SOGNANDO ANTONINO CANNAVACCIUOLO COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

«Penso che sarebbe l’unico a restituirmi il sorriso. Anche nella gestione della cosa pubblica. Auguro all’Italia, quindi, di trovare quanto prima una figura così»
Antonino Cannavacciuolo Presidente del Consiglio dei ministri? E perché no?
Antonino Cannavacciuolo Presidente del Consiglio dei Ministri? E perché no, visto il casino che fanno loro?

PISTOIA. A conversazione con un amico, il poeta Walter Melani, ebbi modo d’imparare.

Lamentatomi della cattiva politica, mi riprese, filosoficamente, asserendo “ti lamenterai dei cattivi politici, semmai. La politica in quanto tale è arte nobile, talvolta ‘sporcata’ da amministratori fallaci, politicanti da strapazzo e gente che ha scoperto la via facile al denaro”.

Aveva ragione lui. Senza politica non riusciremmo a organizzare la nostra società, ad amministrarla appunto. Sono i politici, alcuni – non generalizziamo che poi ci rimproverano e a ragione –, che ci hanno fatto smarrire la passione, la voglia di fare, l’entusiasmo per la gestione della cosa pubblica.

Si pensi: al compimento dei 18 anni, della maggiore età, ero così emozionato per le mie prime votazioni (elezioni della Camera dei Deputati) che passai giorni e notti a studiarmi tutte le tribune politiche, gli interventi dei vari esponenti politici ai tiggì, gli articoli e i corsivi dei Corrierone, per non giungere impreparato al seggio.

E votai un partito che non esiste più e che nessuno, tra gli amici, ha mai indovinato (tutti volevano sapere, tutti erano interessati, chissà perché, chissà come, al mio voto, ma nessuno azzeccò la mia scelta, dettata più da argomentazioni storiche – oggi posso rivelarlo – che dalla bontà del programma, che all’epoca non potevo neppure comprendere integralmente).

Ebbene quella volontà di sapere, conoscere, apprendere della politica non esiste più. Non credo sia soltanto il caso mio, ad ascoltare i discorsi a giro. È un idem sentire. Purtroppo.

Non ci fidiamo più di niente e di nessuno, ne abbiamo viste così tante che non solo siamo schifati, ma non sappiamo neppure imbastire una reazione. Siamo fermi, inebetiti, in attesa e in balia degli eventi. Non sappiamo dire di no al primo pallonaro che scende in piazza (e non si tratta di calcio, ma di balle belle e buone, ahimè).

Basta che uno prometta, squallidamente prendendoci per necessità, et voilà lui si è assicurato l’avvenire suo e dei suoi familiari, per generazioni (depredando le casse dello Stato), e a noi aumenta quel bruciore in fondo alla schiena cui nessuna crema pone rimedio.

Da qualche tempo, però, m’è sorta un’idea matta (e siccome i matti sono le persone più lucide che ci siano… ): occorre un uomo forte – ma non troppo, non esageriamo –, necessitiamo di gente capace e di personalità, che sia onesta e sappia dire pane al pane e vino al vino. Un uomo all’Antonino Cannavacciuolo.

Antonino Cannavacciuolo prepara il cibo di Renzi secondo Crozza...
Cannavacciuolo prepara il cibo di Renzi secondo Crozza…

Chi è? Ma come, basta sintonizzarsi su Cielo, canale 26 del digitale terrestre, o Fox Life della piattaforma satellitare Sky Italia. È il protagonista di “Cucine da incubo”, lo chef stellato che sa trasformare un gruppo di improvvisati in cuochi eccellenti e camerieri efficienti. Alcune individualità in una squadra. Una montagna di centimetri e simpatia innata per rimettere a posto ciò che non funziona, con una psicologia da lavoratore più che da studente uscito da un’università à la page.

Che ne direste allora di tanti Cannavacciolo per i nostri “Governi da incubo”? Dite che non sarebbe possibile? Non riusciremmo a clonarlo? E allora accontentiamoci dell’originale, che essendo abituato a cibi e bevande non tradisce. Chi è un numero uno nel settore culinario, non ha bisogno d’arraffare, d’accumulare: è abbastanza ricco di suo, di risorse e buonsenso, e innamorato dei prodotti, di terra e di mare, che sa veramente di che cosa parla.

Ergo conosce, è consapevole, concreto e soprattutto – basta osservarlo all’opera –: predica la semplicità dappertutto, in primis a tavola. Ove semplicità non significa pochezza o modestia, bensì umiltà che sboccia classe (riuscire a fare le cose semplici è da sempre l’impresa più difficile).

Adoro Antonino Cannavacciuolo, sì: penso che sarebbe l’unico a restituirmi il sorriso. Anche nella gestione della cosa pubblica. Auguro all’Italia, quindi, di trovare quanto prima una figura così.

Se poi, come l’autentico, fosse d’origine napoletana, tanto meglio. Ci farebbe pure sorridere. A farci ridere dietro, da tutto il mondo, hanno pensato altri, dai presunti eredi di Dante (le sue ossa, più volte trafugate, si staranno agitando nella tomba ravennate) in giù.

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3 thoughts on “SOGNANDO ANTONINO CANNAVACCIUOLO COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

  1. Buon pomeriggio…ma per arrivarci la gente deve rendersi conto di una cosa, anzi due:
    – non c’è solo la Champion….e bisogna iniziare a interessarsi anche di chi ti fa promesse elettorali
    – bisogna iniziare a votare non sulla base delle paure che i cialtroni instillano nella gente, ma per fare pulito. Punire inesorabilmente quelli che hanno toppato. Non è detto che i nuovi siano meglio…ma se non facciamo così il rischio è di considerare uomo di stato e sublime statista quel mediocre Machiavelli consciuto come Andreotti. (siamo a rimpiangerlo…vi rendete conto?)
    Massimo Scalas

  2. Ne avevo sentite tante, una peggio dell’altra, se vogliamo… ma non mi era ancora capitato di leggere che qualcuno, almeno qui, rimpiangesse il gobbo (così lo definivamo in casa mia)… il personaggio che più ho detestato nella mia vita, e ci tengo a dirlo (insieme a Berlusconi, che però è venuto dopo).
    Piero
    Certamente, però, ricordo bene come qualche volta mi sia capitato, a Roma, di sentirlo definire come “Il divino Ggiulio (volutamente in romanesco, con due g).

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