«SIAMO DELLO STESSO GREGGE: IO PERÒ NON SO BELARE»

Il Concilio Ecumenico Vaticano II
Il Concilio Ecumenico Vaticano II

PISTOIA. Egregio Direttore, sono costretto a ritornare su il mio “Eccellenza, venga e faccia quello che non hanno fatto altri” per il tono dei due commenti per i quali mi appello – in politichese – alla richiesta di parola “per fatto personale”.

Il sig. Piero Giovannelli, senza alcuna saccenteria ma con molta decisione, esprime le sue valutazioni iper critiche nei miei confronti, meglio, verso certe valutazioni su una Chiesa che è divenuta la succursale di preti-sociologi e libertari.

A Vicofaro, sull’altare non mi risulta sia stato apparecchiato con le bandiere della pace o dell’orgoglio gay, così come è stato fatto in una Parrocchia della Piana, e comunque il sentimento religioso è così personale e intimistico che ciascuno, poi, lo manifesta nelle forme e nei modi che più “sente” a sé vicino. Nel rispetto, però, gentile sig. Giovannelli, della “forma”, del “metodo” e della “tradizione”, senza bisogno di legionari.

Il sig. Alessio Biagioni, invece, mi stupisce. Mi stupisce non certamente per i riferimenti a Sant’Ignazio di Loyola e alla sua “decima regola per sentire con la Chiesa”, dimenticandosi anche la dodicesima, che lo invito a leggersi e che tradotta in buona sostanza significa: “Chi diavolo sei per giudicare? San Tommaso, etc.?)”, quanto perché intenderebbe dare lezioni di stile e di comportamento basandosi sul principio gerarchico che il “capo”, nella fattispecie il futuro Vescovo, che non deve essere toccato neppure con una virgola.

Il Pontefice Pio V
Il Pontefice Pio V

E qui, caro sig. Biagioni, casca il ciuco! Lei potrà genuflettersi, inchinarsi, plasticamente prostrarsi davanti all’autorità che il Vescovo rappresenta, mentre io sono disponibile a farlo solo allorché il Vescovo esercita le sue funzioni e il suo magistero; trasmette il Verbo e sprona il suo gregge a portare testimonianza e valori cristiani in mezzo al popolo di Dio; a prescindere dalla disponibilità a “partecipare” che è ben altra cosa dal “sembrare”.

La sua Via Pulchritudinis è tale e quale a quella di distinti popolani – parvenu folgorati dal Concilio (Concilio pastorale e non dogmatico, non lo dimentichi) Vaticano II, dalla cui malevola interpretazione e dalla cui strumentale e, in certi casi, “politica” attuazione – compiacenti anche certi teologi nostrani – nasce questa voluta ignoranza fra il Messale di San Pio V e l’attuale Messale di Paolo VI.

Quindi, entrando nel pratico, Le sembrerebbe giusto , se vero, che la Curia Pistoiese detenesse quote, magari ad personam, Nell’Apr-Maria Assunta in Cielo o in Tvl o in qualsivoglia struttura commerciale e quindi tesa al profitto?

Non posso io scrivere al “mio” Vescovo che certe misture di carattere economico-commerciale devono cessare? E non posso io dire al “mio” Vescovo che il rito tridentino di San Pio V dovrebbe essere incentivato perché non divenga veramente una “riserva indiana” ancorché “nobilitata” dal Prefetto di Pistoia e si tramuti in circolo di “élite” pericolosa quanto quella del popolo con trombette e chitarre? E non posso dire io al “mio” Vescovo che questa Pistoia del silenzio, questa Città di sepolcri imbiancati ha necessità di una scossa?

Per fare un esempio, lei scrive: “anche questa testata (Linee Future – n.d.r.) ha dato risalto alla Veglia di Ognissanti che abbiamo organizzato insieme a persone che non vanno alla Messa in latino e hanno avuto occasione di parteciparvi e di vedere che non ci sono né stranezze né vi è traccia di pericolosi integralisti e alcuni sono rimasti entusiasti.”

Marcel François Lefebvre
Marcel François Lefebvre

Non le sembra che “fossimo” un po’ pochi nella Chiesa di San Pantaleo? È sacrilegio sperare di aumentare di numero senza, però, il registro dei presenti?

Anche la polemica può servire, mi creda. Così come si nasce incendiari (di Monsignor Marcel François Lefebvre, ai tempi di Alleanza Cattolica prima maniera, ricorda?), si può anche diventare pompieri in Via Pulchritudinis: l’importante è non ergersi a giudici e poter esprimere serenamente il proprio parere anche se non in linea con il pensiero corrente. Per la Dottrina e la sua applicazione, appunto, “dovrebbe” e deve pensarci la Chiesa. E non si va “a numero di particole”.

Per la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica Apostolica e Romana, almeno io, “mi taccio”: si legga un poco di Leone XIII ( che era un Pontefice).

Quando arriva sua Eccellenza Monsignor Tardelli, se ne avrò la possibilità, gli dirò quello che penso e gli chiederò una benedizione. Con le dovute forme.

Come vede siamo “pecore” dello stesso gregge: io però non so belare.

Felice De Matteis

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