sistema marcio. GIORNALISTI VIL RAZZA DANNATA 12. PALAMARE E “TROMBOVIOLINATE”: COME LA FALSA INFORMAZIONE E IL POTERE CI DERIDONO

Le leggi – fu detto – si applicano per i nemici e per gli amici si interpretano. È giusto pensare che il “sistema Palamara” sia il toccasana per garantire l’imparzialità dei giudizi? E perché chi sbaglia se è un valletto del potere deve uscire indenne da qualsiasi cosa illecita possa commettere? Certe commissioni di disciplina dei giornalisti sono affidabili o no? E la giustizia interna dell’Ordine svolge correttamente il suo compito o soffre della “sindrome del CSM”?
La notizia fu pubblicata sul sito dell’Usl Toscana Centro a firma di Daniela Ponticelli, responsabile ufficio stampa. Fu poi ripresa per assolutamente buona da molti organi di stampa locali, ma non sembra che le cose stessero proprio come venivano «trombosviolinate»

SE NOTIZIE FALSE DAI

PIETRE IN FACCIA PRENDERAI


Ospedale di Pescia. Il dottor Turelli a sinistra. Ma in sala operatoria le cose andarono davvero come da narrazione d’azienda?

 

POLITICAMENTE CORRETTO e l’eruzione di cacca ha ricoperto tutto: dalla fede allo stato. La chiesa è finita e, al posto del papa, sono subentrati i cattocomunisti, un surrogato del cacao a base di nocciòle; un dolce per poveri (dementi italiani) che si sentono in colpa come se avessero offeso il sacro cuore di Gesù.

L’unico comandamento che è rimasto in piedi anche dopo l’affondamento della barca di Pietro, è il sesto: non commettere atti impuri. I preti erano ossessionati dal pisello, i cattocomunisti dal politicamente corretto, che è il loro pisello mentale. I primi hanno smesso di confessare, i secondi hanno iniziato a censurare i peccatori della parola e della cosiddetta incontinenza. Insomma: non si deve essere incontinenti né si può più pisciare, per legge. Bisogna che la nostra vescica scoppi, ma in silenzio. Perbenisticamente.

In compenso, mentre fanno tutti la guerra alle fake news, l’informazione ufficiale di Lager (quella, cioè, istituzionale: dai giornalini di provincia, ai giornaloni di stato, con in mezzo i grandiosi uffici stampa che ne stampano «d’ogni color di fior rossi e vermigli») ce ne inventa di tutti i tipi.

E noi dovremmo anche crederci e inchinarci a chi, non di rado, dà via il cül (come dicono in meneghino) per compiacere chi (politica o amministrazione o gruppi vari di potere) al popolo gli va in cül mercilessly, senza pietà né rispetto.

IL FATTO

Il 17 aprile scorso il nostro Andrea Balli pubblicava una notizia dal titolo pescia. complesso intervento ortopedico per fratture al “s.s. cosma e damiano”.

Il tutto aveva origine da un comunicato ufficiale scritto dalla signora Daniela Ponticelli, coordinatrice dell’ufficio stampa dell’Ausl Toscana Centro: un ufficio-fake che di fatto non esiste che sulla carta. La fake news griffata la potete scaricare cliccando su questo link.

Non è una novità il fatto che, personalmente io (ma non soltanto io), non mi fidi della signora Ponticelli: ne ho constatata e rileva la scorrettezza di metodo e non pur in una sola occasione; scorrettezza opportunamente testimoniata anche da testi, carte alla mano, ma ufficialmente negata da una commissione di disciplina (Gianfrancesco Apollonio, presidente; Giampaolo Marchini, segretario; Simona Poli, membro) a mio parere evidentemente prona al potere politico dell’Asl, del Pd e di Enrico Rossi.

Il tromboviolino non è un sex toy neppure se certi censori lo credono. Non somiglia a niente di legato al sesso e non è tale da suscitare pensieri inverecondi (se non a gente che ha dei problemi…)

Conclusione: 2016, assolta la signora Ponticelli, censurato il signor Bianchini e non per non essere riuscito a provare i rilievi addotti, ma perché, sfidando il pol-potere politico toscano, aveva coniato il termine «tromboviolinata» dal «tromboviolino», strumento non fantastico, come l’ippogrifo dell’Orlando Furioso dell’Ariosto, ma reale e visibile al Cherubini di Firenze.

La conclusione dei «geni linguistico-censorii» di cui sopra fu: sessismo. Preti ossessionati dalle seghe e dagli atti impuri in confessionale; illuminati giornalisti disciplinari ossessionati dalle seghe mentali del politicamente corretto, auspicato, a suon di condanne, dal progressismo mondiale del novus ordo seclorum.

Prima o poi – anche se sono stato minacciato, nel caso che io parli, di essere massacrato dall’Ordine dei Giornalisti – pubblicherò tutti gli atti perché (imparino, questi fratacchioni perbenisti, ad essere coerenti) «è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica» che non può essere certo limitata da un dovere di mafiosa reticenza alla Palamara-Mattarella-Lotti etc., se le decisioni prese dall’organismo di controllo degli scribi sono uno spudorato favoreggiamento reso a chi è stato battezzato con acqua santa e minio rosso.

L’INDAGINE

La maggior parte dei giornalisti di oggi prima di essere mandati a scrivere cazzate libere, dovrebbero seguire non corsi di deontologia professionale – che non servono assolutamente a nulla né garantiscono la qualità del prodotto finale –, ma un noviziato accelerato di maoismo di tipo rivoluzionar-culturale. Mi spiego: prima di far loro credere di essere dei Premi Pulitzer, dovrebbero imparare la tecnica della gallina che, per mangiare, raspa attentamente per terra e cerca con cura; e, solo dopo, ingozza il commestibile.

Le notizie vanno verificate e si può fare solo raspando, non leccando come una gran parte di colleghi impegnati che, dinanzi al potere di qualsiasi tipo, si sdraiano a terra per il famoso bacio della pantofola. Cosa che non di rado accade negli uffici stampa – anche se, entro certi limiti, può anche essere comprensibile.

Del resto: la vedreste la possibilità di un Ufficio Stampa Ferrero che scrive: «Se vi abbuffate di Nutella oltre che diventare ciccioni a sfare, distruggete anche le palme della terra a causa dell’olio di palma»? Non esiste, vero?

Dopo quella che io ritengo una emerita tromboviolinata per l’ospedale di Pescia, inizio a raspare come una gallina (a noi i nostri maestri di mestiere di un tempo insegnavano così) perché non credo che due équipes si mobilitino insieme e, a ruota, prima chiudono una emorragia e, immediatamente dopo e senza colpo ferire, rimettono insieme uno stinco rotto in due o tre punti. Potrebbe essere, ma mi pare «ecceziunale veramente».

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE

Ma nell’Italia dei cattocomunisti alla Rossi, non si può essere scettici: occorre una cieca fiducia nella parola di dio Pd.

Comunque – disincantati e stronzi come siamo e come restiamo, qual è nostro dovere – veniamo a sapere che, sul registro della sala operatoria dell’ospedale di Pescia, le cose risultano molto diverse.

In altre parole, l’équipe chirurgica ha bloccato l’emorragia, poi il paziente è andato, per 5 giorni 5, in terapia intensiva e poi (mi pare di ricordare il lunedì di Pasqua o giù di lì) l’équipe ortopedica ha “rincollato” le rotture. Fine della trasmissione.

Fatto è che la signora Daniela Ponticelli, coordinatrice dell’ufficio-stampa (si ricorda: esistente solo sulla carta) di Paolo Morello Marchese, aveva rifilato a tutti una bella bufala; una storia inesistente e – lo scrivo e je m’en fous –: una «tromboviolinata» di azienda, alla faccia del sessismo e della pruderie dei catto-com/unicatori/unisti delle commissioni di disciplina dei giornalisti toscani.

«Voi ebrei – dice il marchese del Grillo al giudìo Aronne Piperno che gli ha restaurato dei mobili – avete ammazzato il figlio di dio. Posso incazzarmi ancora un po’ anche se è passato tanto tempo?». Lo stesso vorrei fare io, se permettete, Catoni della disciplinare fiorentina!

Sono convinto – e non solo io, ma molti altri con me: tranne, ovviamente, i «giusti fra i giornalisti» di Vicolo dei Malespini – che la signora Ponticelli, se ricevesse l’ordine di scrivere che Gesù in croce morì di geloni ai piedi, potrebbe perfino riscrivere il Vangelo aggiungendo che, quel giorno, sul Golgota, ci fu una nevicata di 50 cm e con 12 sottozero. E questa («sono convinto») è una opinione: perciò non sindacabile né censurabile neppure dai padroni dell’inqusizione.

TAMPONI E TAMPAX

La radice è la stessa, *tamp-, con significato di tappare. Non soddisfatto della ricerca sul campo, il 23 aprile ho rivolto una richiesta formale di accesso alla democraticissima Ausl Toscana Centro, chiedendo che mi si rispondesse alle domande che ponevo: in pratica sapere che cosa c’era scritto sul registro della sala operatoria di Pescia su quel miracolo di chirurgia.

Ero, più che sicuro, certo che nessuno si sarebbe tolto neppure una caccola dal naso. E così è stato. Ad oggi, 25 maggio, dopo il tempo canonico per le risposte, l’Asl ha fatto quello che si chiama una eclatante cilecca.

Scarica da qui la richiesta di accesso a cui l’Asl non ha mai risposto. La Pec risulta consegnata il 23 aprile 2020 alle 10:39.

CONCLUSIONE LOGICA INOPPUGNABILE

La dottoressa Sara Melani, direttore dell’Ospedale di Pescia ha avallato la fake-Ponticelli? Perché?

A questo punto mi chiedo e chiedo all’Asl, alla signora Daniela Ponticelli, alla dottoressa Sara Melani, direttrice sanitaria dell’ospedale di Pescia, e – insieme – all’ambaradan della commissione di disciplina dei giornalisti della Toscana:

  1. cui prodest questa fake messa in ponte dalla coordinatrice dell’ufficio stampa Usl Toscana Centro?
  2. perché inventare e cucire questa pelle di montone gonfia di aria fritta?
  3. perché far parlare anche i medici a conferma di un fatto che non è mai avvenuto?
  4. la commissione di disciplina di Firenze salverà ancora una volta (la terza, per la verità) la “comunicatrice” scorretta dell’Asl, così incoraggiandola ancor di più a operare in maniera del tutto riprovevole con la stessa “pericolosità” di un paziente asintomatico di Covid-19?
  5. che cosa farà la disciplinare stavolta? Cercherà di far fuori il signor Bianchini perché “rompe i coglioni” e non copre le malefatte di un/una collega?

E ora, lettori, vi fidate ancora pienamente di certi giornalisti come di certi magistrati che hanno infangato il nome dell’informazione de della giustizia?

E questo è solo il primo episodio della saga…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritti di cui all’art. 21 Costituzione italiana

La bocca della verità

Domanda: se vedo uno che compie un qualsiasi illecito, devo tacere per non violare la sua privacy o devo parlare per dire ciò che ho visto e chi ho visto farlo?
La risposta ai lettori.


 

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