serravalle. GIARDINI A GATTI E VOLPI: BRUSCHI LI INAUGURA NEL GIORNO DELLA SCOPERTA DELL’AMERICA

Analisi di un centrodestra che va avanti barcollando come un ubriaco in mezzo a una situazione precaria di rischi di frane in paese, inquinamento dei pozzi, aria mefitica e strane malattie che l’Asl minimizza

 

Così i problemi sono tutti risolti

FRANE, INQUINAMENTO, MALATTIE E NON SOLO


L’assessore Maurizio Bruschi

 

SERRAVALLE-CASALGUIDI. Il Giornale di Pistoia appena due giorni fa ha dato la notizia che sabato prossimo (12 ottobre, scoperta dell’America, ore 16:30) l’assessore agli eventi sportivi, Maurizio Bruschi inaugura giardini e parchi giochi.

Bravissimo! Se non ricordo male, Maurizio Giuseppe Bruschi è quell’assessore che, tempo fa, si chiedeva chi mi pagasse per dire male di Serravalle Pistoiese. Se lo domandava in un articolo un po’ sfottò intitolato serravalle-iazz. Domande: il Bruschi vòl sapere se mi pagano.

Ora, dopo tutte le salsicce arrostite dal sindaco Lunardi (che si lamenta perché dico che si affumica al barbecue) e i nuovi grandiosi impegni del Bruschi, sono costretto a ritornare su Serravalle, comune che, con Montale per certi aspetti, e con Agliana per altri (Quarrata la lascio, per ora, fuori; ma ci potremmo risentire in séguito…) gode la minor salute possibile in tutta la provincia – anche se va detto che Pistoia non brilla certo con in mano la fiaccola accesa della statua della libertà di New York.

C’è un proverbio – truce, ma adattissimo a Serravalle – per identificare, come in una radiografia, il comune di Lunardi (centrodestra…?), tempo fa chiamato per celia il “sindaco decespugliatore”, dato che fa quello di mestiere: tagliare l’erba dei cigli e delle aiuole.

È il proverbio che dice: «Serravalle (la località cambia a piacere) paese dello sconforto: o piove o tira vento o suona a morto».

5/7 voti di differenza non fermeranno i tartari all’assalto di Serravalle

Voglio seguire, passo passo, questa traccia, per semplificare le cose.

Lo sconforto di Serravalle (oltre, ovviamente, a dipendere dai suoi divertenti amministratori, uno più buffo dell’altro, poi si dirà anche perché) deriva:

  1. dalla pioggia: che passa dal deposito della discarica del Cassero, se non erro accettata a braccia aperte da un sindaco che a mente era Corsini, con la moglie che oggi fa – ci dicono – l’ambientalista al séguito della Greta Thunberg.
    La pioggia non bagna il nostro amore quando il cielo è blu, dice la canzone stupida, dato che, se piove, il cielo è per forza grigio-piombo: ma quella del Cassero (con la «Z» sarebbe più appropriato: CaZZero, visti i problemi) finisce poi nella falda e la falda nello stomaco dei casalini, che s’appèstano di malanni e s’avvelenano, apposta, per far dispetto all’Asl.

  2. dal vento: ve lo ricordate l’incendio del CaZZero? L’ultimo? Appestò, col vento, mezzo mondo, anche di là dal poggio.

  3. dalla campana a morto: a Serravalle – infatti – non si sta poi così bene come si dice e la condizione umana è avvertita, molto probabilmente, come piuttosto precaria, se è vero che negli ultimi tempi ci sono stati – ci riferiscono – almeno sei suicidi e tutti di persone al di sotto dei 40 anni, più o meno.

Elena Bardelli tra il neo senatore Patrizio La Pietra e il neo deputato Maurizio Carrara

Queste sono, si direbbe, delle macrocause. Poi ci sono le microcause (ma non poi tanto piccine):

  1. un centrodestra sghembo che barcolla perché sta ritto come un ubriaco (mi dispiace per Bruschi) su 7 voti 7 soltanto, come i sette peccati capitali o i sette samurai o i magnifici sette o le famose 7 mosche del sarto ammazzasette della favola.
    Se di questi 7 voti, tre o quattro sono elettori tra i 70 e gli 80 come me, da qui alle elezioni prossime, potrebbero anche sparire. E se a Serravalle arrivano 10 residenti nuovi, magari stranieri, il “decespugliatore” del barbecue, e il Bruschi «dei gatti e delle volpi», hanno poco davvero da ridere e da fare gli auguri su facebook ai dipendenti che vanno in pensione: saranno loro i primi a andare in pensione, credo. Esodati da una nuova Fornero-Pd.
  2. la sinistra è più sveglia della destra. Nella tradizione occidentale (che fra poco sarà cancellata dal postcomunismo europeo aperto ai musulmani) è la mano che gratta, è la “manus masturbans” (c’è bisogno di tradurre?), è la “manina” che farà il “culino” a quel bibitaro senza testa di Di Maio.
    Mochi, quel gattone soriano che andava a caccia con i fucili avuti in regalo, che era un innamorato di Villa Montaletto, e quella volpe allampanata di Eugenio Patrizio Mungai, finiranno per «arrotarsi l’ugne» sul tronco del Bruschi, grazie anche alle manovre del sindaco che accolse la discarica, oggi pentito (almeno in famiglia, si dice).
  3. la destra di Serravalle, «chiorba come un ghiro» credo che dicano alla Sambuca, per indicare uno che è in coma profondo.
    Il proverbio adatto, in questo caso, sarebbe «questa casa è fatta a buchi, dorman [va bene «dormano» e non «dormono» – n.d.r.] tutti come ciuchi!».
    Dorme Fratelli d’Italia, il cui patron, senatore La Pietra, commissaria il partito con Lucio Avvanzo del Mont-Ana; promette il congresso (non carnale, ma elettorale) dopo la fiera (ma la fiera di Casale è finita da quel dì…), ma poi disdice e resta solo nebbia e fuffa. Sarà contenta la Giorgia!
    Dorme la Lega, la grande Lega di un Salvini che è ancora in testa a tutti e monta sul capo a chiunque: non a Casale-Serravalle, però, dove nessuno fa aprire un circolo leghista e fa decollare il partito, nonostante che esso sia in effervescenza dappertutto. Chissà perché?

A questa tavola imbandita di cibo povero (non c’è più trippa per gatti e magari anche volpi), indegno di Cannavacciuolo e adattissimo a quel rozzone-volgare post-comunista di Rubio, che mangia con le mani come i suoi illustri amici e che ben può stare a fianco di un raffinato alla Saviano, girano intorno gatti e volpi a cui il Bruschi consacrerà, sabato 12, spazi liberi di gioco. Rifondazione, tanto, è lontana mille miglia.

Renzo Mochi e Eugenio Patrizio Mungai, gatto & vole

Quei gatti e quelle volpi hanno rovinato il Montalbano con Le Rocchine; sono stati a sparare alle anatre con i fucili olandesi lucidati e oliati dalle bionde ragazzine che camminano tra i tulipani con gli zoccoli di legno; hanno visitato Madrid e hanno assistito alla Corrida, quella vera, coi tori cornuti e palluti; se la sono cavata perfino dai sequestri della guardia di finanza di qualche tempo fa, grazie – ha sussurrato qualcuno – al ministro biondo con i capelli arruffati: e ora si apprestano a sedersi a tavola per mangiare il rimasto, il cibo di Bertoldo, rape e fagioli.

La tavola gliela stanno imbandendo gli osti, tutti intenti ad arrostire salsicce. Gli osti che «cazzeggiano» su facebook mentre Serravalle Colle va in pezzi per la galleria della «ferrovia degli scoiattoli» (c’è da aspettarsi di tutto, anche che l’acqua del Lago Verde venga giù dal bottaccio e arrivi fino a Pistoia) e la gente di Casale, checché ne dica l’Asl, s’ammala di strane malattie.

Che dire? Complimenti a tutti. Anche al Bruschi.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Nei ritratti ufficiali dei Gonzaga ci sono anche i nani.
A Serravalle ci sono sia i nani che le ballerine


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