sistema palamara. RIPENSANDO AL DOTTOR FIORE: NON PUÒ CONTINUARE CON UNO STATO DI POLIZIA IN CUI SI PUNISCE CHI CHIEDE LEGALITÀ E TRASPARENZA E SI PREMIA LA DELAZIONE E IL LAVAGGIO DEL CERVELLO PER IL PD

Oggi l’Italia funziona così, caro Draghi – se non te ne fossi accorto. Così funziona il giustizialismo comunistico da Di Pietro, mani sbiancate con Omino Bianco, 5 Stelle (o… stalle, con tanti vaffanculo?), immigrati, sequestrati, mascherine di cacca per fare quattrini e andarsene via con i conti nei paradisi… fecali

Col suo intervento su Facebook, ora irraggiungibile dalle spie dell’Asl che si sentono giornaliste, il dottor Fiore, che non ha mai avuto paura di niente, continua a mostrare una educazione libera e liberale. E mi rammenta: cosa di cui mi sento davvero onorato

 

PUOI ARROSTIRE PUR SAVONAROLA,

MA L’ACIDO, ALLA FÌN, TI TORNA A GOLA!

 


 

Dott. Giuseppe Fiore. Così finisce chi pensa col proprio cervello

 

ALMENO TRE COSE mi avvicinano e mi legano al dottor Giuseppe Fiore, diabetologo già di stanza a Pescia e non solo, e ora felicemente in pensione:

  1. la volontà di non piegare la testa agli ordini di partito in nome della assoluta libertà di pensiero;
  2. l’essere, lui, così educato e disponibile con i pazienti (e l’ho visto non poche volte, perché mi seguiva per i rinnovi di patente da diabetici), pazientissimo ed educatissimo anche con chi non capiva una minchia;
  3. l’essere stato, lui, così irreprensibile, vittima, con me, dello stesso servizio dell’Asl democratica, sezione Toscana Pd: parlo del servizio stampa, informazione segreta, Kgb e spioni di stato di polizia.

Entrambi, infatti, siamo stati vittime della dottoressa/non-dottoressa Daniela Ponticelli, capa dei capibastone dell’informazione di regime di Alessandro Scarafuggi, Roberto Abati e Paolo Morello Marchese, “affondatori” della sanità toscana di Enrico Rossi. Costei, prona al potere del Pd, era difesa a spada tratta dall’avvocato/non avvocato Luca Cei, ora a Livorno – dove i “cei” potrebbero anche essere gli anguillini maschi senz’occhi che piacevano tanto a Neri Tanfucio, lo scanzonato Renato Fucini. Chi, per caso, si sentisse offeso, prima di passare da un qualsiasi avvocato, sappia in chiaro che delle affermazioni di cui sopra, il giornale ha ampia e incontrovertibile documentazione ufficiale e che le nostre mutande hanno smesso di tremare da mo’. Chiaro?

È andato in pensione anche il dottor Fiore e – ovviamente – l’Asl della Pravda e dell’Izvestija dirette dalla Ponticelli, non si è scomodata; si è comportata – more solito – come l’asin bigio che rosicchiava un cardo rosso e turchino in Davanti San Guido di quel massone, libero pensatore un po’ sversato del Carducci – orrore dei politicamente corretti toscani, ovvio.

Come al solito fugienti hosti, munienda via: al nemico che fugge ponti d’oro. La signora Ponticelli, non-dottoressa come altri ragionieri senza ragione, spiò Facebook del dottor Fiore e, obbedendo alla lettera alle direttive del partito che fa e disfa le persone e le loro vite perché è unto da dio con l’olio della Xylella FasPtiDiosa che tutto assolve e lubrifica, lo denunciò alla commissione di disciplina, il regno della Terra di Mezzo del dottor Roberto Biagini. Siamo alle commissioni di disciplina: tutte uguali. Quelle dei giornalisti, quelle dei medici, quelle dell’Asl; quelle degli avvocati etc. etc. etc. e quella, super partes ed erga omnes, dei magistrati: regno marino di Palamara, dove chi ha le palle più grosse le ordina e spara.

L’Italia funziona così, Draghi – se non te ne fossi accorto. Così funziona il giustizialismo di stato di polizia comunistica (Di Pietro, mani sbiancate con Omino Bianco, 5 Stelle – o… stalle, con tanti vaffanculo?).

Giuseppe Fiore, torinese, quindi straniero e portatore di libero (pericoloso) pensiero, era brutto e cattivo. Non ci fu verso: nonostante tutto, la Ponticelli – che aveva sì obbedito agli ordini del Führer, ma ad ordini da nazi-cazzi-comunisti di pasta staliniana di grano duro (ed ecco perché i comunisti s’appaiano con i cattolici: perché chi si somiglia si piglia, dicono a Porretta) – uscì assolta, libera dal peccato e sicura da ogni turbamento. Le avranno aumentato la base retributiva?

Il presidente dei punitori dell’Usl Toscana Centro, dottor Roberto Biagini

Il dottor Roberto Biagini, il Tomás de Torquemada dell’Asl di Morello, da assoluto remigio al sistema ligio, adottò una delibera di censura che solo un prete guardone e con conclamate tendenze pedofìliche, avrebbe potuto architettare.

Io, moi, je, anì (in ebraico), uno dei pochissimi (appena due o tre in tutto) che ne parlarono: ma con i preti, con i comunisti e, poi, coi preti-comunisti o i comunisti-preti, nessuno ce la può fare. Sono i San Pietri delle chiavi del cielo, molto portati, però, a costruire chiavi[che] di moralismi politicamente corretti.

Purificami, o Signore – salmo che faceva cantare in chiesa don Gargini, il dimenticato da don Bardelli Manone con la sua Maic – Purificami, o Signore, dal cattocomunismo del 68 casermettaro di Pistoia in poi, non è terminato mai più, come avrebbe dovuto, con l’espressione “sarò più bianco della neve”; bensì con l’affermazione apodittica di “sarò più rosso di Enrico Rossi”, della ex-democristiana Saccardi, e di tutta Napoli che fa stiantà petardi (questo è un puro depistaggio per fare rima: anche se certi avvocati non lo capiranno mai; né mai certi giudici che ignorano la lingua italiana nella, per loro incomprensibile e inavvicinabile, complessità ironico-satirico-umoristico-critica, da cui il libero pensiero può librarsi in aria senza dover picchiare, come nei fili dell’alta tensione, in certi squallori espressivi del tipo “disegno criminoso” et similia

L’area della sinistra radical è la nemica mortale del libero pensiero. E chi non si allinea è subito vittima sacrificale: guardate da quanto sono ai domiciliari io (che non ho fatto nulla) e preoccupatevi di non sbagliar mai a obbedire, perché potrebbe toccarvi anche una sorte peggiore della mia, volendo…

Uno strumento caro al potere: il tromboviolino o violinofono. Ecco il famoso strumento a corde: suona per tutti, ma spesso morde!

Ponticelli libera, Bianchini e Fiore non a fare il catenaccio, ma a fare gli incatenati. Io ero stato sessista perché avevo definito tromboviolinate le note stampa della Ponticelli, bombardate a ripetizione sui giornali locali a suon di chiarine da valletti vestiti Pd, e sviolinate di circostanza.

Prima, vista la prise de cul, si incazzò il dottor Roberto Abati (di nome e di fatto: pareva un vero Abbone da Nome della Rosa, bello, ricco e paposo – aggettivo simile al petaloso di Renzi); sembrava un mite, ma era velenoso); poi ci fu la commissione di disciplina dei Torquemada dei giornalisti per me. Io dovevo essere punito per forza. Presentammo documenti a sfare e cinque testimoni tutti presi per il culo dai censori dei gazzettieri fiorentini. Nessuna offesa in gazzetiere, signori avvocati e giudici che non conoscete l’italiano più di Di Maio: gazzettiere è citazione da Guido Gozzano.

Risalvata, la capoufficio stampa, dallo “sconcio delle spiate” tipo-Fiore (perché spiate erano e non altro; e tali restano) e risalvata, per la terza e più oscena volta da una commissione di disciplina di giornalisti che le regalarono un Natale sereno. La storia fatevela raccontare dall’assessore alla legalità del Comune di Quarrata, l’avvocata Francesca Marini, dato che era lei la difensora dell’indifendibile.

Se la magistratura decidesse di fare il suo dovere, credo che dovrebbe entrare nella sede della disciplinare dei giornalisti in Vicolo dei Malespini 1 come un rostro (spagnolo) di cignale e sequestrare i fascicoli per rivedere le decisioni in punto di diritto e non di tessera. Ci sarebbe da divertirsi, senza dubbio. Molto di più che con la sàtira di questo odiatissimo giornale.

Il libero pensiero è, in ogni tempo e sotto ogni regime, il Savonarola da abbattere perché, smutandando la gente ben vestita e politicamente corretta, non fa come, nei Sepolcri del Foscolo, il Machiavelli, un politologo (si direbbe oggi: ma non come Gianfranco Pasquino) che temprando lo scettro a’ regnatori gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue; smutandando, dicevo, gli eletti e i santi radical, il libero pensiero il cul ne scopre, ed alle genti svela di quanta cacca grondi il lor sfintère. Procuratevi, ora, un bel manuale di stilistica italiana e studiatevi ammòdino le parti relative alla sàtira che, a detta di Quintiliano, tota nostra est, l’hanno inventata gli italici ed è, perciò, tutta nostra.

Col suo intervento su Facebook, ora irraggiungibile dalle spie dell’Asl che si sentono giornaliste, il dottor Fiore, che non ha mai avuto paura di niente, continua a mostrare una educazione libera e liberale. E mi rammenta: cosa di cui mi sento onorato.

Il problema è far capire a chi non ha gli strumenti per capire la lingua italiana. Non è poca cosa…

È per questo che, con le righe aspre di sopra (che qualche magistrato che non conosce l’italiano potrebbe credere offensive del padrone), rendo, al dottor Fiore, omaggio per una vita professionale e umana che certamente lascia, nell’ospedale di Pescia (ma anche di Pistoia) un buco visibile come la caduta di un paio di incisivi di primo piano in un sorriso di una modella che sfila.

Ed è grazie a persone come il dottor Fiore – e, modestamente, come me, anche: e non solo – che molti cacasottisti possono vivere tranquilli a casina loro: anche se per farlo sono costretti, ogni giorno, a ingollare non uno, ma decine di cucchiai di merda, come mi ripeteva il mio maestro di giornalismo, quell’insopportabile, ma verissimo, autentico professionista di Valeriano Cecconi.

Dagli arresti domiciliari, Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

 

 

E per chiarire
le idee ai più duri

Strade vicinali/interpoderali. Le vedete o no? Devono restare aperte. E se son chiuse devono essere riaperte. Ma sarete duri tutti quanti?

 

Vorrei ricordare a tutti che le questioni che sto ponendo da mesi, così ben riassunte in poche parole dal dottor Fiore, non sono “interessi miei personali in atti d’ufficio” o – come ha scritto qualcuno che evidentemente non ha letto niente e non ha fatto nessuna vera indagine – distorsioni in malafede dell’esercizio della professione di giornalista: sono questioni di diritto; e di diritto pubblico e non liti di confine fra polli che si beccano come i famosi capponi di Renzo. Se lo metta in testa anche il Mazzanti senza maschera ma non multato dal Bai.
Se liti, a Lecceto, ci sono state, ciò è accaduto solo perché i protettori della legge, i sorveglianti che non hanno sorvegliato, hanno concesso l’inconcedibile a chi forse stava loro più simpatico di altri cittadini meno tronfi e gonfi, più umili ma di certo più seri e rispettosi delle regole.
La responsabilità (e ci andremo a sbattere, prima o poi: è inevitabile) non è mia di me che infilo il dito nella piaga: ma certo di chi, in tutto questo casino generale degli uffici comunali di Quarrata, non ha vigilato come doveva.
Poi di chi, invece di indagare, si è comportato come i tecnici del Comune di Quarrata: ha fatto solo indagini “a colpo d’occhio”.

 


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