serravalle & grandi manovre. C’È CHI DORME E C’È CHI VEGLIA E CHI FRIGGE NELLA TEGLIA

Mentre il Senatore La Pietra piazza una bandierina sulla torre di Castruccio, Renzo Mochi sembra essere quasi a metà dell’opera per la guerra lampo che si appresta a sferrare tra due anni e mezzo


Matteo Giovannoni, capogruppo Fdi Serravalle

 

SEMBRA FACILE, diceva una réclame di Carosello ai tempi dei tempi, per presentare la Moka della Bialetti. E così sembra facile anche il Comune di Serravalle, ma facile non è.

Fratelli d’Italia perde tempo a fare gruppuscoli consiliari e a piantare bandierine sul colle, ma quel colle lì presenta qualche piccolo problema, come con il «traforo 2», non la vendetta, ma il possibile crollo.

Matteo Giovannoni diventa capogruppo, ma, come il mago del Vernacoliere, è completamente àfono, non parla in consiglio e non dice una parola per illustrare il “progetto” a cui si ispira il gruppo stesso lungo il solco tracciato dall’aratro del Senatore romano.

Poi, dopo il silenzio degli innocenti, il Giovannoni rischia di andare in crisi quando qualcuno gli chiede un’intervista. Che vedremo – per quanto ne sappiamo – a fine settimana prossima, all’uscita del Giornale di Pistoia, che nel frattempo dovrebbe aver avuto il piacere di ascoltare “il suon della sua voce”, per citare il Leopardi da Silvia.

Dal di fuori e, se non dallo strappo di cui aveva parlato il Giornale di Pistoia, almeno dallo sdrucio di cui avevamo detto noi, giornalisti odiosissimi perché politicamente scorretti, quel gruppo lì sembra come la donna del Rigoletto: se non mobile qual piuma al vento, almen fragile sì. Come lo sono tutte le cose un po’ messe su a forza e al momento (s’ha a dire?) sbagliato.

Qualcuno ha storto il naso e ci soffia all’orecchio: «Ma il Giovannoni…, ci sta o no al suo posto?». Nostra domanda: «Perché?». E arriva il gavettone: «Art 53 del Dpr 335/1982. “Il personale candidato alle elezioni politiche o amministrative, non può prestare servizio nell’ambito della circoscrizione della quale si è candidato”.

Il carcere di Santa Caterina in Brana a Pistoia

E poi: «Parere Consiglio di Stato 1271/1990: “l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza si articola in uffici con competenza su ambiti territoriali regionali, interregionali, interprovinciali, provinciali, comunali o sub comunali, è a tali articolazioni che si deve intendere la norma rinvii. Non solo quando il territorio del comune sede dell’ufficio coincide in tutto o in parte o, comunque, rientra nell’ambito della circoscrizione elettorale considerata, ma anche quando, a prescindere dalla collocazione geografica del comune sede dell’ufficio, la competenza di quest’ultimo si estenda anche alla circoscrizione territoriale elettorale o a parte di essa”.

E allora? Allora ecco la Fase 3, direbbe Giuseppi: «Consiglio di Stato sentenza n. 1222/1991: l’incompatibilità si rileva quando “a prescindere dalla collocazione geografica del comune sede dell’ufficio la competenza territoriale di quest’ultimo si estenda anche alla circoscrizione elettorale o a parte di essa”».

Serravalle non è nel circondario di competenza del carcere di Santa Caterina in Brana? E qui trema tutto, dalla torre di Castruccio in giù. Speriamo che non si vada alla frana e che qualcuno non finisca nella Brana!

Ma il pettegolezzo di oggi non è solo la possibile incompatibilità di Matteo Giovannoni alla guida del terzetto Agostini-lui-La Pietra (sorella, non il Senatore romano).

Renzo Mochi: sono in tanti e sembran pochi. Avrebbe quasi completato la lista e sta scegliendo perfino qualche «generale di sfondamento». Almeno così dicono…

«Fervet opus», dicevano i latini: c’è un gran lavorìo; cioè tutto il contrario di quel citrullaio dello s-governo Conte bis[chero], che il lavoro lo ha ammazzato pur di restare lì con i PaDroni del baccellaio a s-governare in barba alla Costituzione e al popolo sovrano (o meglio sovr-ano).

Credo che al governo sarebbe meglio che il non-presidente Mattarella (se casino deve fare, come sembra) chiamasse non Mario Draghi (che garberà anche al vice di Salvini, Giancarlo Giorgetti, ma quand’era in Bankitalia e/o altrove con Ciampi, se non ricordo male, i suoi casini li maturò anche lui…), ma Renzó Le Mokó, che sembra un meccanico, ma, che in realtà è un finissimo politico e, per Serravalle, un vero e proprio uomo del destino o della Provvidenza (pure se alla Querci questa espressione non piacerà punto, vista la sua avversione per Benito, cittadino onorario del suo Comune).

In pochi sanno che Le Mokó (e siamo in linea con la Moka della Bialetti…) affila già le lame in officina, lungo la via della Gora e delle Barba[bie]tole, da vero discendente spirituale di Giuseppe Stalin il Baffone.

Gianfranco Spinelli. Non cadrà mica nella Sindrome di Kawasaki?

Renzó, zitto zitto, a forza di basso profilo, farà fuori tutti: e probabilmente riserverà un trattamento-Trotsky a Leardo Corsini, che dovrà stare molto attento e cercare di lavorare bene con i Forti Legami, anche se il geometra potrà forse contare su un saldo appoggio sia da parte del Daghini sia da parte dello Spinelli – a meno che quest’ultimo non venga còlto improvvisamente dalla famosa Sindrome di Kawasaki

Di fatto, Serravalle Pistoiese è, e resta – come vedete – un centro di primaria importanza nella nostra provincia: come il “paziente zero” non del Covid, ma della politica comunale locale.

La donnina di Casorati è pessimista [Sodalizio Mvschiato]
Per ora ci fermiamo qui, anche se sono stato pregato vivamente di fare gli auguri di buon compleanno alla signora Fiorenza Biagini, gentile consorte del compagno VladiVirus.

Già… A proposito… Lui dove andrà a arruolarsi, quando inizieranno le cannonate? Fra le truppe di Le Mokó o fra quelle delle Milleluci…?

Manca un giorno all’alba – quella della fine del mondo, però, come direbbe la donnina del Sodalizio Mvschiato…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di cronaca, critica, satira e divertìssi

Al peggio ’un c’è mai fine, ma solo l’inizio…


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