sistema marcio. POLITICI DEL MENGA, PIÙ SON PICCOLI E PIÙ FANNO CASINI

«Non sarebbe l’ora, in nome del rifiuto dell’odio che professate come un dogma, di farla finita di usare i morti e i vivi per affermare la vostra superiorità di razza bolscevica come il signor Togliatti, che sputò sulla cittadinanza italiana? Va bene che la sinistra la vuole regalare a tutti con lo ius soli, tanto che perfino la stessa Germania ha chiesto se il governo italiano alla Mattarella non fosse un governo di scemi!»
Indro diceva che la professione era pericolosa. Lui lo sapeva bene dato che era stato gambizzato ai giardini pubblici

CU È ORBU, SURDU E TACI,
CAMPA CENT’ANNI IN PACI

[antico proverbio siculo]


Benito Mussolini

 

SERRAVALLE. Ho detto fanno “casini” e non casino. Far casino significa fare confusione: fare casini, al contrario, significa moltiplicare per mille il casino primordiale in cui sono immersi (e non se ne rendono conto perché perlopiù hanno un grado di istruzione infimo pur se sono professori); in cui sono immersi, dicevo, come le prime amebe nel brodo primordiale di cui ci parla un famoso autore di primigènia fede comunista (anche se poi si dimise, schifato, dal Pci), Italo Calvino, nelle sue Cosmicomiche.

Ora a Casale-Serravalle ce n’è una nuova, mi dicono – se è vera. Sembra che la ex-vicesindacA, Simona Querci, intenda far togliere (avrebbe già scritto un documento da portare in consiglio) la cittadinanza onoraria, provate a dire a chi? A quel Benito Mussolini di cui in generale i serravallini ai tempi d’oro erano amici votati e fedeli. E forse nemmen poco.

Simona Querci

A Mussolini, per fatto storico, tutti i Comuni d’Italia più o meno decretarono la cittadinanza onoraria. La vicesindaco di Eugenio Patrizio Mungai, che è stata in amministrazione per almeno una ventina d’anni se non di più, si accorge solo oggi che Mussolini era cittadino onorario della torre di Castruccio. Prosit!

Credo che sia un po’ tardi per accorgersene, anche se, personalmente, non mi farebbe alcun effetto vedere votata una legge nazionale che stabilisse (art. unico) «È revocata la cittadinanza onoraria nei Comuni che la concessero a Benito Mussolini in periodo fascista». A questo punto, democratici di sinistra, è chiaro come la penso o no?

Al tempo stesso, però, gradirei che si parlasse anche di Togliatti e della sua rinuncia alla cittadinanza italiana: «…a proposito del suo patriottismo, vale la pena di rammentare che nel 1930 rivendicò orgogliosamente la rinuncia alla cittadinanza italiana perché – disse allora – come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mentre, come “cittadino sovietico” sentiva di “valere dieci volte più del migliore italiano”». Poi però con i suoi compagni della resistenza fece strada e quattrini.

Il francobollo russo dedicato a Palmiro Togliatti

Non sarebbe, allora, il caso, professoressa Querci, di chiamare l’idraulico e fare sturare tutto, e non solo a metà, il collo d’oca del lavandino del Comune, in maniera da far defluire nelle acque, più che nere luride, la morchia del puzzolentissimo strumentalismo politico con cui si vuole mettere in difficoltà il sindaco Piero Lunardi? Che è, sì, avventato, disorientato, un po’ frescone, spesso poco concludente come una punta che avanza nello stadio e che, quand’è sotto porta, colpisce il pallone con il piede sinistro mandando il tiro a puttana sul prato verde di gioco, ma non meritorio di tanto?

Lo volete strizzare al muro solo perché non è come voi del Pd? Ma se dimentica che a Casale avete un infoibato (Roberto Daghini lo sa bene), allora state zitti perché Tito era amico di Togliatti anche se legava gli italiani col filo spinato e riempiva le buche carsiche per renderle sicure?

Fossi il sindaco Lunardi, non batterei ciglio alla richiesta della Querci: solo protenderei che costei, così attiva e ciggiellina, facesse abiura togliàttica. E vorrei ricordare, anche, che qualcuno di Serravalle denunciò la famiglia Cittone e che, quando la Sol – e qui lo sottolineo – fu ritrovata da me, Edoardo Bianchini, attraverso miei amici ebrei residenti in Israele, fu fatta una festa senza che nessuno dell’amministrazione di sinistra (né Mungai né la Querci stessa) avesse la buona educazione di scrivere una lettera d’invito e di ringraziamento a chi, quella vittima di fascisti serravallini, la aveva ritrovata e portata sul luogo di partenza della sua tragedia, dato che lei soltanto, pur essendo finita tra le sgrinfie di Mengele, se l’ara cavata, mentre tutti i suoi familiari erano morti ad Auschwitz.

Eppure quei due “coglioni” che avevano rintracciato Sol Cittone, cari piddini che amate la Segre (ma non certo gli ebrei e sostenete i palestinesi),  erano quel bischero del Bianchini, direttore di questo giornale; e quella bischera della dottoressa Dana Biro, israeliana, sua allieva all’Università per Stranieri di Perugia, figlia di profughi ebrei-ungheresi.

Non sarebbe l’ora, in nome del rifiuto dell’odio che professate come un dogma, di farla finita di usare i morti e i vivi per affermare la vostra superiorità di razza bolscevica come il signor Togliatti, che sputò sulla cittadinanza italiana? Va bene che la sinistra la vuole regalare a tutti con lo ius soli, tanto che perfino la stessa Germania ha chiesto se il governo italiano alla Mattarella non fosse un governo di scemi!

A Casalguidi acqua al cloruro di vinile

Non vi sembra il caso di piantarla e di essere più seri su temi come, per esempio:

la discarica e i suoi casini

il famoso “progettone” (tanto ne parla tutto Casale e si sa bene cos’è)

il cloruro di vinile che esonda nei pozzi casalini

le modifiche e le varianti ai piani di fabbricazione

le voci e le rifrùcole dei nomi dei futuri sindaci di sinistra (la signora Franca Frosini o il signor Giacomo Ginanni di Forti Legami, che stanno a fare a chi è più bravo e meritevole di recitare nel ruolo del «maschio alfa» alle prossime comunali) e alla fine – e mettiamocelo! –

il piano di fabbricazione che, se sarà portato in consiglio, farà grattare seriamente in testa Piero Lunardi?

Sulle case, sull’edilizia, sui fabbricati, sui poderi che diventano edificabili qui e non lì (vedi ad esempio il Carbonizzo di Montale con Betti) quella di Serravalle non sarebbe la prima amministrazione a schiantare.

Pistoia: non ci sono menti storiche nel giornalismo, fra bimbetti che scrivono e gente venuta da fuori. A Quarrata nel 1975 il Pci di Caramelli superò la Dc+Psdi di Vittorio Amadori e di Doriano Spinelli. E riuscì a farcela perché… «per un punto Martin perse la cappa».

Vittorio Amadori, sindaco di Quarrata [foto Michelozzi da Noi di Qua]
Amadori, infatti, portò il suo (allora) P.R.G., piano regolatore generale, e siccome Spinelli non aveva avuto quel che voleva, non lo approvò. Il consiglio di Quarrata (trenta consiglieri), in cui la maggioranza era di 16 con Spinelli ago della bilancia, rimase a pari e patta: 15 a 15. Fermi tutti e chiuso.

Tre o quattro mesi dopo Luciano Caramelli e il Pci entrarono trionfalmente in Comune. E da allora la sinistra è ancora lì, con il culo incollato alla poltrona.

Un consiglio a Lunardi, che – oggi l’ho scoperto – non mi vuole molto bene, anche se mi sorride. Un consiglio tratto da un cortometraggio underground che un gruppo di vivacissimi allievi del Forteguerri realizzò durante una gita in Grecia; un vero e proprio capolavoro.

In quell’opera impareggiabile intitolata Le nozze di Fresh & Clean, recitata da soli maschi come nel teatro giapponese, un personaggio onirico dal nome fortemente suggestivo (Onan il Saggio: da Onan deriva onanismo, più noto come masturbazione), usciva da un armadio e diceva a uno dei protagonisti: «Attento al culo… Attento al tuo culo!» come severo ammonimento pieno di nefasti presàgi.

Pace e bene a tutti!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di cronaca, critica, satira e pizza margherita ma con aggiunta di peperonata

Potenti che il Comun reggete in vetta,
attenti a non finir tosto in porchetta.
A Serravalle, quando l’ora scocca,
potreste uscirne col limone in bocca!


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