«SI STA USCENDO DALLA CRISI PER LEGGE»

La democrazia italiana, Mauro Biani
La democrazia italiana, Mauro Biani

PISTOIA. “Si sta uscendo dalla crisi per legge”. Se potessero fare una legge del genere, la farebbero e tutti si convincerebbero ipso facto che la crisi è terminata o si sta rapidamente dissolvendo.

L’Istat ci inonda di dati, amplificati da televisioni e giornali, tutti o quasi tutti, uniti nel concorde giudizio che i segnali statistici evidenziati inducono a un ottimismo destinato a crescere.

Eppure, a ben guardarsi in giro, segnali evidenti di ripresa non se ne colgono, ma naturalmente l’osservatorio del singolo è qualcosa di limitato, ristretto non significativo in termini generali. Per mettere tutti d’accordo, anche gli scettici come me, sulla veridicità dei numeri e delle percentuali, che il governo fornisce e che i media lodano strombazzando, l’unica soluzione potrebbe essere quella di fornire, insieme ai risultati, anche i metodi seguiti per ottenerli.

Adesso! è uguale a prima? No, è anche peggio!
Adesso! è uguale a prima? No, è anche peggio!

Avendo pubblicato qualche studio scientifico su riviste nazionali e internazionali di istituti accreditati, ogni volta che ho presentato i risultati di ricerche e indagini, mi è stato chiesto, com’è logico che sia, i modi e le procedure seguite per giungere a determinate conclusioni.

In questo modo semplice e sicuro la commissione giudicatrice valuta e verifica la credibilità di quanto asserito a salvaguardia del nome e del blasone dell’istituto rappresentato.

Nessuno ha mai pensato di porre quesiti del genere e magari, una volta compreso il meccanismo seguito, di confrontare le valutazioni fornite da organi ufficiali con quelle di Università o enti privati all’uopo interessate.

inquinamentoCredete che un confronto del genere, rigorosamente democratico e costituzionale, potrebbe essere una garanzia in più per tutti?

Mi torna alla mente il controllo dell’inquinamento atmosferico tramite centraline collocate, dagli organi preposti alla salute pubblica, nei luoghi più sospetti.Come si può essere certi di quelle analisi delle quali viene fornito il prodotto finale?

L’unica maniera sarebbe disporre accanto a quelli ufficiali, per lo stesso periodo di tempo, dispositivi simili, ma gestiti da laboratori universitari o privati. Questo stimolerebbe le amministrazioni a un controllo accurato e severo in vista dell’inevitabile confronto dei dati che dovrebbero collimare e tutelerebbero il cittadino contro pericolosi aggiustamenti che renderebbero l’aria “sana per legge”.

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9 thoughts on “«SI STA USCENDO DALLA CRISI PER LEGGE»

  1. Buongiorno Sig.Nesti. Premetto che non sono un renziano, non mi stà simpatico e ai miei occhi rappresenta l’antitesi del “tipo toscano” che io apprezzo. Per intenderci gente che parlava il giusto e quando lo faceva era con un libro o un articolo che lasciavano il segno: Montanelli e la Fallaci. Premetto che Renzi da troppa enfasi agli 0,…qualcosa… (ma è anche vero che un politico vende quello che ha e non possiamo pretendere che faccia diversamente…) e, d’altro canto in questi mesi spesso i dati governativi sono poi stati in parte smentiti dall’ISTAT.
    E qui veniamo al punto: l’ISTAT non è un organismo governativo, ma un istituto di statistica indipendente i cui dati vengono monitorati dall’UE e da Eurostat. I criteri con i quali conduce i rilevamenti sono pubblici e rinvenibili sul sito internet di ISTAT, quindi, fino a prova contraria vanno presi per buoni. Mi permetto di aggiungere che, il proporre una controverifica di non meglio precisati istituti di statistica privati, oltre a non offrire alcuna garanzia di indipendenza dalla politica (come la commistioni di affari pubblico-privato abnorme in Italia insegna), potrebbe anzi essere utilizzato per fini di lotta politica facilmente intuibili e…in ultima analisi, oltre ad essere una complicazione (tipicamente italiana) col tempo spingerebbe, seguendo il ragionamento che Lei fa, altra gente a chiedere nuove verifiche per verificare i verificatori indipendenti che Lei auspica.
    Un’altro indizio circa l’affidabilità dei dati ISTAT la danno i mercati finanziari, i quali, non sono minimamente interessati alle vicende italiane se non come fonte di possibilità di speculazione borsistica e io, che li seguo da vicino, le assicuro che quando vengono rilasciati muovono consequenzialmente borse e cambi. Se fossero tarocchi difficilmente verrebbero presi in considerazione da gente che muovendo masse enormi di denaro, in un giorno si porta a casa o perde l’intero debito pubblico della Grecia.
    Riguardo ai dati del PIL e della disoccupazione italiane rilasciati ieri, vorrei capire perchè Lei li mette in dubbio. Sono dati davvero all’acqua di rosa, dovuti probabilmente più fattori stagionali rappresentati dalla stagione turistica che va a chiudersi e che non sarà facile confermare in autunno. Però va dato atto che se il governo si è posto come obbiettivo finale una crescita allo 0.7% del PIl nel 2014, quando anche facessero 0 da qui alla fine dell’anno, hanno già raggiunto l’obbiettivo. Va anche ricordato che dopo 13 (dicesi 13) trimestri consecutivi di calo, durante i quali si è perso il 9% del pil nazionale e il 30% di produzione manifatturiera, va registrato che gli ultimi 2 trimestri l’emorragia è stata bloccata e si è lievemente invertito. Insomma, i numeri sono numeri e non sono contestabili (i parametri sono trasparenti, confermati da Eurostat e l’ISTAT ha più di una volta smentito l’ottimismo numerico di Renzi & C….) ne si può mescolare l’avversione politica e personale per un uomo con la realtà: sennò le critiche perdono di credibilità. Renzi è Renzi e fa il politico, che in Italia spesso equivale ad imbonitore…ma mi pare sia in buona compagnia (Salvini docet)
    Massimo Scalas
    PS. l’avevo già scritto….mia moglie è stata assunta a tempo indeterminato dopo contratti interinali e trimestrali grazie agli sgravi di Renzi e al Job.s ACT. Questo dopo l’invenzione del precariato fatta dai duri e puri Prodi, D’Alema e C. attraverso le leggi Treu…come mai all’epoca nessuno, ne i comunisti veri ne tantomeno la cara CGIL mossero un dito?

  2. PAOLO NESTI scrive: Gentile Signor Scalas

    La ringrazio per quanto espone manifestando conoscenze, assai superiori alle mie in termini di arzigogoli statistici e di strutture preposte agli equilibrismi matematici da cui dipendono scelte e, purtroppo, talora, anche i condizionamenti dell’opinione pubblica. Mastica con scioltezza e padronanza una materia che mi fa venire i brividi. La invidio per la padronanza che dimostra , mi creda, e lo dico sinceramente.
    La sua analisi non fa una grinza e dinanzi ad essa, io che non sono né politico né appassionato di statistiche, come avrà compreso, posso soltanto opporre quel misterioso fiuto campagnolo sensibile e allergico alle prese in giro soprattutto quando sono fatte in mala fede. Prendo atto dei suoi argomenti che meritano rispetto e attenzione proiettati come sono in un settore che detesto ma che mi spinge ad approfondire. Lo farò certamente. Mi pare di aver letto, ma Lei sarà certo più informato di me, che in misura non tanto velata si cerca di allontanare l’Istat dalla sua naturale collocazione nella sfera giuridica degli enti di ricerca pubblici che partecipano al dibattito accademico, per spostarlo verso un ambito paraminesteriale tramite l’aumento dei dicasteri vigilanti, su tutti il ministero dell’economia, che entrano o entreranno sempre più nella gestione dell’Ente rischiando di far saltare il principio di indipendenza della funzione statistica. Tutto ciò non mi induce ad avere fiducia cieca in ciò che ci viene raccontato anche alla luce di quello che accade ogni giorno nel paese dove imperversano scandali e frodi che sfuggono anche alla più fervida immaginazione.
    Nel frattempo, ma La prego di non offendersi, se non lo avesse già fatto potrebbe leggere un articolo di Thomas Mackinson apparso sul “Fatto Quotidiano” il 24 luglio 2015 che parla appunto di come, proprio l’ISTAT non governativo e “indipendente” tratta i dati sui suicidi. In alternativa un altro articolo assai dubbioso sulla inossidabile veridicità dell’Istituto può essere quello di Federico Pace su “Repubblica” dal titolo “Ma la busta paga non cresce” L’Istat e i dubbi degli italiani”. Nella speranza di poter inserire almeno un’ombra di dubbio nei suoi ragionamenti che francamente appaiono, in maniera invidiabile, solidi e incrollabili.

    L’occupazione è in crescita, sembra.

    Secondo la definizione Istat, occupati sono coloro che nella settimana della rilevazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro – (come incartare i regali di natale fuori da un centro commerciale per un’ora o due) – a fronte di un corrispettivo monetario o in natura, ovvero sei occupato anche se ti offrono un panino per il pranzo come compenso, o coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro, anche non retribuito, nell’azienda familiare. Se questo è il metodo per asserire che il numero dei lavoratori impiegati è in aumento, a mio modesto parere, si tratta di un meccanismo assai opinabile che sarebbe necessario rivedere e migliorare per fornire un quadro più aderente alla realtà, quella che si tocca con mano ogni giorno, tragicamente concreta. Per i prestigiatori dei sondaggi e della matematica ad essi connessa non è complicatissimo far apparire giallo un colore che a tutti sembra un deciso arancione o viceversa. Sono contrario visceralmente a qualsiasi tipo di monopolio e credo che il confronto, a qualunque livello, possa essere forse motivo di confusione è vero, (in Italia soprattutto) ma sono sempre più persuaso che possa essere l’unico deterrente per spingere, in qualche misura, a limitare quelli che , talora, appaiono veri e propri indegni paradossi. Affida il tuo cammello alla provvidenza di Dio, ma legalo prima ad un albero recitava un detto arabo di certo lontano da ogni calcolo ma evidentemente ben cosciente delle debolezze degli uomini.
    Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispensano, l’una come l’altra, dal riflettere (Jules-Henri Poincaré).

    La saluto cordialmente

    1. Ciao Lorenzo….è semplice…la rotta è quella dei numeri. Lo ribadisco. Infatti greenreport li da ma neanche molto correttamente (è proprio il classico esempio di grossolano gioco di prestigio ed evidenzia una volta di più la necessità di verificare sempre quello che si legge) e poi si lancia in giudizi che non servono a nessuno. Bisognerebbe quando si parla di statistiche e di economia stare solo sul dato e astenersi dal metterci l’antipatia o la simpatia, la fede politica amica od avversa. Per esempio: che senso ha sottolineare come dato negativo e sminuente “Poco importa che questi posti di lavoro siano pressoché esclusivamente circoscritti alla fascia d’età degli ultracinquantenni” in contrapposizione a “un calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente)”. Mi chiedo: ma non è positivo che un ultracinquantenne, che quando perde il lavoro è finito, invece venga rioccupato? Perchè sminuire tale aspetto contrapponendolo al calo in altre fasce? E poi: “con una probabilità che questo trend sia da attribuire al Jobs Act davvero infima”…su che basi fanno questa affermazione?…la buttano lì ma poi?
      Inoltre scrivono: ” Idem per i numeri che mostrano come a crescere siano ancora part-time (+1%), i contratti a tempo determinato (+3,3%) più di quelli a tempo indeterminato (+0,7%)” e quindi? Dove vogliono parare? Per anni è stato quasi impossibile per una donna avere un part-time perchè costava troppo…ora che costa meno del full time e si iniziano a fare non va bene di nuovo? In ogni caso crescono tutte le tipologie contrattuali e allora dove stà il male che vogliono dare ad intendere?
      E perchè dico che non li dà correttamente? Lo dico perchè ci sono errori marchiani: per esempio quando affermano ” Non interessa neanche che osservando i dati destagionalizzati, la disoccupazione nel secondo semestre 2015 invece che diminuita sia aumentata dello 0,1% (ora al 12,4%), e quella giovanile dello 0,3% (al 42,2%).”
      Come fanno a dire che la disoccupazione nel secondo semestre 2015 è aumentata quando questa statistica viene rilasciata ogni sei mesi (appunto semestre) e che il secondo semestre finirà a dicembre? Altra topica: i dati sono sempre destagionalizzati…non esistono due statistiche diverse e infatti oltre alla stupidaggine sul semestre si lanciano in un improponibile aumento della disoccupazione, che contraddice i numeri che loro stessi hanno dato all’inizio (infatti la disoccupazione è passata dal 12.7 al 12.4 rispetto al mese prima). I signori infine ignorano che la disoccupazione varia anche in base al numero di quelli che cercano un lavoro o meno. Questo numero, pochi lo sanno, è fondamentale, perchè un conto è se a cercare lavoro sono in 20 milioni, un conto se sono in 15. Chi non cerca lavoro non fa statistica e quindi si può ben capire che la disoccupazione varia anche in base a questo numero (quando negli USA rilasciano questi dati, vi garantisco che con disoccupazione in calo abbinata a richiedenti lavoro in calo, le borse scendono e il dollaro si deprezza immediatamente….)
      Comunque per tornare al punto: i numeri parlano da soli, non hanno bisogno di traduttori interessati. Ci tengo da ultimissimo a dire che io non faccio il tifo per Renzi, ma se ci sono alcuni (sottolineo alcuni, perchè se andate a vedere i dati ISTAT capirete che non è tutto rosa e fiori anzi…però non potete pretendere che un politico non publicizzi quelli buoni) dati in miglioramento io sono contento. Io non sono per il tanto peggio tanto meglio: ho due bambini e non mi va, per il solo “piacere” di veder cadere il politico di turno nella cenere, di pensare che in futuro vivranno in un paese di pezzenti governati dalla Merkel. Sarebbe un tantino perverso.
      Massimo Scalas
      PS: qui trovate quello che cercate o dovreste cercare:
      http://www.istat.it/it/archivio/167287
      http://www.istat.it/it/archivio/167286
      http://www.istat.it/it/archivio/occupati
      noterete che a destra ci sono i PDF completi su ciascun aspetto delle statistiche relative…invito chi pensa non siano vere a dimostrarlo numeri alla mano e indicando le fonti.

  3. Gentile Sig. Nesti, la ringrazio per l’attenzione: che cosa dirle? Lei fa bene a non prendere tutto quello che ci fanno leggere per oro colato, ma mi tocca ribadirle che i numeri ISTAT sono chiari, banali e tremendamente scontati. Quelli dati nella settimana appena conclusa sono assolutamente coerenti con il quadro economico e molto sono il frutto di fattori contingenti, come la buona stagione turistica appena conclusa (gli italiani non avendo più soldi per andare all’estero, hanno riscoperto la Patria) e di fattori esterni, che già in altra sede avevo elencato: cambio euro-dollaro molto più favorevole di un anno fa (grazie al QE di Draghi), costo del denaro ai minimi storici (grazie a Draghi che se ne è fregato della Merkel e di Weidmann e ha tirato dritto per la sua strada…che era poi quella di salvare Euro ed UE), petrolio che è sceso da 150 dollari al barile a 40…(le ribadisco inoltre che negli ultimi mesi il Governo è stato spesso costretto proprio da ISTAT a rettificare i suoi numeri fatti in casa, che erano decisamente sbagliati e ottimistici…se non è indipendenza questa…)
    In questo quadro un PIl che cresce dello 0.3 contro un1.6 della Germania, un 3% degli Stati Uniti (solo per citarne 2…ma quasi tutti fanno meglio di noi, tranne Grecia e Francia) non è nulla di clamoroso e nemmeno di così strano da poterne dubitare. Le ripeto che l’ISTAT rileva i dati in modo trasparente e tutto è disponibile sul sito ufficiale se solo lo si vuole consultare. I dati dell’ISTAT vengono poi controllati da Eurostat e dall’FMI, i quali di solito non sono teneri con gli italiani (quando possono smazzolarci lo fanno sempre volentieri). Quanto a come vengono conteggiati gli occupati …”occupati sono coloro che nella settimana della rilevazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro – (come incartare i regali di natale fuori da un centro commerciale per un’ora o due) – a fronte di un corrispettivo monetario o in natura, ovvero sei occupato anche se ti offrono un panino per il pranzo come compenso, o coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro, anche non retribuito, nell’azienda familiare”. Lei si è dimenticato di aggiungere che questi, se non raggiungono su base annua almeno il 50% del normale orario di lavoro vanno a finire nella categoria dei sotto occupati che non è la stessa cosa dell’occupazione piena e influisce sulla statistica del Tasso di Disoccupazione in maniera diversa dalla Piena Occupazione. In questo l’ISTAT agisce esattamente come tutti gli altri enti europei. Mi perdoni se nei suoi complimenti ho colto un leggerissimo velo d’ironia, ma io penso, in tutta franchezza, che lei come moltissimi altri in Italia, crede che la matematica sia un’opinione. Anche in questo l’Italia si differenzia dagli altri paesi, dove i numeri sono numeri e non filosofia. E’ sicuramente vero che il governo, come ogni governo, vorrebbe che enti come l’ISTAT fossero al loro servizio, ma per ora non è così dunque a meno che non siamo in grado di provare che quanto asseriscono è falso su che base discutiamo? Sospetti? Fondati su cosa? Lei ha prove concrete su quanto asserisce? Mi può dimostrare che ciò che pensa è vero? Se si, sono pronto a congratularmi con Lei, se no penso che siano sue supposizioni personali fondate su sentimenti avversi a chi governa (che io non voto) e non su cose concrete. Non sono per nulla d’accordo sulla proliferazione di controllori dei controllori e anzi, penso che uno dei grossi problemi italiani è la pervasività di tutti su tutto: un conto è se si ha la preparazione per capire e giudicare una cosa, un conto è se non la si ha. In questo caso sarebbe bene studiare a fondo la materia, oppure astenersi.
    Quanto alla materia. Io sono un autodidatta che è riuscito a farne un secondo lavoro: debbo dire che l’economia, la borsa, la finanza, il valutario, esattamente come a Lei, mi sembravano una materia terribile, quasi oscena. Poi mi sono reso conto quanto siano complesse le cose e quanto per capirle sia necessario lasciar perdere pregiudizi, opinioni, riflessi condizionati e quanto, un uomo, lavorandoci sia messo spalle al muro di fronte a se stesso: i due sentimenti più viscerali qui emergono in tutta la loro evidenza e violenza…paura ed avidità, paura di perdere tutto e l’avidità di volere sempre di più. So che penserà che io stia bestemiando, ma questi sono i due sentimenti cardine che regolano le attività umane. E questo è un settore che le mette a nudo: qui capisci che uomo sei e sopratutto se sei un uomo o una pietra. Mi scusi per il pistolotto…il succo è: i numeri sono numeri (gli italiani non a caso sono all’utimo posto nelle classifiche OCSE per capacità di calcolo), poi noi siamo fantastici nel ribaltarli a piacere a favore delle nostre convinzioni…
    Cordialmente
    Massimo Scalas
    PS.
    – non è vero che l’ISTAT non fornisce più le statistiche sui suicidi come sostiene il giornalista del Fatto: ha soltanto cambiato la fonte che non sono più i Carabinieri ma il SSN (Servizio Sanitario Nazionale), il che mi sembra anche logico visto che solo un dottore può certificare la causa di un decesso. http://www.istat.it/it/archivio/cause+di+morte
    – nell’articolo su Repubblica Federico Pace è il primo ad ammettere che il campione del suo sondaggio non è significativo rispetto alla totalità degli occupati, inoltre egli stesso attraverso le domande che rivolge al responsabile ISTAT Gian Paolo Oneto, spiega molto bene da dove vengono fuori i numeri ISTAT e perchè sono attendibili…dunque?

  4. PAOLO NESTI: Gentile Signor Scalas

    Desidero risponderLe non solo per ribadire i miei dubbi (ma non solo miei vedi i sondaggi Adusbef) ma soprattutto per sgombrare il campo dall’idea che in qualche modo abbia voluto ironizzare sulla sua cortese e dettagliata lettera che ho apprezzato e che mi spinge a riflettere. Se così non fosse a cosa servirebbe il confronto? I miei elogi per l’autorevolezza che mostra in una materia tanto ostica, oltre che genuini, sono velati sì, ma da quella sorta di benevola invidia che si chiama ammirazione. Invidio le sue certezze e il suo disinvolto ma autorevole modo di trattare argomenti tanto complicati. Ai dati dell’Istat o della BCE o ci si crede sempre o non ci si crede mai per cui occorre scegliere se credere sempre all’economia reale, quella che vediamo quotidianamente sotto i nostri occhi, oppure a quello che ci raccontano gli altri pur trattandosi di enti riconosciuti e blasonati quanto si vuole. Debbo infine contestare, ma non me ne voglia e lo faccio senza ironia, l’assioma diffuso che la matematica non sia una opinione. Sembra che il detto venisse coniato nel novembre del 1879 quando cadde il governo Cairoli II in seguito all’abolizione della tassa sul macinato. Al nuovo governo, Cairoli III, non partecipò il vecchio Ministro delle Finanze Bernardino Grimaldi che, facendo i conti, si convinse che, senza quella tassa lo stato non ce l’avrebbe fatta. Per spiegare la propria mancata adesione sembra che pronunciasse la fatidica frase. Purtroppo sbagliava perché non solo la matematica è una opinione ma essa è anche il più grande, articolato e ben fondato sistema di opinioni che l’uomo abbia mai prodotto e, come tale è discutibile, opinabile, modificabile e adattabile. Vedi i risultati sconcertanti cui giunse K. Godel.

    Le rinnovo i cordiali saluti e la mia stima sincera.

  5. Buona sera Paolo…mi fa molto piacere avere un contraddittorio: sennò ce le suoniamo e cantiamo da soli e sopratutto non vediamo mai le cose da angolature diverse.
    Qui ho l’impressione che si sale su piani superiori. In realtà penso abbiamo ragione entrambi. La matematica in realtà è qualcosa d’incredibilmente perfetto e preciso. Da sola spiega il mondo…non so se ha mai letto nulla su Fibonacci e le sue serie e sul numero “aureo” un mitico numero che regola qualsiasi cosa esista vivente e no (1.618…..). I numeri sono. E non hanno bisogno d’altro. Però è anche vero che l’uomo pure è: ma contrariamente a quello che siamo portati a pensare egli è in virtu dei numeri e non viceversa. Comunque…c’è l’uomo e l’uomo come di tutte le cose dispone o è convinto di disporre e quindi anche i numeri se li tira per la giacchetta, in quà e in là. E in questo Lei ha ragione.
    Detto questo, per tornare all’argomento concreto, penso e ribadisco che davvero non c’è niente di strano in questi dati ISTAT e sà perchè? Perchè davvero sono poca, pochissima cosa e i trionfalismi di Renzi sono quelli di un venditore sopra le righe o, se preferisce di un disperato che si attacca alla corda alla quale rischia di impiccarsi.
    Quanto alle mie conoscenze in materia la ringrazio ma probabilmente sono solo un folle (pensi che giovedì ero collegato alle 14.30 in streaming con la BCE per ascoltarmi in inglese tutta la conferenza stampa di Draghi che segue il board mensile dei banchieri centrali…vedesse come ballavano borse e cambi sul monitor ad ogni scemenza, ad ogni ovvietà che diceva…….lei deve pensare che basta un cenno del nostro omo e c’è gente che guadagna o perde in 10 secondi quanto una persona normale potrebbe in una vita…altre volte resto davanti al monitor anche fino alle 3 di notte per aspettare l’apertura della borsa di Tokio piuttosto che di Shangai…) piccolo Krill che nuota sotto la pancia di un’enorme squalo addentando le briciole dei suoi pasti. Il tutto mentre traduco testi dal nero al braille e mi occupo dei miei due bimbi.
    Buona notte e a disposizione
    Massimo Scalas
    PS. se coglievo dell’ironia nelle sue parole è perchè io stesso quando mi vedo allo specchio ogni tanto mi do del bischero da solo

    1. PAOLO NESTI: Caro Scalas,

      discorrere è indispensabile, farlo senza faziosità e intransigenza sforzandosi di essere, per quanto possibile, obiettivi risponde ai canoni della persona intelligente e del vivere civile quello che, molte volte, viene eluso o sovvertito spesso nei salotti della tv o sui giornali dove le diverse posizioni vengono difese come se si trattasse di vere e proprie trincee ove chi la pensa diversamente non è compreso ma avversato con ogni mezzo proprio come se si trattasse di un nemico da colpire con ogni mezzo. Noi non corriamo questo rischio e ciò mi rallegra non poco. Lei ha dato qualcosa a me sia in termini di conoscenza sia in stimolo per riflessioni e di ciò le sono grato. Anch’io ho con gli specchi un rapporto difficile: da un po’ di tempo in qua ho scoperto che non sono più quelli di una volta, ora tendono a invecchiare parecchio le immagini e in più,come accade a Lei, vedendomi riflesso tendo a peggiorare la già precaria idea che ho di me stesso. Auguro e Lei a alla Sua famiglia una felice domenica.

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