sempre gli altri. PITEGLIO HA SCORDATO I SUOI FIGLI?

Piteglio-donnePITEGLIO. Diciamo tranquillamente che la Montagna, nel suo complesso, è messa piuttosto malino: è un dato di fatto.

Si fanno piovere sul groppone degli abitanti, e non solo, gli sgradevoli imperii di una sinistra che avrebbe dovuto “affrancare” il popolo dalla casta borghese e forcaiola e che, al contrario, si nutre di termini anglofili e filocapitalisti a partire dalla spending review, alias contenimento della spesa pubblica, fino a pronarsi alla moda corrente di inseguire qualche “cult” letterario, dove cult è inteso per moda quasi religiosa e quindi da seguire.

Piteglio-Amministrazione Comunale non è immune da questo difetto: oggi va di moda Tiziano Terzani, a nostro modestissimo avviso un buono scrittore e niente altro e poiché tutti gli intitolano qualcosa, anche Piteglio-Amministrazione non vuole restare seconda ad alcuno.

Il Comune comunica che a questo scrittore, che probabilmente nemmeno sapeva dove fosse situato Piteglio, verrà intitolata la scuola del capoluogo.

Evidentemente, secondo l’amministrazione comunale, questo territorio può produrre solo necci e castagne ed è quindi necessario cercare altrove, nel prato del vicino.

Potrebbe apparire, questa, una speciosa polemica da due soldi, come si diceva un tempo. Appunto, un tempo che sembra non appartenere più alla genetica della Montagna che dimentica i propri figli e che preferisce intitolare un giardino di San Marcello a un villeggiante che, bontà sua, conosciuto per le sue doti di direttore d’orchestra, omaggiava gli indigeni con la sua sola presenza; e una scuola pubblica a uno scrittore vissuto in Asia.

Nessuno si pone il problema che Piteglio possa aver prodotto “persone” degne di essere ricordate per il proprio impegno civile, amministrativo o politico? Le scuole di Piteglio e, poco dopo, l’annessa palestra sono il prodotto di Terzani Tiziano o molto più semplicemente il terminale di un progetto, di una volontà politica che altri perseguirono ed ottennero?

“Altri” che pensarono e ottennero per lo sviluppo anche culturale del territorio, sono forse inadatti a essere “titolati” di un pubblico edificio solo perché, magari, indigeni? Questo rifiuto dell’appartenenza e delle proprie radici è una moda “triviale” che fa oramai parte di tutti: a qualcuno, però, non piace. Per lo meno non a noi. Siamo stufi di Mandela forum!

Il Sindaco Marmo che è anche un conosciuto estimatore dell’arte canora, quella migliore, quella prima suonata e poi cantata, ripari al vulnus che, pure in buona fede, sta infliggendo al territorio che amministra.

Se vuole seguire le orme della sua collega Sindaca di San Marcello che scomoda un direttore d’orchestra e suona le sue trombe, lui, il Marmo, può sonare le sue più illustri campane, citando come frequentatori del suo Comune i vari Domenico Guerrazzi a Prunetta, il Giusti a Calamecca, Pellegrino Catani e Oreste Bruni a Piteglio e Prataccio, fino al Capitano Malocchi dinnanzi alla Pieve vecchia, prima dell’assalto finale a San Marcello (dove allora non era ancora Sindaco la Cormio).

Il Sindaco Marmo e la sua Giunta comunale, se ben ci pensano, senza rivolgersi a due secoli or sono, potrebbero trovare il nome giusto, apprezzato e condiviso per la sua scuola: sempre che non desiderino che le nuove generazioni non abbiano memoria e ricordo di coloro che hanno operato positivamente, soprattutto in opere (murarie) per il proprio Comune. Un po’ di sano campanilismo, perdinci!

Semmai il Sindaco Marmo trovasse difficoltà nel mettere tutti d’accordo, si rivolga alle signore della foto allegata: ci penseranno loro.

[Felice De Matteis]

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