sistema marcio. PREFETTO IN CIABATTE: MI SPIACE, MA NON SONO AL SOLDO DEL SOLDA

«Vedete, egregio “eugeniosolda1”, qui non è questione né di codici né di cellule: ma di un post-sessantottismo da barbianesi che ha trasformato la poco gentile scuola fascista di Gentile in una omogeneizzata scuola comunista di asini»
Un incontrop di “protocollo” del prefetto Zarrilli con sindaco di Quarrata, carabinieri e altri

CHI NON VUOL PIEDI SUL COLLO,
NON S’INCHÌN FINO AL MIDOLLO


La mail più polposa…

 

EVIDENTEMENTE il mio commento sulla pensione della prefetta Zarrilli che se ne va, con dispiacere, da Pistoia (vedi: [s]toccata & fuga. il prefetto se ne va, ma anche la forma è sostanza) deve aver dato sui nervi a qualcuno, se stamattina ho ricevuto ben due mail che riporto qui di séguito così come sono state scritte e ricevute:

1. «Caro bianchini si vede subito che non conosci esattamente quali siano le competenze del prefetto…..parli per luoghi comuni e ti invito a leggere il codice amministrativo sempre che sia in grado di capirlo…..si documenti meglio e renderàun servizio più a chi la legge» (da Eugenio Solda eugeniosolda1@gmail.com a direttore@linealibera.info).

2. «Per il giornalista bianchini…..credo che non abbia mai letto il codice amministrativo…..si informi meglio e renderàun servizio più utile» (sempre da eugeniosolda1@gmail.com a redazione@linealibera.info).

Non conosco il signor eugeniosolda1 che neppure si presenta e si firma: insomma si fa sotto con le infradito, la canottiera e i bermuda in fondo al culo; che non si sa chi è; che potrebbe essere perfino lo choffer della prefetta stessa, lui che mi «dà del tu» per un po’ e sùbito torna a un più formale lei («renderà»); lui che mi invita, giustamente dal suo punto di vista disinvolto adatto a una spiaggia d’estate, a informarmi meglio perché non conosco «quali siano le competenze del prefetto…..» (Maremma, quanti puntolini! In italiano ne bastano 3!).

E ha ragione, forse. Infatti, come il signor eugeniosolda1 presume, io non ho mai letto «il codice amministrativo» e non so neppure se – come dice il signor presuntuoso1 – sarei in grado di capirlo.

Può pure darsi di no. Per questo, dato che io parlo «per luoghi comuni» (e magari anche per Province soppresse da Delrio e Regioni che sarebbero da sopprimere per sanare il deficit di bilancio e di cervello dem), ho provato a sfogliare il suddetto codice – sia pure con immensa fatica, perché non so né leggere né scrivere né far di conto avendo, per età anagrafica, frequentato la scuola fascista di Gentile e non quella progressista e resistente (come l’ignoranza) della minestrA Fedeli.

E ho scoperto una interessantissima norma che reca perfetta luce a tutti circa le attribuzioni del prefetto.

È qui la festa?

L’articolo 00 (zero-zero o doppio zero proprio come la farina) recita testualmente: «Il Prefetto, nelle sue plurime vesti istituzionali, è tenuto a presentarsi in pubblico vestito all’ultimo grido di moda che, oggi, prevede lo stile “ditone all’aria”, ciò anche in dipendenza del fatto che, con il modesto stipendio percepito, non è in grado di far fronte alla spesa per un “décolleté donna”, più consono, fra l’altro, alle pensionate minime dell’Inps da 495 € mensili, anche se oggi notevolmente privilegiate dal cospicuo aumento concesso dal governo progressista (che il Prefetto, peraltro, rappresenta) per un ammontare di ben 3 € annui». Articolo introdotto e con il Decreto Milleproroghe firmato dal guardasigilli Bonafede per chi ci crede e niente vede.

Ora è tutto più chiaro e scientificamente preciso. Il servizio informazione ai lettori è perfetto e il signor eugeniosolda1 (a cui non sarebbe sprecato un formalissimo Voi) non può lamentarsi oltre.

Sempre che vogliate, signor eugeniosolda1, potete donare alla prefetta un paio di scarpe affinché in una prossima vita, nel caso torni a riprefettare, si ricordi di dare la mano a un ufficiale dei carabinieri non in ciabatte, ma seguendo un elementare principio di sobrietà ed eleganza minima qual si richiede a un ruolo istituzionale in chi rappresenta un governo, foss’anche democratico, riformista, progressista e radical da ztl.

Vedete, egregio eugeniosolda1, qui non è questione né di codici né di cellule: ma di un post-sessantottismo da barbianesi che ha trasformato la poco gentile scuola fascista di Gentile in una omogeneizzata scuola comunista di asini.

E gli asini, si sa, hanno, loro malgrado, un unico set di scarpe: quattro zoccoli che non si cambiano mai e che non si lucidano neppure a Natale e a Pasqua e Ferragosto.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di critica, cronaca, satira e Codice Amministrativo
Come Galateo istituzionale leggere attentamente Maledetti Toscani di Curzio Malaparte laddove si parla anche del famoso proverbio livornese che dice: «Donna in ciabatte, mele basse».
Bon pro o… bon ton Vi faccia?


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