«SOCIETÀ DELLA SALUTE: PERCHÉ HO VOTATO CONTRO»

Tommaso Braccesi, Sindaco di Cutigliano
Tommaso Braccesi, Sindaco di Cutigliano

CUTIGLIANO. Sulla Società della Salute (Sds) sono stato l’unico, in assemblea, a trovare il coraggio per dire no a un vero e proprio furto. È infatti chiaro che lo strumento Sds, salvo alcune eccezioni, ha dato in generale cattiva prova; per noi della montagna è chiaro anche che stiamo per subire una nuova mortificazione: perderemo autonomia pure nel sociale. È mancato il coraggio per bloccare un carrozzone di cui non si avverte il bisogno. I cittadini hanno il diritto a sapere.

La vicenda prende avvio da recenti nuove norme regionali che obbligano i Comuni a rivedere i modi per organizzare welfare locale e assistenza sociosanitaria: adesso è infatti possibile conferire i servizi alla Sds oppure puntare su forme più moderne, snelle e funzionali attraverso convenzioni e coinvolgendo il terzo settore.

In una fase in cui enti pubblici e società partecipate vengono giustamente tagliate, non riesco a capire perché creare un nuovo soggetto: inutile, di cui nessuno avverte l’importanza e che produrrà alti costi di gestione (direttore, revisori dei conti …) destinati a gravare sui Comuni consumando risorse che potrebbero essere riservate all’assistenza, cioè ai cittadini.

Anni fa il distretto pistoiese scelse di non attivare la Sds. È singolare che si scelga di riesumare tale esperienza proprio oggi: fuori tempo massimo, senza esserne obbligati e, addirittura, quando la legge regionale ha di fatto permesso di mantenere solo le Sds che hanno raggiunto risultati positivi (come in Valdinievole) e di sopprimere tutte le altre (compresa quella pistoiese). Invece si cerca di imporre l’opzione più costosa e inutile. Una ostinazione davvero singolare.

Gli effetti negativi sono più acuti per la montagna: finirà marginalizzata pure nel sociale; la sua gente sarà costretta a servizi socio-assistenziali peggiori, concessi per grazia dagli altri territori; i Comuni montani perderanno ogni decisionalità. E i costi saranno maggiori, come dimostrato dal bilancio pluriennale Sds (sul quale ho votato contro) ma come rilevato anche con l’esperienza dei fondi sulla non autosufficienza: restano a esclusivo appannaggio degli assistiti di Pistoia, ma con la forte possibilità di partecipazione economica da parte dei comuni più piccoli.

In montagna i servizi socio-assistenziali sono da molto tempo progettati e organizzati in forma associata nell’Unione dei Comuni; anzi sono la materia che di più tiene uniti i Comuni montani che ne condividono regole, indirizzi e organizzazione con mutualità e spirito solidaristico; una esperienza positiva che non deve essere sacrificata sull’altare del cosiddetto “potenziamento” dei servizi sociosanitari che ricorda molto il cosiddetto “potenziamento” dei servizi ospedalieri.

L’Unione dei Comuni deve essere valorizzata, non svuotata: già è necessario recuperare le funzioni di forestazione, ma perdere il sociale sarebbe un furto. Un furto che minerebbe il senso stesso dell’Unione fra i Comuni.

Non permetterò che la montagna subisca l’ennesima ingiustificata marginalizzazione: sono certo che gli altri Sindaci non vorranno perdere anche il welfare locale. La soluzione è semplice, chiara e indicata dalla Lr 44 del 29 luglio scorso: dare forza a una Unione che continui a organizzare i servizi sociali in montagna e stipulare, per l’integrazione sociosanitaria, una convenzione con l’Asl coinvolgendo anche il volontariato sociale montano e collaborando nella presa in carico di coloro che hanno bisogno di assistenza.

[*] – Sindaco di Cutigliano, ospite

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