«SI PUÒ VIVERE “PER” O SI PUÒ VIVERE “DELLA” POLITICA»

Si riparte tutti alla grande ...
Si riparte tutti alla grande…

PISTOIALa ripresa c’è ma è tiepida, questo il messaggio ripetuto con ossessione dai media. Tradotto in termini più comprensibili: siamo al punto di partenza, ovvero nella cacca.

Il linguaggio è qualcosa di effettivamente straordinario e il suo uso può tradurre la realtà in fantasia e viceversa.

Quando due capi di stato si incontrano e si sente parlare di linguaggio “franco”, entrambi sono rimasti arroccati sulle loro posizioni. Un linguaggio “vivace” indica invece che si sono mandati cordialmente a quel paese.

La ripresa c’è ma è tiepida, ossia il cammino intrapreso è quello giusto, lento ma graduale verso il segno positivo. Di indicatori reali che testimoniano tutto ciò, non se ne vedono, a parte i sondaggi, le statistiche, i numeri, le percentuali.

Durante la ricerca per una pubblicazione sull’epidemia di febbre spagnola, vista l’impossibilità per i sanitari dell’epoca di controllare il morbo, qualcuno suggerì che la migliore difesa contro l’inesorabile malattia era quella di non aver paura.

Mi sembra che il paragone con quanto accade oggi, sia calzante. Per scacciare la crisi basta convincersi che non c’è o che stia rapidamente dissolvendosi… Tutti gli indicatori veri, concreti – ossia le attività commerciali e industriali – versano in pessime condizioni e non solo a Pistoia. Sandro Pertini

I consumi non accennano a incrementi sensibili, l’edilizia e le compravendite immobiliari languiscono e le banche non allentano i cordoni delle loro borse.

Se capitate da qualche grossista che si occupa di materiale edile, domandate loro quanti solai completi sono stati venduti nel corso dell’anno o dell’anno scorso e capirete, senza bisogno di giri di parole o calcoli artificiosi, quale sia il numero delle nuove costruzioni messe in cantiere.Dietro a questo indispensabile comparto seguono, a traino, una miriade di altre attività soffocate o in via di soffocamento.

A questa analisi fosca se ne deve aggiungerne un’altra grottesca e paradossale, i costi della politica. Quante sono le persone che vivono direttamente di politica? I costi pesano per l’1,5% del Pil e fanno lavorare oltre 1,1 milione di persone pari al 5% degli occupati del nostro Paese. Un esercito composto da oltre 145 mila tra parlamentari, ministri, amministratori locali.

A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali; 24 mila persone nei consigli di amministrazione di 7mila società, enti, consorzi, autorità di ambito partecipati dalle pubbliche amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla pubblica amministrazione.

Enrico BerlinguerE poi la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei ministri, sottosegretari, presidenti di Regione, Provincia, sindaci, assessori regionali, provinciali e comunali; i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl; i consigli di amministrazione degli enti pubblici.

I costi della politica (i dati precedenti e quelli che seguono sono stati raccolti dai quotidiani), diretti e indiretti, ammontano a circa 23,2 miliardi di euro, una somma pari a 757 euro annui per ogni cittadino.

Ridurre la spesa pubblica, come da più parti viene suggerito e annunciato (anche da noi, Linee Future, in merito alle regioni e nel silenzio generale – n.d.r.) non contempla alcun corposo taglio a vitalizi, stipendi, royalties e varie e eventuali ai nostri politici, ma piuttosto azioni sulla sanità pubblica, come si assiste a tutt’oggi.

Ma nessuno si indigna più per gli sprechi ...
Ma nessuno si indigna più per gli sprechi…

Qualche esempio: le spese per la mobilità (auto blu e grigie, taxi, vetture a noleggio, etc.) della politica ammontano a circa 2 miliardi di euro l’anno.

E ancora per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni si spendono oltre 2,2 miliardi di euro, con un costo medio per contribuente pari a 72 euro.

I costi per il funzionamento degli organi di Regioni, Province e Comuni ammontano a 3,1 miliardi di euro (101 euro medi per contribuente).

Questo vero e proprio cancro che ci succhia il sangue, andrebbe estirpato anche se non si sa come e soprattutto chi potrebbe essere quel politico deciso a tagliarsi il ramo sotto il culo.

Noi, naturalmente, ci guardiamo bene dall’insistere energicamente perché ciò avvenga. Forse sarebbe l’unico modo, rapido per ridurre, almeno in parte, quella pressione fiscale che ha spento completamente o quasi, il vero motore trainante dell’economia italiana: il ceto medio.

Finora chi ci ha diretto, indipendentemente dal colore politico, si è ben guardato dal toccare questo tasto, aiutato ovviamente dal mutismo della gente che non va al di là di un commento al bar, tutta tesa a trovare, in proprio, il sistema per sbarcare il lunario con mezzi e mezzucci, artifici e astuzie. Non credo che questi meccanismi siano destinati a durare in eterno.

Effetto "larghe intese"
Effetto larghe intese

La ripresa c’è, ma barcolla sfuggendo alle previsioni di un anno fa e dell’anno prima: eppure meraviglia e sconcerta l’assoluta, esatta, metodica puntualità con cui questo immane fiume di denaro esce dalle casse del Tesoro ed entra nei conti correnti di queste migliaia di persone ogni santo mese, che ci sia o non ci sia la crisi.

Ecco alcuni pensieri di personaggi, al di sopra di ogni sospetto che, alla luce di quanto accade e di ciò che hanno dato e rappresentato, fanno davvero venire una stretta al cuore e accapponare la pelle:

Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola, perbacco, e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto (Sandro Pertini).

Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi (Enrico Berlinguer).

Amen!

[*] – Lettore, ospite

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3 thoughts on “«SI PUÒ VIVERE “PER” O SI PUÒ VIVERE “DELLA” POLITICA»

  1. Buona sera: divido il giudizio su quanto da Lei scritto in due
    – prima parte sulla ripresa: in realtà anche i rilasci statistici di questa settimana sono univoci nel confermare il contrario di quanto da lei sostenuto. Ne ho già parlato con il Sig Nesti un paio di settimane fa e non posso che ribadire. C’è quanto meno un’inversione di tendenza. Dopo 12 trimestri di crollo, si è lievemente invertito e non è vero che le statistiche non contano nulla. Se fatte bene, in modo rasparente sono un valido indicatore che spesso smentisce la nostra personale percezione che per quanto attenta non può che limitarsi a un numero esiguo di persone. Come già scritto, resta da vedere se la cosa prosegue, sopratutto se consideriamo che tale ripresa, molto fragile è legata per lo più a fattori esterni.
    – seconda parte…costi della politica: totalmente d’accordo, ma chiamiamo il tutto col suo vero nome. Costo del malaffare, causato dall’indifferenza dei cittadini.
    Massimo Scalas

  2. FIORE DI MONOZZO segnala un articolo di Imola Oggi e scrive: Dedicato a tutti coloro che credono a quanto ci viene propinato quotidianamente dai politici e dai media. Per quelli che amano le statistiche e non si rendono conto di come ogni dato possa venire manipolato, artefatto, mistificato o comunque spinto al punto di essere travisato. Evidentemente c’è qualcuno che ha iniziato a sentir puzza di bruciato.

    http://www.imolaoggi.it/2015/09/30/bugiardi-seriali-e-propaganda-di-regime-illudono-un-intero-popolo-non-ce-nessuna-ripresa/

    di Giuseppe PALMA
    Il martellamento mediatico del Governo Renzi e del Partito Democratico, ben supportati dalla stampa e dalle TV di regime, è ormai un evento quotidiano: C’E’ LA RIPRESA!
    Se da un lato è certamente innegabile che per il 2015 il PIL crescerà di un misero zero virgola, dall’altro è sicuramente imbarazzante parlare di Italia che riparte o che addirittura accelera!
    MA VEDIAMO I DATI:
    Nel 2007, cioè prima della crisi, il tasso di disoccupazione era al 6,5% mentre il PIL, negli ultimi sei anni (2002-2007), aveva registrato – in media – un incremento dell’1,37% (Fonte: Database AMECO-Commissione Europea).
    Oggi, dopo 7 anni di falcidiante crisi economica, la disoccupazione è balzata al 13,7% (dato relativo all’anno 2014), mentre il PIL ha registrato una perdita – dal 2008 al 2014 – di ben 9,8 punti percentuali (Fonte: Database AMECO-Commissione Europea). Un vero e proprio massacro!
    Per poter parlare di ripresa economica (quella reale) bisognerà quindi attendere di recuperare interamente quanto perso negli ultimi sette anni (2008-2014) in termini percentuali di Prodotto Interno Lordo, ossia quasi 10 punti! Ammesso – per assurdo – che l’Italia registri una crescita media del PIL di 2 punti percentuali annui a partire da quest’anno e per i prossimi 5 anni, dovremo attendere almeno il 2020 (ed è una previsione davvero ottimistica!). Tuttavia, sia nel 2015 che nel 2016 – secondo le stime dello stesso Governo italiano – cresceremo ben sotto il 2% annuo, quindi – a bocce ferme – ci vorranno sicuramente più di 5 anni (salvo sorprese) prima di recuperare la ricchezza perduta durante la crisi! Solo allora sarà dunque possibile parlare di vera ripresa economica, quanto meno in termini di Prodotto Interno Lordo!
    Ma il dato che maggiormente preoccupa è quello della DISOCCUPAZIONE. Vorrei infatti ricordare che, secondo i dati diffusi sempre da Database AMECO-Commissione Europea, in sette anni di crisi il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato (dal 6,5% del 2007 al 13,7% del 2014). Ciò detto, per poter tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno almeno VENT’ANNI! E a dirlo non sono io di Scenarieconomici.it, bensì il Fondo Monetario Internazionale (http://www.corriere.it/economia).
    Se poi dovessimo, per i prossimi vent’anni, restare ancora in questa unione monetaria, la ripresa sarà davvero un miraggio!
    L’€uro è stato costruito per tutelare il capitale internazionale a scapito del lavoro (salari, qualità occupazionale e garanzie contrattuali/di legge) e dei “principi inderogabili” della Costituzione primigenia, quindi è del tutto legittimo sostenere che sarà quantomeno improbabile – in termini di occupazione – tornare ai livelli del 2007, quando la situazione non era comunque tra le più rosee!
    Illudere un intero popolo che c’è la ripresa e che l’Italia riparte (o addirittura accelera) è da inguaribili bugiardi seriali, più che da imbecilli!
    La verità è sotto gli occhi di tutti: non la vede solo chi non la vuole vedere! Tutto il resto è pura propaganda di regime!

  3. Fiore…la ringrazio,Lei non fa altro che confermare la giustezza delle statistiche: tutto vero quanto pubblicato da Imola Oggi, tutto certificato da ISTAT ed Eurostat. e tutto vero quanto pubblicano oggi, 2015, dall’ISTAT con la validazione di Eurostat e verifica dell’FMI. Lei ha pubblicato i dati della crisi fino al 2014, e sono dati esatti (che non si possono comunque imputare a Renzi…ma caso mai a Monti che se c’era la crisi , ha dato al paese la mazzata finale). Nel 2015 la situazione va leggermente migliorando: stesse fonti, anni diversi, nessuna contraddizione; i dati di questi ultimi mesi dell’ISTAT sono esatti, magari non dura ma al momento testimoniano quanto meno di un’arresto della caduta di questo paese. Per chi come me segue da vicino tutti gli eventi economici dal Burundi agli USA alla CIna e Canicattì, non c’è nessuno stupore, niente di cui meravigliarsi (e ho spiegato bene il perchè nei miei scambi col Sig.Nesti). L’economia è fatta di mille perchè e spesso mi creda, i governi influiscono ben poco sull’andamento dell’economia nazionale e, quello attuale è a mio parere uno di questi casi. (nel senso che i fattori di ripresa attuali sono quasi tutti esterni) Non penso però, sia ne saggio ne razionale, confermare la validità dei dati che vanno incontro ai nostri convincimenti e smentire quelli provenienti dalle medesime fonti che invece li deludono e poi…lei spera forse nel tanto peggio tanto meglio? Io ho bambini piccoli e non è che perchè Renzi mi stà sulle scatole, o perchè desidero che la realtà confermi le mie tesi, spero che l’Italia vada a scatafascio.
    Notte!
    PS. sono sveglio alle 2.16 perchè aspettavo dei dati importanti dall’Australia…pensi un
    po’…pure l’ISTAT australiano….
    PS.2. la disoccupazione è passata dal 13.7 da Lei citato all’11.9 attuale…probabile che Renzi sia un uomo fortunato ma questo è quanto (e non è poi molto)
    NB. siamo l’unico popolo al mondo che ancora litiga con i numeri: i Numeri caro Fiore, non sono manipolabili, come lei asserisce. I numeri sono numeri. Poi c’è gente che li usa a proprio comodo, nascondendone alcuni ed evidenziandone altri e, sopratutto c’è la gente “comune” che invece che farsi delle domande e chiedere conto di quelli non detti, passa oltre…all’apericena o alla partita del Milan.
    Notte!

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