SERRAVALLE & CATALANO: CERCHIAMO DI CAPIRCI

Eugenio Patrizio Mungai, Sindaco di Serravalle Pistoiese
Eugenio Patrizio Mungai, Sindaco di Serravalle Pistoiese

SERRAVALLE-CASALGUIDI. Ultimo della serie, oggi, da Serravalle è uscito un comunicato di Gianni Catalano: Catalano e il bilancio: «Mi spiace ma sarò assente».

Per chi non avesse capito le vicende di questa lunga diatriba, iniziate diverso tempo fa con l’intervento di un lettore casalino/serravallino (vedi), è il caso di cercare di portare un po’ di chiarezza in un ambiente che sembra una piazza dopo che è passato un reggimento di polizia e ha scaricato in giro 7 o 8mila candelotti fumogeni. Si viaggia alla cieca in una nebbia che si taglia con il coltello.

Catalano stamattina ha detto che non sarebbe stato presente alla seduta di Consiglio in cui si approverà il bilancio di previsione 2015, perché impegnato in un giorno di festa per la sua famiglia: si dice che sua sorella, infatti, si sposerà.

Catalano è un consigliere Pd, da quanto ci risulta, serio e impegnato, giovane e solerte; ma ha tutta l’aria di essere un “perseguitato” del suo partito. È andato, infatti, alla cena elettorale di Massimo Baldi, ma si è reso reo di familiarizzare con Ermanno Bolognini, a sua volta accusato di aver tradito, in qualche modo, il partito di cui faceva parte: la sinistra di Mochi, quel partito lì, quello delle gite, delle partite di caccia all’estero, delle Rocchine etc. etc. Lo aveva tradito – a quanto ne sappiamo – perché Bolognini non era molto portato ad abbassare la testa e a dire sempre di sì.

Renzo Mochi
Renzo Mochi

Per bacchettare Catalano si è mosso il capogruppo Montini; poi Riccardo Baldi, del comitato comunale Pd. Troppi, si direbbe. Doveva esserci sotto, necessariamente, qualcosa di più e di non detto. Sedersi a tavola con uno non dei nostri, non può essere motivo sufficiente per essere fatti fuori: o altrimenti bisognerebbe cominciare da Renzi che ogni giorno siede a tavola con Angelino Alfano, no? In effetti abbiamo raspato un po’ e sembra che la ragione possa essere tutta un’altra.

Ormai Serravalle è alle porte coi sassi: ricomincia il giro della preparazione della campagna elettorale per il prossimo quinquennio. E qui sta il problema: sembra che Catalano sia un irriducibile promotore della democrazia; troppo democratico perché favorevole alle primarie, quelle che rompono le uova nel paniere (e non solo) al Partito Democratico.

Che rompono, specie se si pensa che, nel sottofondo, Serravalle è incandescente: Mungai – dicono – pensa a un secondo mandato, ma al tempo stesso Mochi penserebbe a un proprio ritorno; tant’è che (dicono) i due non si rivolgerebbero più la parola. Giotto-Mungai, avrebbe rinnegato il proprio maestro Mochi-Cimabue. E già qui ci sono tutti i motivi di una potenziale ebollizione con scottatura finale. La vicesindaco Querci, dal canto suo, sta puntando i piedi per far vedere che esiste, ma – a quanto si dice – non avrebbe troppe possibilità di riuscita tra così potenti capobranco.

In questo crogiuolo bollente, pulsioni, tensioni e ambizioni (tornasse, per caso, Mochi, zio di Santucci, che ci sarebbe a Serravalle, una Giunta di famiglia con saldi legami fattoriniani in direzione del Granduca Rossi?) sembrano iniziare a mettere a dura prova le prove generali del “teatrino della democrazia”. E pertanto… meglio eliminare chi punterebbe i piedi per le primarie, che sono sempre un pericolo.

Ecco cosa ci spinge a credere che tutto il tambureggiamento del fuoco di fila delle settimane passate contro Gianni Catalano non fosse, come la famosa commedia di Shakespeare, un “molto rumore per nulla”: no.

Qualcuno, per eliminare rischi e pericoli, starebbe cercando di farlo fuori, il Catalano: prima di arrivare al dunque.

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