«socialMente», UN DRAMMA GENERAZIONALE

Claudia Marsicano e Francesco Alberici
Claudia Marsicano e Francesco Alberici

AGLIANA. C’è poco da ridere, anche se ride sovente, in socialMente, la prova delle prove, dopo una settimana di residenza artistica, offerta alla giovanissima coppia Claudia Marsicano e Francesco Alberici da Massimo Talone e Carlo Coda, cioè il vertice culturale del Moderno di Agliana.

E proprio al Moderno, dopo sette giorni di prove matte e disperatissime, sabato 28 febbraio, i due giovanissimi attori si sono messi all’anima di offrire al pubblico di casa il loro esperimento teatrale, già parecchio rodato, applaudito e riconosciuto in varie zone d’Italia.

Figli di un dio maggiore, come quelli che prendono le sembianze di apparecchi apparentemente innocui, come televisione e social network, i due ragazzi indossano gli abiti di una generazione ormai al delirio della deriva, vittime sacrificali impossibilitate a distogliersi dal magma di facebook, ad esempio, una totale invasione psicofisica che sta condizionando, in modo oltremodo deleterio, non solo i linguaggi, sincopati e ermetici, ma anche e soprattutto i tempi tecnici delle interazioni, della comunicazione, dello scambio umano, visivo, tattile, sociale.

Due ragazzi irrimediabilmente corrotti dal macabro fascino del tubo catodico, che li ha ormai reclusi a sagome di loro stessi, Claudia e Francesco, 22 e 26 anni rispettivamente, provano ad esasperare un concetto che sta diventando virus letale di quest’ultima generazione, quella risucchiata dal virtuale e che ha trovato meravigliosa e stabile residenza tra le pagine della follia, opposta alla saggezza, ma sarebbe meglio parlare di normalità, solo da dettagli grammaticali, fonetici, letterari.

Il salto nel vuoto sembra essere compiuto e questa generazione, incantata e incartata dai social network, non riesce più a liberarsene, tanto che ormai è quello di face book e twitter l’unico pianeta popolato. Un microcosmo nel quale possono trovare e trovano facilmente albergo miliardi di giovani, una presenza certificata da connessioni, ma non fisica, dove non occorrono posti letto, pasti e bevande calde per essere ospitati e sentirsi ospiti graditi. Anzi, più che ospiti, ognuno è proprietario del proprio spazio, che si dilata fino all’inverosimile in relazione al numero di amici dei quali si può dare sfoggio.

Un’ora scarsa di tragicommedia nella quale i due giovani mattatori danzano immobili e urlano silenziosamente la loro spettrale implosione, su una scena occupata da un piccolo divano posto davanti ad un televisione e con un frigorifero al lato, sulla cui facciata campeggia la f della parola d’ordine, quella nella quale vivono i loro scheletri e le loro provviste, entrando ed uscendo da quella porta che sembra essere il confino dell’umanità.

Una rappresentazione agghiacciante, nella quale, oltre al groove morale e artistico che tiene insieme i due protagonisti, si esaltano le doti poetiche e teatrali della commedia, rese blasfeme dalla maledizione che si sta abbattendo su una generazione orfana non solo di genitori ma anche di semplici punti di riferimento, con un passato inesistente e un futuro che si guadagna giorno giorno.

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