SEMBRANO QUADRI…

Angela Chiti
Angela Chiti

PISTOIA. Lavora così da oltre trent’anni, Angela Chiti. Non ha un occhio privilegiato, né tanto meno attento e anche la macchia fotografica, nell’era dei digitali, ricorda le reflex vecchio stampo, quelle che suggerivano parsimonia di scatti, onde evitare di spendere molti soldi per lo sviluppo o comunque di perdere un sacco di tempo.

A differenza dei normali spettatori, visitatori o semplici viandanti, lei è attratta dai dettagli, quelli che nella maggior parte degli altri si parcheggiano nel rimuovibile e appena è possibile, vengono rimossi.

L’inaugurazione della sua mostra fotografica alla libreria Lo Spazio di via dell’Ospizio, a Pistoia, è avvenuta oggi, domenica 8 febbraio. Si chiama Congiunzioni, per un semplice motivo cromatico: nella prima saletta della libreria, quella più spaziosa, ci sono le foto in bianco e nero, le più recenti; nell’altra attigua, meno capiente, ma non per questo non ospitale, quelle retrodatate, a colori. In entrambi i casi si è convinti che non si tratti di fotografie, ma di quadri, di dipinti.

“È la cosa che mi dicono molti – racconta Angela Chiti  –, ma non è quella che mi preme maggiormente. Sono una viaggiatrice distratta perché attratta dal superfluo e la mia idea dell’importanza assoluta dei dettagli, con il tempo si è andata rafforzando, fino ad invertire l’ordine delle cose, che è il mio disordine”.

Occorre vederli, i suoi quadri, altrimenti si rischia di cadere nel vuoto assoluto della bellezza onirica delle parole. Perché sono delle fotografie figlie e frutto di un obbiettivo impertinente, assolutamente disallineato, che viene immobilizzato e deputato a tramandare agli altri quello che chiunque avrebbe potuto osservare e vedere ma non lo ha fatto. O lo ha fatto senza deputare all’evento la dovuta importanza. A questo ci ha pensato Angela Chiti, fotografa del riciclo e dello scarto da oltre trent’anni, fiorentina di Sesto, consacrata all’arte per una sensibilità specifica, maggiore, anzi, minore.

Nicola Vernuccio e Claudia Tellini
Nicola Vernuccio e Claudia Tellini

“Ogni entità, tutti i soggetti sono una somma più o meno chirurgica di elementi – aggiunge la fotografa – e nessuno di questi succede per caso. O meglio, tutto succedere per caso e proprio per questo ho deciso di immortalare nella mia vita e nella mia fotografia quello che per gli altri non aveva alcuna significato, valore”.

All’inaugurazione allo Spazio, oltre ai calici di rosso distribuiti dai titolari Alice e Mauro con la distratta eleganza che li contraddistingue da sempre, ci sono anche due vecchi amici dell’artista, artisti anche loro: Claudia Tellini (voce) e Nicola Vernuccio (contrabbasso), una coppia ufficiale e artistica che consacra, con il suo sound, l’essenza della rappresentazione. Lei, nata nel gospel, si va raffinando di volta in volta sulla via del vocalese, una piega timbrica dettata soprattutto dalla musica di Nicola Vernuccio, jazzman di lungo corso. Ed è così intimo il rapporto tra quella musica e quelle fotografie che durante l’osservazione delle tele, con quel sottofondo, si stenta a scollegare le due essenze l’una dall’altra e non si capisce se siano le fotografie il corollario del concerto o il duo al microfono a condire la mostra.

Che resterà a disposizione dei visitatori fino alla fine del mese di febbraio. Si raccomanda la massima disattenzione, altrimenti rischiereste di capire.

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