sistema marcio & massacro di stato. GIUSTIZIA SOCIALE DOVE? NELLE TASCHE PIENE DEI TRADITORI DELLA CLASSE LAVORATRICE E DI CHI APPOGGIA LA DITTATURA DEI RICCHI?

DECALOGO DEL SERVO. Il lavoratore ha diritto: 1. di tenere giù la testa; 2. di tenere la testa giù; 3. di abbassare la testa; 4. di non alzare mai la testa; 5. di non rizzare il capo; 6. di non parlare mai, sennò son guai; 7. di tacere per non prendersi un calcio nel sedere; 8. di stare zitto o altrimenti è fritto; 9. di manifestare liberamente il proprio pensiero solo se approvato dal Padrone Democratico; 10. di cantare le lodi del Pd con l’inno Bella ciao!

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CHI STA BUONO NON VA FUORI:

FACCIAMO LA FESTA AI LAVORATORI!


 

QUANDO PARLO di comunisti (e ormai ne parlo spessissimo da 20 anni a questa parte) non intendo altri che quel manipolo di manigoldi trasformisti che si sono fusi e confusi con i cattolici deprecabili pronti a scegliere non, come avrebbe detto il papone polacco, «droga do boga», la via verso il signore, ma la strada verso i quattrini, il liberismo sfrenato, il sorosismo, la carolite e la merkelite croniche e, insieme a tutto questo, i conti in banca e, se possibile, all’estero nei paradisi fiscali. Ai lavoratori sfanculate e sputi in faccia.

L’emblema di questo rovescismo sfacciato come il culo delle scimmie, resta uno dei campioni di tutti i secoli: quel sindacalista della Cgil che ha scalato le ferrovie italiane, quel Birra Moretti là che, in un vero stato socialista, sarebbe stato preso, portato allo stadio e giustiziato per aver tradito tutti i più santi princìpi della giustizia sociale e del diritto al lavoro e a una vita dignitosa come Costituzione vorrebbe.

L’ho scritto – e lo riscrivo qui – ch, mai come oggi, sarebbe necessario un vero comunismo, contrapposto a quello di latta della Lilli Gruber, di Gad Lerner, di Luca Telese, del 90% dei giornalisti italiani che non si distaccano assolutamente dal cliché di quei filofascisti che appoggiarono Mussolini per vent’anni, e di tutti quei traditori-massacratori del popolo che siedono sui banchi del parlamento e sulle poltrone del Quirinale e di Palazzo Chigi.

Anche Pistoia è piena di esempi di gente di questo tipo: onorevoli e sindacalisti che con il popolo si sono riempite le tasche e che, alla fine, si sono, magari, guadagnati doppie e triple pensioni – quando non anche posti dannatissimi ma molto retribuiti, in aziende di sfruttamento del popolo tipo Publiacqua.

Moretti. Presentazione del Frecciarossa 1000

Evidentemente al peggio non c’è mai limite. E vengo al caso del licenziamento di Antonio Vittoria dell’Ugl. Un licenziamento di cui già sapevo tutto sin dal primo istante, ma su cui non sono uscito per un semplicissimo motivo: volevo vedere quanto ci mettevano a uscire gli altri; i giornali importanti e organici che regnano nella Pistoia-sarcofago, le Tv cosiddette libere (un corno) che vivono di luce, di Vangelo e di chiacchiere-fuffa.

Gli unici a uscire, alla fine, sono stati i Carc, dinanzi ai quali mi tolgo tanto di cappello. Gli altri – Rsu e triplice alleanza, Cgil-Cisl-Uil – non hanno neppure respirato: probabilmente perché chi sta bene non si muove e se ne catafotte degli altri. Ma ricordino: il vittoria è solo il primo della lista…

Non siamo un «grande popolo» e non ce la faremo neppure a uscire da questa situazione di evidente infamia generata da un governo eletto da nessuno e sostenuto da un manipolo di sedicenti progressisti che hanno eletto e voluto un Mattarella non-presidente e per niente garante di niente.

Di me non mi sono mai preoccupato e non mi preoccupo neppure ora, dato che il mio orologio sta girando verso la mezzanotte. Una cosa è però certa: che chiuderò gli occhi senza timore di niente. Perché, se l’aldilà non esiste, sono salvo; se esiste, sarò almeno beato, se non di più.

Se non altro perché non ho contribuito in alcun modo a massacrare il popolo lavoratore sfanculato da così tanti buonisti alla Bellanova che si prendono cura di tutti recitando il Credo e mangiando ostie a Vicofaro.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di tutti i diritti umani

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E ora leggete cosa dicono i Carc. E, se potete, cercate di imparare qualcosa.

 

HITACHI RAIL, DUE PESI E DUE MISURE

BASTA CON I LICENZIAMENTI UNILATERALI

Antonio Vittoria

 

Pistoia, 26 aprile 2020. Di seguito alla nostra introduzione troverete la trascrizione di un messaggio vocale (che potete ascoltare cliccando il seguente link: https://www.facebook.com/361259347416492/videos/156237239163241/) inviato da Antonio Vittoria, il segretario provinciale di Ugl Pistoia recentemente licenziato dall’azienda Hitachi Rail.

Quanto detto da Antonio Vittoria è molto importante perché oltre a offrirci la possibilità di comprendere meglio il clima da caserma quotidianamente vissuto all’interno dello stabilimento, pone all’ordine del giorno della discussione alcuni tra i principali temi che la classe operaia e il resto dei lavoratori devono risolvere.

Il primo riguarda la legge 2105 del Codice Civile che vieta ai lavoratori la possibilità di denunciare le aziende che non rispettano norme e vincoli pattuiti a livello nazionale. Il licenziamento di Antonio Vittoria è l’esempio palese di come i capitalisti non guardano in faccia a nulla pur di perseguire i loro interessi e continuare ad accumulare profitti.

Il secondo tema, strettamente connesso al primo, riguarda i metodi e le forme organizzative da adottare per non incorrere in attacchi repressivi, denunce, demansionamenti, pressioni psicologiche, isolamento e licenziamenti.

Come scrive il (nuovo)Pci nel comunicato http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2020/com13-20/Com.CC_13- 2020_fed_alla_propria_classe.html, che vi invitiamo a leggere e di cui riportiamo uno stralcio: “dove ci sono rapporti di forza che lo consentono, e cioè organizzazioni operaie legate alle masse popolari che il padrone non è in grado di attaccare, devono denunciare pubblicamente (ai giornali, alle amministrazioni comunali, alle Asl, alla Protezione Civile, all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa), ecc.) condizioni insicure sia ai fini della prevenzione del contagio sia quelle che c’erano anche prima dell’epidemia e indicare le cose che occorre fare per garantire la sicurezza di chi lavora.

Dove i rapporti di forza sono sfavorevoli, devono mandare lettere anonime (ai giornali, alle amministrazioni comunali, alle Asl, alla Protezione Civile, all’Arpa, ecc.).

Se i lavoratori non se la sentono di agire pubblicamente ma hanno informazioni circostanziate (con ad esempio nome e cognome dei dirigenti responsabili dei fatti denunciati e simili), le devono inviare al (n)Pci che provvederà a renderle pubbliche e quindi a farle oggetto di lotta politica. Possono farlo

  1. usando il programma Pgp, vero “garante della privacy”. Le istruzioni per installarlo sono in nuovopci.it/comrapid/2019/05/Rapid_05.html. Le istruzioni sono precise e i documenti criptati con questo sistema non sono decriptabili se non da chi ha le chiavi per farlo, e cioè autore e destinatario;
  2. con Pgp ciò che scrivono non è leggibile, ma l’importante non è che il padrone venga a sapere che qualcuno lo sta denunciando. Importante è che non sappia chi lo fa. Quelli che lo fanno garantiscono la loro “privacy” con il programma Tor, che consente loro di trasmettere il loro documento. Con Tor creano una postazione ignota ai controllori, cioè un indirizzo di posta elettronica con nome fittizio e da questo indirizzo scrivono al destinatario. Le istruzioni per farlo sono in nuovopci.it/corrisp/Istruzioni_Tor_Browser_05.06.15.pdf.

A pochi giorni dalla giornata internazionale dei lavoratori del 1° maggio, il messaggio di Antonio Vittoria diventa un vero e proprio appello alla solidarietà e all’organizzazione non solo per quanto riguarda i lavoratori Hitachi e dell’incentrato pistoiese, ma anche di altre categorie e settori produttivi oltre a quello metalmeccanico: dal Servizio Sanitario al pubblico impiego, passando per le telecomunicazioni, l’assistenza alle persone, la vivaistica, l’edilizia, la sicurezza, il comparto del mobile, ecc. ecc.

L’obbligo di fedeltà imposto dalla legge 2105 è la spada di Damocle che pende sulla testa di ciascun lavoratore e l’organizzazione nei reparti (pubblica o clandestina che sia) è il primo passo da compiere per non essere schiacciati dai capitalisti. La ricca esperienza dei Consigli di Fabbrica e dell’Autunno Caldo sono istruttivi sotto diversi aspetti. Per questo diciamo ai lavoratori di studiare la storia della classe operaia. Il passo successivo allo studio è quello di elaborare percorsi pratici e concreti per rendere gli insegnamenti tratti dalla storia della classe operaia strumenti utili all’organizzazione nelle forme che servono oggi per vincere. Buona lettura…

 

Salve a tutti. Sono Antonio Vittoria, il segretario provinciale di Ugl Pistoia. Innanzi tutto volevo ringraziare il Partito dei Carc, il Comitato Aurora e il Comitato Ho Chi Minh del (nuovo) Partito comunista italiano per quello che è stato il vostro supporto, la solidarietà, l’umanità e il rispetto che avete avuto nei miei confronti. Riconoscere le battaglie da me sostenute conferma che può e deve esistere un unico obiettivo, al di là delle rispettabili idee di tutti noi, orientato a tutela dei diritti e della sicurezza dei lavoratori e del resto dei cittadini.

La questione che sono oggi a rappresentarvi ha avuto inizio il 17 ottobre 2019 con il mio spostamento dagli uffici all’officina, demansionamento avvenuto in pieno orario di lavoro per far si che venissi messo alla berlina e in stretta simbiosi con quel famoso detto “colpirne uno per educarne cento”.

Il 4 dicembre 2019 – in un clima di quiete prima della tempesta – ricevo una comunicazione ufficiale dell’esistenza di un procedimento penale a mio carico avviato a seguito di una denuncia fatta dall’azienda per presunti, e sottolineo presunti, reati informatici.

Successivamente alle festività natalizie, il 2 gennaio 2020 si è aperta la procedura di rinnovo della Rsu Hitachi Rail di Pistoia il cui esito elettorale, a parte la vittoria del nostro delegato nel collegio degli operai, non ha visto la mia riconferma nel collegio impiegati a causa della forte penalizzazione ricevuta da tutto ciò che era accaduto.

Hitachi Rail Pistoia

L’azienda, senza neppure attendere la data di ufficializzazione della nuova Rsu (quindi ero ancora agli effetti uno Rsu in carica), il 2 di marzo mi ha consegnato ufficialmente una lettera di contestazione disciplinare che culmina il giorno 11 marzo con la comunicazione ufficiale e unilaterale di licenziamento. Unilaterale perché effettuata eludendo quelli che sono gli accordi previsti del contratto nazionale che prevedono la richiesta di nulla osta nel procedere che si ottiene attraverso un esame congiunto con la segreteria sindacale territoriale.

Poi vi sono state ulteriori diatribe fra me e l’azienda che non sto qui ad elencarvi perché riguardano aspetti di carattere antisindacale che dovrò far valere nelle sedi opportune.

Al di là della questione mia personale ciò che voglio far notare sono i due pesi e le due misure adottate dall’azienda su regole uniche che dovrebbero riguardare l’interezza dei soggetti dipendenti di Hitachi. Se esiste un regolamento disciplinare dov’è scritto che un soggetto qualsiasi, e dico qualsiasi riferendomi all’amministratore delegato fino all’ultimo dipendente, debba essere sospeso e non licenziato prima che un giudice stabilisca la sua colpevolezza rispetto a quello che si ipotizza essere un reato, perché tale giusta opportunità viene concessa o meno da Hitachi Rail a secondo del soggetto con cui si relaziona?

Ho voluto raccontarvi questa vicenda perché non riguarda soltanto il sottoscritto Antonio Vittoria, ma l’intera platea dei lavoratori. Sicuramente davanti alla legge e davanti alla nostra Costituzione che garantisce il diritto inalienabile nel rispetto e nella dignità della persona non è possibile accettare che si faccia delle cose due pesi e due misure. Nel caso di Hitachi ciò è avvenuto in passato e sta avvenendo oggi in un silenzio assordante che a mio parere è molto pericoloso e merita di essere marginato quanto prima possibile.

Questo è il mio parere. Vi ringrazio ancora e vi saluto.


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