sistema marcio. DENTRO LA NOTIZIA. MA QUANTE CAZZATE CI RACCONTANO I NOSTRI GIORNALI CON LA COMPLICITÀ DELL’ORDINE E DELLE PERMISSIVE (PER LA SINISTRA) COMMISSIONI DI DISCIPLINA? RISCRIVIAMO LA VERA STORIA DEL MEDICO-COVID DI PESCIA

Tornato da sette anni in Tibet come Brad Pitt, il dottor Stranamore viene trovato Covid-positivo/asintomatico e inviato prima al San Jacopo e subito dopo a Villa Donatello a Firenze. Dimesso per finire la quarantena altrove, viene trasportato a Pistoia: ma l’ambulanza va in panne, si ferma al sole e il paziente, dopo aver rischiato di morire d’asfissia, torna, mezzo morto, al pronto soccorso del San Jacopo. Il resto, mancia…

Fra tutti si divertono a raccontarci mezze verità e mezze bugie: l’essenziale è far vedere che sappiamo tutto e che “ce la faremo” perché siamo bravi, bravissimi, quasi… zero!

 

SE DEL VERO TI DO LA METÀ

SONO TUTTI CONTENTI A BALLÀ’

CIÒ CHE RESTA LO SAI DOPO UN PO’:

SI PARAVANO TUTTI IL POPÒ?


La Nazione cartacea

 

PARTIAMO DA QUI, dal trafiletto della Nazione/Montecatini:

Medico dell’ospedale positivo

Un medico dell’ospedale di Pescia è ricoverato, prima al San Jacopo di Pistoia poi in una struttura cosiddetta post-Covid a Firenze, da oltre una settimana per aver contratto il virus “all’esterno della struttura ospedaliera”. L’uomo, secondo l’ufficio stampa dell’Asl, “era appena rientrato a lavoro dopo una prolungata assenza”. È la novità del bollettino di oggi, martedì 8 settembre. Con il medico, risulterebbe un altro caso di contagio nel comune di Pescia. Altri casi in provincia di Pistoia sono a Monsummano Terme, 3, e a 1 Quarrata.
© Riproduzione riservata [La Nazione/Montecatini, 9 settembre 2020].

Il giorno precedente, 8 settembre, la stessa zuppa era comparsa su il Cittadino-Pescia, un organo di informazione locale assai vicino al sindaco Giurlani, all’Asl e ai politicamente corretti: una specie di Remigio alla legge ligio.

Il Marchese del Grillo direbbe “Me dispiace, ma Linea Libera è Linea Libera e voi ce dite solo cazzate e ve spiegàmo perché!».

La storia non sta proprio come ce la raccontano gli amici del giaguaro, dove per giaguaro si deve intendere il potere toscano in generale e, in particolare, la sanità rossa di Rossi, futuro assessore a Signa; di Morello Marchese, sempre assolto da tutte le rogne e le spese; dell’Asl Centro Toscana: ma anche dell’Ordine dei Giornalisti e delle sue brillanti Commissioni di Disciplina che somigliano da vicino a dei modem che per funzionare bene devono perfettamente allinearsi alla super-fibra, che in Toscana corrisponde necessariamente al Pd – oggi leccaculo perfino dei 5 Stelle. Ma non divaghiamo.

Se la storia volete raccontarcela, almeno raccontàtecela per com’è e non per come volete farla apparire, o democratiche menti eccelse dell’ufficio stampa dell’Asl (protetto da Ordine e Commissioni di Disciplina) e cosiddetti colleghi che non schiodano mai il culo dalla seggiola e fanno il giornale per telefono: al massimo per telefono si può fare sesso hot a pagamento, non notizie. Le notizie a telefono sono – direbbe Montale – un dialogo coi morti che non va fatto per telefono, appunto.

Ecco L’incredibile e triste storia del dottor contagiato e di tutta la “stampa” snaturata, parodia di un famoso romanzo di Márquez.

Un medico dell’ospedale di Pescia – un noto centro di diffusione del Covid-19 come tutti ben sanno – torna al lavoro non «dopo una prolungata assenza», come ci viene sbolognato dalle fonti ufficiali, ma semplicemente dopo le ferie: 15 giorni, come da usi e costumi ospedalieri. È andato in ferie con a rimorchio una baracca (iperbole) di familiari e parenti. Si scopre che è positivo-asintomatico, ma nessuno dei suoi accompagnatori (che sono molti) risulta né positivo né altro.

DOMANDA NUMERO 1

Ospedale San Jacopo di Pistoia. Prima qui

 

Su cosa si basa la presunzione dell’ufficio stampa dell’Asl, certo che il medico sia stato contagiato «all’esterno della struttura ospedaliera»? Va bene che i PD (Prevedo Disgrazie) sono i profeti del 21° secolo: ma non è un po’ troppo avventato (per non dire “affermazione a cazzo di cane”) dare questa situazione come cosa accertata e indiscutibile?

Il medico viene spedito – sempre a detta dei “notiziatori” di partito e dei tamtam della stampa organica – «in una struttura cosiddetta post-Covid a Firenze, da oltre una settimana»: fine della narrazione.

Detta così, siamo dinanzi a una notizia inutile: non si sa chi è il medico, non si sa che fine ha fatto e se sia rimasto, dopo una disastrosa ritirata, in qualche dacia della Russia insieme a una slava bellissima dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro.

DOMANDA NUMERO 2

Che fine ha fatto questo “dottor Stranamore” narrato come caso emblematico? È vivo? È morto? È tornato dopo la lunga assenza bisbigliata in modo da far pensare a una sparizione da Sette anni in Tibet come Brad Pitt? O sono sempre le solite cacate di regime rosso-toscano?

A Pescia sanno tutti chi è il medico. Lo sappiamo persino noi, che abitiamo a 45 km di distanza, figuriamoci se non lo sanno in un ambiente di ciàccole come l’ospedale SS Cosma & Damiano, passione della capa-notizie dell’Asl, Daniela Ponticelli, che, ogni 3 per due, elogia, impegnatissima e con enfasi, la Panigada e la Melani, numi femmine tutelari della struttura ospedaliera.

DOMANDA NUMERO 3

Villa Donatello, Firenze. Poi qui

 

Perché non dirci tutto il séguito? E il séguito è che il “dottor Stranamore” è stato, sì, spedito a Firenze a Villa Donatello (era un reato indicarla?), un’elegante palazzina edificata intorno al 1870, sui Viali di Circonvallazione, come residenza fiorentina dei principi Rospigliosi: ma dopo circa una settimana di quarantena, arriva lì anche un paziente in fase di guarigione da Covid; e la direzione della Villa invita il dottore di Pescia a trovarsi un luogo sicuro dove completare la sua quarantena.

Esca dagli ambienti a rischio e si metta al sicuro, dunque. Mi pare che, per questo, il dottore abbia scelto la casa di un amico a San Mommè – se non ho compreso male – e quindi il medico viene prelevato da un’ambulanza (non si sa, per ora, se della Misericordia o d’altra parrocchia) e inizia il suo trasporto a Pistoia.

Ed ecco il capolavoro della sanità toscana. Lungo la via, l’ambulanza ha un guasto ed è costretta a fermarsi. Tutto qui, direte? Calma, signori! I volontari – cioè quegli sfruttati da tutti che lavorano a gratis per fare incassare le onlus – parcheggiano direttamente sotto i raggi del sole: il motore è spento, l’aria condizionata è ferma, e il medico pesciatino/paziente si ritrova come uno di quei bimbi che qualche madre snaturata lascia in macchina a finestrini chiusi: rischia di morire soffocato. Perciò urla, protesta: «Aprite il portellone, perché sto schiantando!». Ma la risposta è: «Le regole anti-Covid ce lo vietano!».

Nuovo tipo di Ambulanza Microonde

I volontari della sanità vengono addottorati così: li prendono, fanno loro un corso molto all’italiana, danno loro ad intendere di essere dei quasi-medici, li spediscono a occuparsi delle nostre vite senza alcuna garanzia. È la filosofia della sanità di Monti e di Rossi: tagliare – anche le gambe alla gente: basta non spendere.

Il medico di Pescia, che a Pescia tutti sanno chi è (e lo sappiamo anche noi, ma non la stampa organica), dopo tre quarti d’ora circa di forno a microonde a porte chiuse e con un solo filo d’aria, si sente male ed è necessario trasportarlo di corsa al pronto soccorso del San Jacopo di Pistoia.

È un caos: perché quando il medico arriva, ha la febbre piuttosto alta. Sono tutti in allarme. Poi però, grazie a dio, capiscono che la temperatura dipende solo dal fatto che il medico è stato “surriscaldato” nel forno a microonde dell’ambulanza in panne.

DOMANDA (FINALE) NUMERO 4

Il dottor Roberto Biagini, grande inquisitore di Paolo Morello Marchese, braccio destro del granBuca di Toscana, Enrico Rossi

 

Non sarebbe il caso di fare aprire due o tre inchieste su questa vicendina tosco-rossiana? Una all’Ordine dei Giornalisti e alle sue Commissioni di Disciplina sul modo di confezionare le notizie da parte di certi cosiddetti giornalisti (?); una all’Asl (e il dottor Roberto Biagini la smetta di proteggere compagni e compagne che scazzano, e di censurare chi lavora e fa il proprio mestiere onestamente ma non è del Pd, come il dottor Fiore!); una, infine, in procura.

Sull’ultima di queste inchieste non abbiamo dubbi: qualche familiare del medico surriscaldato ne chiederà l’apertura. Noi siamo qui: seduti sull’argine del fiume. Vogliamo vedere con che faccia, fra tutti, faranno – come al solito – finta di niente!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Art. 21 e libertà d’informazione?
No, solo una grande presa di culo!

 

L’informazione sovietico-toscana è come un 4 Salti in padella Findus, un precotto dell’ufficio stampa&propaganda di Morello Marchese; ribattuto, a occhi chiusi, dalla stampa organica…


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email