segreto epistolare un corno. LO STRANO CASO DELLA LETTERA RISERVATA FINITA COME PROVA IN UNA DELLE MILLE QUERELE DEL MAI-COMANDANTE ANDREA ALESSANDRO NESTI

È un problema, questo. Non mio, di Edoardo Bianchini. Del Comune di Agliana, della dottoressa Aveta e del tribunale di Pistoia, dalla procura in giù


Mi piacerebbe vedere cosa direbbero i sostituti di Pistoia se qualcuno allegasse le loro lettere personali riservate destinate al capo Coletta


MA IL MAI COMANDANTE ANDREA A. NESTI

DA DOVE PRENDEVA LE LETTERE RISERVATE?


September 21, 2022 • revised at10:25:25 AM

Andrea Alessandro Nesti

 

Contrariamente a quello che ha ritenuto improvvidamente il giudice Luca Gaspari dietro le argomentazioni più o meno insensate dei sostituti Curreli e Grieco a sostegno della vittimità di Andrea Alessandro Nesti, comandante mai stato tale di diritto, ma che di fatto è stato fatto regnare ad Agliana da varie amministrazioni comunali di sinistra (di quella che ama la resistenza, la legalità, la lotta alla corruzione e un sacco di similaltre stronzate); tutto ciò che abbiamo scritto sul supponente funzionario-disastro dei vigili, è sempre e comunque stato assolutamente vero, nella sostanza e nella forma.

Non lo è – e lo sottolineo con la serenità di chi non nasconde le cose – solo per un giudice che voglia salvare due colleghi sprovveduti che hanno raccolto tonnellate di spazzatura indifferenziata solo per gettarla, senza attenzione, nel forno dell’inceneritore di Montale con un unico presumibile fine: quello – opino – di abbattere ad ogni costo un Linea Libera che non tace la verità; nessuna verità. Tantomeno tutte quelle scomode. E non smetterà di parlare solo perché preso di mira, per stalking, da una procura che ha necessità di essere sanificata senza mezzi termini. Per le opinioni mi avete arrestato, ma io obbedisco, più che ai giudici (che sono uomini e donne) all’art. 21 della Costituzione.

Il giudice Gaspari, se vuole, può cercare di dimostrare il contrario. Ma se leggiamo appena appena poche righe di ciò che ha distillato con tanto impegno e sudore nelle motivazioni della nostra condanna, si sente da miglia di distanza che costui non ha letto niente di ciò che aveva sotto gli occhi; e che si è limitato ad accogliere le tesi accusatorie dei suoi colleghi sostituti e degli avvocati dell’accusa e della parte civile. Se giudicare è questo, si inceppa la giustizia per così tanto tempo? Ecco perché l’Italia è una nazione persa.

Questo modo di operare di Gaspari non è – a nostro parere – la garanzia di un equo processo da parte di un terzo imparziale: è solo un abominevole esempio di quella giustizia che va molto di moda oggidì. Per chiarezza la giustizia alla Palamara, ben permeata dalla multorum ignorantia, l’ignoranza di molti. Almeno di quelli che stanno coi frati e zappano l’orto dell’intellettualismo di sinistra.

E allora… finisc’iggiòco e inizi’ iccùrturale, in Belinguer ti voglio bene di Benigni. Ma la domanda non verte se – come dicevano alla casa del popolo nel film – la donna pòle essere a ippari dell’òmo.

Il tema è come sia stato possibile che una lettera riservata personale, indirizzata alla segretaria generale Paola Aveta, sia finita, di mano in mano, nelle mani del mai stato comandante Andrea Alessandro Nesti, la vittima lacrimante, ma in realtà una persona iper-protetta dalla sinistra aglianese che per più di 15 anni, nonostante il Tar della Toscana e il Consiglio di Stato, ha fatto il bello e il cattivo tempo nella Piana.

Il Nesti ha anche riscosso da comandante senza esserlo; ha avuto modo di ottenere anche gli scatti economici previsti dall’avanzamento di carriera senza che gli fossero dovuti. E poi, una volta deposto, ha avuto perfino il coraggio-sfrontatezza di chiedere 500 mila euro di danni al Comune: fronte sul quale il giudice del lavoro Francesco Barracca, unico fra tutti, lo ha stoppato a secco, pure se, in quella che io giudico superbia da super-ego, il Nesti ha deciso (così mi dicono) di ricorrere perché convinto di avere ragione comunque.

Bene. Questa piagnucolosa vittima (ma di se stesso e di tutte le protezioni di cui illimitatamente ha goduto: non ultima quelle della procura, sempre benevola nei confronti dei suoi errori, anche perché lui, in procura aveva lavorato come pubblica accusa onoraria in aula); questa piagnucolosa vittima ha anche avuto modo – come si può costatare di fatto dal fascicolo della quarta bordata di fuoco contro di noi, sempre gestita da un disattento (a nostro parere) Claudio Curreli, pur se in concorso con diversi altri; questa piagnucolosa vittima, dicevo, che accusa tutti del male che si è fatto da sé in 15 anni di irragionevolezza appoggiata dai suoi ex-colleghi togati, ha perfino inserito come prova numero 12 la mia lettera personale e riservata.

Eppure il minestrone di fanta-diritto del giudice Gaspari, che ha messo in luce tutto il suo spirito cattolico da Torquemada (è critica? È offesa? Chissà….) non ha voluto recepire alcuna correzione dell’evidenza disponibile per tabulas: la condanna, evidentemente, era scritta nella mente degli dèi della procura sin da sùbito, dal momento in cui Dio creò il cielo e la terra.

Come ha fatto l’inventore della vittimità a entrare in possesso di una mia riservata, cosa del resto prevista già da me? Leggete l’immagine qui sotto e capirete.

Ne ha avuto un dono da parte della gentile dottoressa Paola Aveta o – com’era già successo con la famosa lettera anonima di minacce estorsive anonime – la aveva avuta dopo esserne venuto in possesso in conseguenza di una misteriosa violazione del sistema informatico del Comune di Agliana?

Perché – chiariamo bene i termini della questione – la copia che il mai-comandante Nesti ha allegato come documento 12, non è fotocopia di una mail, ma lo scarico della copia informatica del documento dal sistema urbi del Comune di Agliana. Per cui delle due l’una:

  1. o qualcuno gliela aveva fornita di sottobanco

  2. o lui stesso poteva avere accesso, non è chiaro come, a documenti da cassaforte

È un problema, questo. Non mio, di Edoardo Bianchini. Del Comune di Agliana, della dottoressa Aveta e del tribunale di Pistoia, dalla procura in giù.

Se questa per voi è giustizia, vuol dire solo che siete tutti dei Palamara all’arrembaggio.

Buona lettura, signori giudici che non leggono quasi mai nulla di ciò che ricevono.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


 

LA PROCURA DI PISTOIA NON SEMBRA OFFRIRE REQUISITI DI TERZIETÀ E IMPARZIALITÀ. E IL TRIBUNALE SI COMPORTA DI CONSEGUENZA, AVALLANDO LE RICHIESTE DELLA PUBBLICA ACCUSA CHE, SPESSISSIMO, NON SONO BASATE SU INDAGINI IMPECCABILI O POGGIANO SU APODITTICI “PARERI” (= FANTA-DIRITTO, DUNQUE) DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN QUOTA CC. I CITTADINI DI PISTOIA, PERCIÒ, NON SONO AFFATTO GARANTITI E AL SICURO

[parere ex art. 21 Cost.]


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