sistema marcio. GIORNALISTI VIL RAZZA DANNATA 10. I DIRIGENTI PUBBLICI, LA MALAGESTIONE E… “GLI OCCHI CHIUSI” DELLA STAMPA ORGANICA

Trafiletto inutile. La Nazione del 10 maggio scorso, cronaca di Pescia

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FIRENZE-PISTOIA. Il trafiletto ci colpisce principalmente perché è privo di firma e non risponde alle regole principali del giornalismo delle 5W: where, who, what, when e why.

Cosa è stata una prudenza del cronista che ha applicato incomprensibilmente il codice sulla privacy o la paura a dire la verità? Si parla di risarcimenti a un ente comunale per delle responsabilità poste in carico a un dirigente o funzionario, ma non si dice alcunché per capire chi sia costui, mentre tutti dovrebbero saperlo a chiare lettere.

Non sarà mica stata una direttiva dell’editore per “coprire” – usando l’anonimato – certi politici del P[artito] D[ominante]?

L’articolo lascia stupìti non solo per la sua inconsistenza socio-politica, dimostrata nell’assenza di nomi, luoghi (è forse il Comune di Pescia?) ed entità amministrative, ma per come richiama una indeterminata sentenza della Corte dei Conti su vicende di, ahìnoi, 17 anni fa: speriamo che le sentenze, attese dalla stessa Corte regionale, non impieghino altrettanto nella contea aglianese che fu del puparo Paolo Magnanensi.

Puparo Rino, incarico Ancinnovazione, già posta in liquidazione di fare consulenza al Comune

Ci riferiamo alle vicende Pane & Rose” (assessore Luisa Tonioni e dirigenti di riferimento), Andrea Nesti/Goduto e, Emiliano Campanelli e Daniele Neri (Sindaci Magnanensi e Ciampolini), i motorini sequestrati e demoliti costati 13mila euro (fu comandante Nesti), le assicurazioni dei motoscooter (pagate alla Unipol dal medesimo Comandate), la clamorosa vicenda Ancinnovazione srl in liquidazione volontaria (Elena Santoro, Rino Fragai, Tiziana Bellini, Marianna Menicacci, assessore a Montale, cointeressata), la pubblicità a Tvl di Luigi Egidio (Paolo Magnanensi e Andrea Nesti) e, ultima ma non ultima, la pesante vicenda di Agisport ovvero la storia dell’impianto di illuminazione promesso al Comune e mai realizzato (Fabrizio Magazzini, Eleanna Ciampolini). Speriamo che tutta questa carne al fuoco  non richieda altrettanto tempo o moriremo prima per la nuova pandemia che ci spargeranno addosso entro i prossimi dieci anni.

Vorremmo sperare che la giustizia ci fosse, magari è a Berlino (anche a carcio della Merkel) e auspichiamo che arrivi in tempo ragionevole sennò non serve a nessuno.

Intanto proponiamo il trafiletto all’attenzione dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana. Colleghi così attenti alle iniziative correct, non dovrebbero esserlo anche per quelle smaccatamente «ipocrit[ich]e» e reticenti e per la sfacciata omissione della denuncia correlata alla malagestio di un dirigente della pubblica amministrazione?

Si chiama interesse diffuso che è direttamente legato alla libertà di informazione ed è tutelato dal Freedom of Information Act. Non lo sanno a La Nazione di Firenze?

Alessandro Romiti
[
alessandroromiti@linealibera.info]


L’INFORMAZIONE PROFESSIONALE

DEL “COITO INTERROTTO”

Ci voleva tanto a dare una notizia? Chi si temeva di offendere? Perché oggi tutti tirano sassi e nascondono la mano? Che senso hanno una stampa e una informazione castrate di insipido perbenismo catto-com?

 

CORTE DEI CONTI
Dirigente comunale condannata
Dovrà restituire all’ente trentamila euro

Caso legato al cimitero

Corte dei Conti

 

Condanna della Corte dei Conti per la dirigente che nel 2003 guidava l’ufficio affari generali del comune. Dovrà risarcire l’ente di 30mila euro. La sentenza riguarda una vicenda relativa ad alcuni resti che anziché finire nel loculo acquistato dalla famiglia finirono nell’ossario comune del cimitero. Per questa vicenda c’era in corso una causa civile che ha visto l’amministrazione comunale dover risarcire di 60mila euro la famiglia. Per i giudici contabili parte della responsabilità era anche della dirigente. Da qui la condanna a restituire la metà della somma.

La dirigente, di cui si parla nella nota scioccamente «purgata», è la signora Alessandra Galligani; e la famiglia danneggiata è quella di Mario Bottaini.

La sentenza (numero 98) è stata depositata in data 29 aprile 2020 ed è pubblica e reperibile nella banca dati della Corte dei Conti: pertanto sapreste dire il motivo del dover tacere qualcosa che è di per sé pubblico, mentre lo s-governo italiano viola tre quarti delle norme costituzionali della privacy, pretendendo si sapere perfino a chi si va a far visita, se ganzo/ganza, uomo/donna, lesbo/gay o trans?

Ecco gli effetti del politically correct e di una categoria di professionisti (i giornalisti) che tutto sono fuorché informatori autentici come dio comanda.

E ora scaricate da qui la sentenza e leggetevela “paro paro” per quella che è senza tanta «pruderie» del Menga!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di Amleto: additare chi sta chéto

You speak now or keep silent forever: o dìllo ora e sùbito oppure levati dai corbelli senza parlare!


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