scusatemi se è poco. L’AMLETICO DILEMMA DI SERRAVALLE: ESSERE O NON ESSERE, FILARE E NON TESSERE (DI PARTITO)!

«In tutta la vicenda casalvallina, checché ne dica l’ex-pulminaro fratello dell’ex assessore Spinelli, più noto come Kawasaki, la parte debole dell’impalcatura è stata, è e resta FdI, che come partito è destinato comunque a scricchiolare e per più motivi»
Patrizia La Pietra con il fratello, il Sen. FdI Patrizio La Pietra. «Voi siete La Pietra e su questa io fonderò FdI»

 

L’ELEMENTO che mi ha fatto più riflettere sulla vicenda “il triangolo no” di Lunardi-Pira-La Pietra di ieri, ore 10:30, è l’assoluto silenzio che è seguito all’incontro.

Ora le ipotesi che si si scatenano in testa possono essere infinite:

è andato tutto a monte, perché il sindaco Lunardi e il senatore La Pietra si sono messi a giocare a rubamazzo e hanno emarginato la Pira, perché, da buoni sessisti, hanno dimenticato l’esponente della Lega

la Pira è giunta in comune con occhi di mare siculo e ha letteralmente folgorato i due rappresentati politici vestiti e attillati con un grembiulino da Buca delle Fate e fiocchino azzurro

i tre si sono accapigliati e si sono strappati i capelli, finendo al pronto soccorso di Pescia, perché là l’ospedale è Covid-free, fa interventi chirurgici spaziali (fonte «tromboviolinata» di Daniela Ponticelli, ufficio stampa Asl) e di meglio non si poteva avere nel caso in cui un artiglio avesse tagliato di netto una carotide

qualcuno che era giunto lì per dettare regole s’è sgonfiato come una camera d’aria di quelle che monta l’azienda della La Pietra, la sorella del senatore, e così il soufflé ha fatto la fine di un campo di grano di quelli dove, da ragazzi, s’andava a fare gli svoltoloni facendo guadagnar l’inferno al contadino a suon di moccoli e resie

il triumvirato s’è incontrato, s’è seduto, s’è scambiato i biglietti da visita e, poi, ognuno ha raccontato agli altri dove andrà in ferie dopo che Conte sarà stato costretto, dalle rivolte di piazza, a aprire la stalla e lasciar liberi i buoi

Il silenzio – ripeto – è stato troppamente e comunquemente ermetico: e le cose non tornano alla mia 53ennale scrittura su giornali (qualche anno in più del fratello ex-pulminaro di Gianfranco Spinelli, che ambisce a diventare giornalista).

Il Senatore, pur avvertito dei miei pezzi, non mi avrebbe mai chiamato, a meno che non fossi l’unico sulla terra a salvarlo dal Covid donandogli il mio plasma: ma quello che mi ha fatto meraviglia, è stato il silenzio della Sonia, carissima amica e professionista che lavora nell’azienda informatica che cura gli aspetti tecnici di Linea Libera.

Può contare su 150 voti di preferenza

Parlando con Ermanno Bolognini, ieri dicevo che, quando in giro c’è troppo silenzio, qualcosa c’è che non va. È come quando, negli anni 20 del secolo scorso, i fidanzati andavano a veglia in casa delle fidanzate: ovviamente alla presenza di almeno una decina di familiari.

Eppure se qualcuna delle nostre nonne andava incinta all’altare, non poteva essere certo per opera dello Spirito Santo. A una cert’ora il fidanzato dava la buonanotte e, dopo una mezzoretta, alla fidanzata si scioglieva – come si dice – il corpo e… scappa in fondo all’aia al capannotto, chiamato pudicamente lògo (cioè luogo di cui non dice il nome per educazione: il cesso). E nel silenzio ermetico del cesso,  qualche giovine lèsta si guadagnava il matrimonio incinta.

Tornando a noi: silenzio troppamente ermetico per voler dire bonaccia sul mare. Poi esce il Come prima, meglio di prima di Pirandello: «giunta salda, minestra clada» e chi sta bene, non si muove.

Ma in Italia, a volte, tutto cambia perché tutto resti com’è (guarda il fascio che diventò rosso tanto che oggi, fra loro e la Margherita, hanno creato dei nani come Palamara); a volte, tutto resta com’è e basta. Così è stato nel nostro caso.

Solo che ieri sera c’è stata un po’ di maretta in corso. Prima il consigliere Landi è andato al tennis di Casale a vedere se, in sede, veniva esposto il cartellone con i prezzi: non l’ha trovato e ha scritto al sindaco e ai con[s]iglieri chiedendo spiegazioni (oltretutto qualcuno lo aveva preso un po’ in giro e lui era un po’ incazzatello…).

Poi c’è stata la diatriba su troial Facebook fra lui e la Benedetta Vettori. Il silenzio sulla assessora e la retta della sua poltrona, mi fanno pensare solo a un bel cazziatone sindacale (ma quelli sono affar sua).

Matteo Giovannoni, capogruppo FdI

In tutta la vicenda casalvallina, checché ne dica l’ex-pulminaro fratello dell’ex assessore Spinelli, più noto come Kawasaki, la parte debole dell’impalcatura è stata, è e resta FdI, che come partito è destinato comunque a scricchiolare e per più motivi.

Intanto i tre del gruppo (Giovannoni, La Pietra sorella del senatore, Stefano Agostini) sono, in primo luogo, eterogenei (oggi, purtroppo, s’entra in un partito perché bisogna entrare, non perché siamo convinti e motivati); in secondo luogo hanno designato un capogruppo debole, il Giovannoni, che, meno rumore fa, meglio è per lui; in terzo ed ultimo, ma non per importanza, la consanguineità Patrizio/Patrizia non porta bene, come del resto accade nei matrimoni fra parenti stretti.

Inoltre si sa bene che in famiglia c’è sempre qualcuno che fa come gli pare, specie le donne rispetto agli uomini, alla faccia dell’oppressione maschilista.

Perfino Palamara – se leggete le sue chat pubblico/private – veniva messo sottoscala in ginocchio sui ceci dalla sua compagna (non moglie), che lo trattava come una pezzettina da piedi (tutto da ridere questo grand’uomo che inculava disinvoltamente gli italiani condizionandone la sorte senza pietà!).

Patrizia La Pietra, punctum dolens

L’ipotesi più credibile, quindi, è, a mio avviso: Patrizio sgonfiato dalla Patrizia. Succede anche nelle migliori famiglie e poi… lei, di valvole e di pressione, dovrebbe anche intendersene parecchio.

Lo diceva Aristofane che le donne, se scendono in politica, fanno dei casini!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di cronaca, critica e satira

Ma il circolo di Masotti a che punto è, compagni? Se poi la giunta piange, anche il Pd ride poìno poìno…


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