SÌ, SCRIVIAMO UN PO’ DI PALLACANESTRO

tesi gruoupPISTOIA. “Perché Barni non scrive mai di pallacanestro? Ci piacerebbe, ogni tanto, leggere un suo parere sul basket cittadino, che tanto bene sta facendo”. Nelle ultime settimane, sempre più spesso, sono rincorso da questa domanda, in privato o in pubblico che sia. Nessuno che si chieda, “ma Barni seguirà anche quello sport? Gli piacerà?”. Tutti danno per scontato che, anche in considerazione degli eccellenti risultati della Giorgio Tesi Group, lo si debba seguire.

Cerchiamo, quindi, di soddisfare un po’ di curiosità. No, non seguo da anni, dalla fine della prima storica scalata dell’Olimpia Basket, da zero all’A/1, le gesta della palla a spicchi pistoiese. Però ho avuto modo di vedere la nostra pallacanestro di vertice, dalla metà degli anni Ottanta al declinare del secolo scorso. Prima da tifoso, poi da giornalista. Sono rimasto legato, soprattutto, alle sfide tra Pistoia e Montecatini Terme disputate all’Auditorium, ai tempi della serie B. A personaggi quali Nicola Salerni e Masini, tanto per dirne un paio, o ancora a Maltinti e Vito Panati, Daviddi Giorgi e compagnia bella.

Ecco, il basket m’entusiasmava più ai tempi del “pane e salame” che non quando fu ingaggiato Esposito, nell’era dello champagne (finito, peraltro, di traverso a più d’uno). Un tempo, la gioventù consentiva, tra sabato e domenica, di assistere, in rapida sequenza alla gara di calcio femminile, a un paio di partite di pallavolo, all’incontro della Pistoiese e, subito dopo, a quello dell’allora Kleenex. Come dire, dedicare la propria vita allo sport (perché si trovava pure il tempo di praticare un po’ d’attività fisica: volley, qualche tiro al pallone, tennis in stile probabilmente fantozziano).

Poi, gli impegni, la vita hanno voluto che mi dedicassi particolarmente al calcio e agli sport a torto definiti minori, ma che l’attuale delegato provinciale del Coni di Pistoia, l’ex schermidore Gabriele Magni, chiama a ragione “meno ricchi”. Scoprendo, ad esempio, io che nuotare non so, il nuoto pistoiese, con i vari Ieri, Gironi, Tius, Mungai, Mangoni, Nesti e Bonacchi, di cui non parlava né scriveva alcuno (questo sino alle Olimpiadi di Londra 2012, quando con la partecipazione di Alice Nesti son diventati tutti improvvisamente esperti di nuoto).

Però ho sempre pensato che il basket pistoiese avesse una solida base societaria, che nei decenni, tra Olimpia e Pistoia Basket, è cambiata, ma ha conservato personaggi determinanti, saggi e influenti, e che la Pistoiese navigasse a vista, navicella costretta dai marosi a vacillare. Il basket l’ho sempre immaginato Topolino, il numero 1, quello bravo, cui riesce tutto, il calcio arancione Paperino, simpatico, ma sfortunato.

Ciò premesso, guardate un po’ quel che sta accadendo quest’anno, che è poi la summa delle due visioni: la pallacanestro ha disputato una stagione fantastica, dopo quella del ritorno in massima serie, festeggiando come si deve ai playoff, con la mitica Milano (le scarpette rosse diventate, negli anni, … grosse e forse rozze), il calcio è tornato prepotentemente nel professionismo, ma non solo ha deciso di non fare festa (qualche ora possiamo definirla festa?), ma da un mese a questa parte di farsi decisamente del male, spaccando una città calcistica che si stava, lentamente, ricompattando (dopo il morto che resuscita e la sparizione dell’Ac Pistoiese).

Morale della favola: evviva il basket, evviva il football (specie se quest’ultimo si liberasse della sindrome di Tafazzi – ricordate il personaggio di “Mai dire gol” che si martellava le parti intime?).

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