«SIGNOR DEMANIO, FACCIAMO CHIAREZZA UNA VOLTA PER TUTTE SULLE GORE DI PISTOIA!»

Immagine inedita delle gore
Immagine inedita delle gore

PISTOIA. Segnaliamo agli studiosi, agli esperti e a tutti i cultori della materia, la presenza, nell’Archivio di Stato di Pistoia, di una notevole ed inedita documentazione, cartografica e non, relativa al sistema delle gore pistoiesi. Si tratta in buona parte di documenti di corredo alle deliberazioni della Comunità Civica. La collocazione, Serie II Comunità Civica, ricorda le particolari vicende storiche che videro, nel 1877, l’annessione delle quattro cortine appunto alla Comunità Civica o Comune di Pistoia.

Erano state le riforme leopoldine, negli anni Settanta del Settecento, che avevano introdotto una suddivisione amministrativa tra città e contado, creando unità amministrative (le Comunità o Cortine) di limitata estensione e con una certa autonomia.

I quattro enti presero il nome dalle quattro porte: Porta al Borgo, Porta San Marco, Porta Carratica e Porta Lucchese. E il governo era affidato ad un Consiglio generale, ad un Magistrato composto da priori e da un gonfaloniere. La Comunità Civica, invece, era limitata al territorio compreso entro le mura urbane: ciò dava origini a situazioni abbastanza paradossali, e col tempo insostenibili: basti solo pensare che la stazione ferroviaria si trovava nel Comune di Porta Lucchese.

Facciamo questa segnalazione poiché la letteratura in materia meriterebbe davvero, essendo assai limitata e incompleta, di essere implementata, e soprattutto per ribadire una volta per tutte che, stante la demanialità delle gore, ancorché dismesse, la proposta di un parcheggio sotterraneo ipotizzato in San Bartolomeo era, ed è, per il Comune di Pistoia, ovviamente irricevibile. Allo stesso modo risultano infondate le ventilate richieste di risarcimento danni per i diritti edificatori negati al fu parcheggio da parte della Napoletana Parcheggi S.p.A. e dei progettisti pistoiesi Suppressa e Matteini.

Immagine inedita delle gore
Immagine inedita delle gore

In sostanza, aspetto emerso anche in un primo momento, furono fatti i conti senza l’oste: si fece cioè finta che l’orto di San Bartolomeo non fosse interessato da alcuna gora e si potesse quindi ipotizzare di trasformarlo a piacimento come se proprietari della gora sotterranea fossero i soggetti interessati al parking e non il Demanio.

Ma proprio la presenza della gora demaniale rende impossibile la richiesta di risarcimento e ricorsi vari, ultime speranze in cui continuano a confidare i progettisti. Continuano a confidare solo perché il direttore della Filiale Toscana e Umbria dell’Agenzia del Demanio, dott. Stefano Lombardi, dopo aver riconosciuto la demanialità della gora, ha smentito e contraddetto clamorosamente se stesso, dopo aver ricevuto la perizia (che abbiamo dimostrato e ribadiamo più avanti essere non veritiera) dell’architetto Iori.

Torniamo un attimo indietro. Negli Atti degli Ufficiali dei Fiumi e Strade ricorre il riferimento a quello che fu, fino al 1873, un rudimentale acquedotto pubblico: il sistema delle gore, che entrano in città col nome di Gora di Gora, Gora di Scornio e Goricina di Candeglia […], alimentate dall’acque dell’Ombrone e della Brana, e si sgravano tutte in quest’ultimo torrente, sotto il Viale dell’Arcadia.

Compare spesso, nelle relazioni degli ingegneri idraulici, relativamente ai regolamenti sulle licenze di prelievo idrico, anche l’Orto di San Bartolomeo o dei Canonici Regolari.

Abbiamo pubblicato la scansione della piantina della Gora di Scornio (vedi) allegata alla relazione dell’ing. idraulico Guasti del 1835, dove si vede perfettamente che la gora passa proprio sul retro della basilica di San Bartolomeo, attraversato il quale confluisce, presso il mulino Rovai, nella Gora di Gora proveniente da via del Bottaccio.

Lo stesso architetto Iori, come abbiamo documentato, inserisce in due pubblicazioni una documentazione grafica inconfutabile della gora di Scornio: in Le Gore di Pistoia, pagg. 125, 139 e specialmente 194; immagine, quest’ultima, qui riportata, che evidenzia in giallo l’attuale andamento ipogeo. Andamento addirittura – a quanto scritto a pag. 49 del libro – georeferenziato con l’applicazione di rilevamento e visualizzazione dati Gis.

Nella medesima pubblicazione, nel capitolo delle conclusioni, lo Iori riporta la famosa relazione Guasti del 1835, che descrive l’andamento delle gore in città e le norme da rispettare per gli utenti del servizio. In particolare a pag. 232 (Titolo quinto, Descrizione delle gore in città, capitolo secondo, paragrafo 134), si legge che la gora passa nell’orto sul retro della chiesa di San Bartolomeo; e a pag. 235 (Titolo sesto, Dei fondi privilegiati in città, capitolo terzo, paragrafo 162) che, in condizioni di siccità, alcuni utenti sono privati dell’esercizio dei loro diritti [di prelievo – n.d.r.].

Tavola delle gore dal libro dell'architetto Iori
Tavola delle gore dal libro dell’architetto Iori

Ebbene, nella famosa perizia (scaricabile qui: relazione_iori) consegnata al Demanio, la parola privati viene portata a dimostrazione del carattere non demaniale e quindi privato della gora: e il direttore del Demanio ci ha addirittura creduto! Per dirla con quel simpaticone di Crozza, roba da campionato italiano della bugia!

Alla luce di questa analisi-inchiesta, chiediamo inoltre pubblicamente all’ingegner Stefano Lombardi, dipendente pubblico, di spiegarci,  in termini rigorosamente logico-giuridici, il motivo per cui la comunità pistoiese (dal Sindaco e dal Consiglio Comunale e fino alle associazioni e ai singoli studiosi delle gore) dovrebbe accettare di essere menata in giro da un ente istituzionale (il Demanio) pagato per fornire servizi qualificati e improntati su criteri di assoluta acribia.

Tutto questo perché, dinanzi a tanti andirivieni di affermazioni e ritrattazioni, speculari e in rotta di collisione fra loro, non riusciamo più a comprendere se siamo noi che non capiamo o se sono gli altri che non vogliono proprio capire. E invece ci sarà pure, insomma, una verità oggettiva!

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