serravalle. IL COMITATO NO CASSERO RADDOPPIA

Cassero, ancora chiuso il cancello della discarica

SERRAVALLE. Questa mattina il Comitato No Cassero ha depositato presso l’ufficio Protocollo del Comune di Serravalle P.se (prot. n° 5731) una seconda lettera indirizzata al sindaco per chiedere nuovamente la chiusura definitiva della discarica.

Questa, a differenza della precedente nasce dalle prime risultanze emerse dalle indagini (tuttora in corso) della Procura; che hanno portato la medesima a chiedere al Gip il provvedimento di sequestro dell’impianto.

Sequestro che ha già passato indenne un secondo passaggio in Tribunale (il Tribunale del riesame ha confermato la correttezza del provvedimento).

Di seguito possiamo leggere la richiesta al Sindaco.

Sig. Eugenio Patrizio Mungai
Sindaco di Serravalle P.se
Oggetto: nuova richiesta per un suo intervento, art. 12 D.L.vo 36/2003

Il 4 settembre 2016 il nostro Comitato le indirizzava una missiva (n° prot. 14484) per chiederle un suo intervento come previsto dal D.L.vo 13 gennaio 2003, n° 36 art.12 comma 1 punto C.

Successivamente, il giorno 26 novembre le abbiamo consegnato, direttamente nelle sue mani, una petizione popolare sottoscritta da 1.800 cittadini, a sostegno della richiesta di un suo intervento per la chiusura definitiva della discarica del Cassero, a seguito del grave evento in essa accaduto nei giorni 4 e 5 luglio precedenti.

Il sequestro dell’impianto

Le vogliamo ricordre l’art. 12 comma 1 punto C del D. L.vo 36/2003: “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” che regola il funzionamento delle discariche”

1) La procedura di chiusura della discarica o di una arte di essa è avviata:

  1. C) sulla base di specifico provvedimento conseguente a gravi motivi, tali da provocare danni all’ambiente e alla salute, ad iniziativa dell’Ente competente per territorio.

La risposta ci è giunta dal suo totale silenzio. Ci aspettavamo almeno uno scritto in cui Lei motivava il suo diniego. E sorvoliamo sulla correttezza nel non rispondere a domande di suoi cittadini.

Oggi, sebbene le indagini della Procura della Repubblica di Pistoia siano tuttora in corso, da questa ci sono giunte le prime risultanze che hanno reso necessario il provvedimento di sequestro della discarica del Cassero.

In primo luogo è stato accertato il carattere colposo dell’incendio. Lei sa benissimo che su questo punto non avevamo mai avuto dubbi, ed era uno degli assi portanti di un nostro esposto alla Procura. Cosa che invece non può affermare Lei, che sempre ha dato credito all’azienda.

In secondo luogo, ma assai molto più grave, la Procura ha stabilito che, sin dal 2013, PistoiAmbiente recepiva in discarica rifiuti pericolosi di cui non era autorizzata: rifiuti contenenti una elevata presenza di idrocarburi pesanti e polveri d’alluminio (su tale rifiuto intendiamo allegare un articolo, uno dei tanti, ripreso su internet).

Non intendiamo entrare in merito agli aspetti tecnici di questi rifiuti e le conseguenze che possono essere scaturite dalla presenza di questi nell’incendio sviluppatosi il 4 luglio 2016. Di questo leggeremo le risultanze della Procura allorché saranno resi pubblici i loro atti. Intanto possiamo solo affermare che abbiamo totale fiducia nell’operato della Procura.

Lei, nella conferenza stampa che aveva convocato alla sala Francini il giorno 5 luglio dichiarò che nella zona interessata dall’incendio vi erano tre tipologie di rifiuti: pulper di cartiera, scarti di lavorazioni tessili, polveri da trattamento dei rifiuti. Questo affermato davanti ad alcune centinaia di suoi concittadini. Mentre nella riunione di Consiglio Comunale del 27 di luglio 2016 Lei affermava (pag 3 del verbale) testualmente: “… quindi non ci sono nella discarica rifiuti tossici e nocivi, tanto per intendersi.” Questo in Consiglio Comunale.

Le prime risultanze della Procura, ed ancor più il provvedimento di sequestro da questa adottata ci porta ad affermare che Lei è la prima persona che PistoiAmbiente ha ingannato; che Lei è stata indotta ad affermare il falso (ingannare) ai suoi concittadini, della cui salute pubblica Lei, nella sua carica istituzionale, ne è il diretto responsabile.

O forse…

Incendio al Cassero

Non possiamo pensare, ne lo vogliamo, che Lei, primo cittadino, abbia voluto tradire la fiducia dei suoi concittadini dichiarando volutamente e in coscienza il falso. Vogliamo pensare che Lei sia la prima persona tratta in inganno dall’azienda che gestisce la discarica del Cassero.

Inoltre: le prime risultanze della Procura, affermando che nella zona interessata dall’incendio del 4 luglio erano presenti rifiuti pericolosi, di cui nessuno (o forse NO!) era a conoscenza inficiano in modo irreprensibile le indagini condotte da Arpat.

Nella nostra richiesta di un suo intervento, si ricorderà che le chiedevamo se Arpat aveva svolto in modo irreprensibile le sue indagini; le chiedevamo se Arpat aveva ricercato anche inquinanti prodotti dalla combustione di rifiuti pericolosi, quali polveri sottili e metalli pesanti.

Non ha mai risposto alla nostra richiesta, ma ci ha affermato che Lei, nella sua carica istituzionale doveva avere la massima fiducia in Arpat.

Fiducia che le concediamo, come Lei deve concedere a noi cittadini che Arpat è il secondo soggetto istituzionale tratto in inganno da PistoiAmbiente.

Non essendo stata messa a conoscenza dei reali rifiuti che erano stati coinvolti nell’incendio, l’Agenzia regionale ha fatto ricerca, nelle sue indagini, solamente di diossine, scartando altri tipi di inquinanti non sapendo appunto quali rifiuti erano stati coinvolti dall’incendio.

Nel settembre del 2016 non ha ritenuto che un gravissimo (ma non il primo) incendio, perdurato per circa venti ore con immissione in atmosfera di una nube tossica, non fosse il “grave motivo” a cui noi ci appellavamo per un suo intervento.

Chiudere il Cassero. Il Sindaco Mungai riceve le firme da Ginetti

Oggi le chiediamo di prendere atto del comportamento illecito, contra legem ci dice la Procura, di PistoiAmbiente, che ha indotto Lei, primo cittadino, ad ingannare la cittadinanza del suo Comune; che ha portato Arpat a effettuare analisi senza una reale conoscenza dei rifiuti coinvolti nell’incendio.

Non ritiene che questi elementi debbano possano rappresentare il “grave motivo” che l’art. 12 del la Legge 36 richiede per un intervento della sua Autorità per chiudere definitivamente la discarica?

Abbiamo taciuto sul suo silenzio nel settembre del 2016, non faremo altrettanto in questo momento.

Ci è dalla nostra parte la Procura della Repubblica, alla quale, per conoscenza, invieremo questa nostra lettera.

La vogliamo portare a conoscenza che il suo silenzio adesso può essere interpretato, non tanto di tacito accordo con una azienda che opera sul suo territorio, ma di sostegno ad una azienda che opera fuori dalle Leggi che Lei, quale sindaco è tenuto a far rispettare. Inoltre, sempre il suo eventuale silenzio potrebbe alimentare i dubbi che molti cittadini ci esprimono.

Cantagrillo, 3 aprile 2017

Comitato No Cassero

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