“SCRITTURE ESTREME” ALLO SPAZIO

La copertina
La copertina

PISTOIA. Sabato 9 maggio, alle 17.30, alla libreria Lo Spazio di via dell’ospizio, pomeriggio di Scritture estreme con la presentazione del romanzo di Paolo Buchignani, Il Santo maledetto (Meridiano Zero, p. 208, euro 13,00) e del saggio di Elena Gori, Tozzi e Dostoevskij. La fuggitiva realtà (Franco Casati Editore, p. 302, euro 25,00). L’incontro sarà condotto da Marino Biondi e Giovanni Capecchi, ideatori di questo appuntamento.

Il santo maledetto è un potente ritratto letterario, un romanzo storico, originale trasfigurazione narrativa di quel “santo maledetto” che fu Marcello Gallian. Un vero artista d’avanguardia, ribelle irriducibile, innamorato del Duce e della Rivoluzione.

Nelle pagine del libro compare con il nome di Matteo Galati, si ritira in incognito nella Certosa di Farneta e, prossimo alla morte, in quell’anno cruciale che fu il 1989, racconta la sua storia affascinante e tragica, segnata nel profondo dai miti, dagli errori e dagli orrori di un secolo che volge al termine.

Matteo-Marcello ne attraversa, puro e disarmato, le vicende decisive: dalla Grande Guerra all’avventura fiumana di D’Annunzio, dal fascismo al secondo conflitto mondiale. Ma anche ambienti e mondi diversi: i ricevimenti a Corte imposti dalle sue origini nobiliari in contrasto con l’immersione catartica tra gli anarchici di Trastevere e nei bassifondi romani, fra miseria, postriboli e conati di rivolta.

Il monastero di Firenze (dove entra adolescente per diventare santo e salvare il padre adultero dalle fiamme dell’inferno) contrapposto alla “Marcia su Roma” e alla visita a Palazzo Venezia per convincere Mussolini a edificare la “Città del Sole” di Campanella. Infine, nel secondo dopoguerra, la Stazione Termini, costretto dalla fame a trafficare con la borsa nera, fra ladruncoli e accattoni.

La copertina
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In quel periodo, amareggiato e deluso ma incapace di voltare gabbana, il promettente scrittore degli anni Trenta, caduto in disgrazia e spinto dal bisogno, diventa anche un “ghostwriter”, ridotto a vendere il suo ingegno a illustri personaggi abilmente transitati, nello spazio d’un mattino, dall’Italia mussoliniana a quella democratica e antifascista.

In una breve ma memorabile prosa di Persone Federigo Tozzi propone come unica alternativa alle “grandiosità della Bibbia” l’opera di Fëdor Dostoevskij: “Perché leggere, nel nostro tempo, è specialmente esistere. Ed esistere con tutta la nostra anima e con qualche fede”. Tenendo costantemente presente questo implicante assunto, Elena Gori articola con sicurezza la sua indagine in tre fasi: la ricostruzione del dibattito critico svoltosi attorno al binomio Tozzi-Dostoevskij dai tempi di Tre croci ai giorni nostri; un’importante ricerca d’archivio che restituisce in tutta la sua imprevista ampiezza l’intero scaffale di letteratura russa nella biblioteca tozziana di Castagneto; un vasto e serrato confronto fra testi, tale da consentire una persuasiva individuazione di temi ed elementi strutturali e stilistici condivisi.

La soverchiante figura paterna, il senso di colpa, la condizione di escluso e di “umiliato e offeso” rappresentano così le tappe fondamentali di un percorso letterario parallelo e spesso convergente: un percorso che modernamente si dipana, per Tozzi come per Dostoevskij, nel “sottosuolo” dell’animo umano.

[libreria lo spazio]

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