che ha dato il meglio di sé spappolandosi dietro l’impulso di Occhetto e passando dalla Cosa a un quercioso casino poi inquinatissimo da democristiani redivivi e indistruttibili Covid della politica.

Grazie ai compagni riformati, dopo che i sinistri avevano annientato con Mani Pulite l’unico statista che avevamo – e sapete tutti chi –, sono riaffiorati molteplici cadaveri di governi ibridi (e negli ultimi dieci anni non eletti) messi in ponte da ex-bolscevichi fasulli alla Napolitain ed ex democristiani inconsistenti alla Sergino l’inconcludente, non-presidente incardinato dalla melma democratica e radical, che ora sta pensando di levare il mestolo di mano a Conte per metterlo in mano (non ridete) a Franceschini, il dio della cultura, che infila le mutande alle statue con pippo scoperto all’aria.

Campioni della legalità e dei governi non eletti dal popolo che amavano tanto

Tutto questo brodo allungatèllo – scusatemi se sono prolisso, ma per essere concreti, oggi, occorre essere solo democratici di sinistra politicamente corretti – serve a dire che il buon Marmo, presidente inutile di una Provincia inutile come un coito interrotto, creato dalla riforma Delrio (arricchito col tuo e col mio, ma anche, forse, con qualcosa dei Colors of Benetton), dovrebbe inaugurare un nuovo ciclo dal titolo più significativo di Scemari del Terzo Millennio.

Perché? Forse solo per il fatto che si stanno profilando, dopo i primi vent’anni del secolo/s[e]colo che stiamo vivendo, tempi nuovi anche per la politica pistoiese. Nuovi non per contenuto – la cacca è ovunque e niente cambia se non perché tutto resti com’è –, ma per forma.

Soffocato e concluso l’incomprensibile guizzo vitale della destra pistoiese che, per puro caso e solo per quello, è riuscita a prendere o riprendere qualche Comune – ma dalle opere s’è visto che si trattava solo di pure contrazioni muscolari post mortem –, il rosso sta per riprendere il sopravvento in grande stile: è solo questione di poco.

Il Comune di Agliana – se non lo commissaria il Prefetto per tutti gli scempi che sparge l’amministrazione schizofrenica di Benesperi –, guidato da una segretaria che rappresenta il potere reale, sia pure inconcludente e per niente saggio, cadrà da sé come il pène del sifilitico della barzelletta: senza bisogno di alcun taglio chirurgico.

Pistoia, stressata da ogni lato, tentenna come un dente cariato in bocca a un ultraottuagenario in cattivo stato; mentre Serravalle Pistoiese è lì che ponza per fare (finalmente) un uovo. Ma non ci riesce e rischia di perdere ranno e sapone, come diceva un casalino doc, don Renato Gargini – anche se il Pd ha davvero poco da ridere e ballare.

In questo scemario di una provincia che ha perso perfino la sua identità proprio grazie a chi ha voluto la ridefinizione dei collegi elettorali, Pistoia non è che finirà per essere una nullità (perché lo è sempre stata grazie ai suoi uomini mediocrissimi e per giunta ampollosi e indigeribili), ma continuerà ad esserlo con l’aggravamento di pena di dover ingollare a Est, nella Piana, i parlamentari pratesi; e a Ovest, nella Valdinievole e in Montagna, quelli di monta qua, tu vedi Lucca.

Ciononostante i Comuni più nell’occhio del ciclone saranno due: Pistoia e Serravalle Pistoiese. Essi, travolti da un insolito destino in un marrone mare di cacca, dovranno fare i conti con due donne di punta.

Cosa dirà se davvero è stato intervistato dal Giornale di Pistoia? Svelerà il mistero dell’Arci scomparsa a Masotti?

Sto parlando di Federica Fratoni, al rientro – pare – come candidata sindaco per scasare Alessandro Tomasi; e di Simona Querci, la cui costanza e resistenza – all’interno, anche, di mamma Cgil – un qualche frutto lo dovrà pur dare.

Il classico cerino in mano resterebbe, in prima battuta, ai compagni di Serravalle Pistoiese, reduci da una vera e propria débâcle.

I rossi di collina (Castellina compresa), battuti per 7 punti dal Lunardi (ma a Martino per perdere la cappa gliene bastò solo uno, di punti), dopo la disgrazia della perdita del Circolo di Masotti nel fallimento Cooper Casa – vicenda non ancora spiegata a nessuno da Le Mokó, cacciatore di anatre in Olanda e Germania –, con il gattone serravallino prima hanno avuto il no di Luca Santucci, che non vuole essere affatto un eroe del risorgimento; ora sembra che abbiano avuto anche una spallucciata dalla Querci, la quale, posta dinanzi alla scelta o di sindacA o di consigliera regionalA, non farà proprio come l’asino di Buridano che, messo tra due mucchi di fieno, non seppe cosa scegliere e morì di fame.

La signora Dolfi pare che abbia già deciso di scegliere la succulenta bistecca alla fiorentina di Dario Cecchini, piuttosto che la braciolina del Bonacchi di Casale da fare impanata alla milanese. Del resto un suo famoso collega di partito, Paolo Magnanensi, era solito ripetere sempre piatto ricco mi ci ficco

Ermanno Bolognini farà la sua lista. Il “rompi di Casale” se morde ti fa male

Intanto un’altra novità serravallina (presto in onda sul Giornale di Pistoia) dovrebbe essere un’intervista a Renzo Mochi.

Siamo in trepida attesa di vedere se gli sarà stata rivolta la domanda centrale per il Pd masòttico: il nodo da sciogliere del fallimento Cooper Casa e relativo Circolo Arci uscito d’orbita; o se chi lo ha fatto parlare si sarà limitato a semplici, dozzinali ovvietà.

Note conclusive del bollettino Casalvalle-Spettegulèss: Ermanno Bolognini, “il rompi di Casale”, è ancora lì che trama e ordisce la sua lista; una compagine destinata a dare moltissima noia a destra e a sinistra, tanto che – comunque – essa sarà l’ago della bilancia dopo le prossime amministrative. Aggiungeteci pure – da quel che fischia nel vento – che potrebbe riscendere in strada anche Gianni Manigrasso.

Che volete? A volte ritornano…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Art. 21 e libertà costituzionali

Anpi orizzonti per la Luigia Caferri

 

Nota per la Luigia Caferri
e il suo team dell’Anpi

 

La resistenza non si fa coi piedi nelle pantofole o nelle ciabatte, stile giunta-Anpi di Quarrata, ma, come Antonio Gramsci, con Lettere dal carcere o con Articoli dagli Arresti Domiciliari


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