SONO FORSE IO IL GUARDIANO DI MIO FRATELLO? INDAGARE LA FRATELLANZA…

Genesiquattrouno
Genesiquattrouno

PISTOIA. La sezione “Altri linguaggi” della stagione di prosa del Manzoni propone giovedì 13 marzo un’altra chicca, con l’anteprima nazionale, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia dello spettacolo genesiquattrouno – primo studio, di e con Gaetano Bruno e Francesco Villano, su testo dello stesso Bruno, di cui sono in corso a Pistoia le ultime prove. Dopo l’anteprima pistoiese, lo spettacolo debutterà al Teatro I di Milano.

Il lavoro trae ispirazione dalla vicenda biblica di Caino e Abele riportata nella Genesi (capitolo 4, versetto 1) per proporre una riflessione, più che mai attuale, sulla fratellanza, sul conflitto legato alla prossimità, sull’amore verso l’altro e su che cosa possa scatenarsi quando il sospetto di non essere più amati si insinua nell’uomo.

Lo spettacolo costituisce la prima tappa del sodalizio artistico tra Gaetano Bruno e Francesco Villano, iniziato nel 2011: un’indagine creativa, destinata a svilupparsi nel prossimo triennio, verso un linguaggio teatrale che è anche ricerca sul movimento, cifra poetica dell’intero lavoro.

Gaetano Bruno ha fatto parte per anni della compagnia di Emma Dante, partecipando a numerosi spettacoli. Tra quelli rappresentati a Pistoia, ricordiamo Carnezzeria, La scimia e, con una straordinaria prova d’attore solista, Il festino. Al cinema ha lavorato con importanti registi come Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell’amore), Giuseppe Tornatore (Baaria), Michele Placido (Vallanzasca), Giuseppe Capotondi (La doppia ora), Francesca Comencini (Lo spazio bianco), Stefano Incerti (Gorbaciof). Francesco Villano (dopo la formazione con artisti come Ronconi, Jan Fabre e Marisa Fabbri) ha lavorato in tv con registi come Alberto Negrin, De Capitani e Vittorio Gassmann e in teatro con Lorenzo Salveti, Emma Dante (in Medea), Pier Paolo Sepe, Carmelo Rifici.

In genesiquattrouno l’omicidio è già stato compiuto, la condanna divina pronunciata. Ora si cerca di “riprendere fiato”. La scena è ambientata all’interno di un circolo quasi spettrale, che inizialmente appare come luogo di inconsapevolezza, nel quale uno dei due fratellini si inventa una serie di giochi, sfide seducenti, tranelli insidiosi per vincere la diffidenza dell’altro e farlo uscire allo scoperto. I due attori innescano un emozionante duetto e alternando il gioco alla sfida, ci conducono per mano nei luoghi della loro infanzia, fatta di avventure fanciullesche ispirate alla ricerca della libertà e di preghiere inventate ad un Dio, a cui hanno imparato a donare la propria parte migliore.

Il linguaggio di questo incontro matura in forme diverse nelle differenti stagioni vissute dai due fratelli: nell’infanzia è il corpo stesso a parlare, lasciando spazio ad un lavoro di grande fisicità da parte dei due attori, raccolti nello spazio angusto di una grotta; nell’adolescenza i due fratelli accolgono la parola; nella maturità e nella vecchiaia ne conoscono le insidie e il dialogo si fa affilato e pericoloso, lasciando lo spazio alla fuga e al rifiuto della verità, nel tentativo di sanare una ferita che non si potrà rimarginare.

Tutto cambia quando uno dei due infrange inconsapevolmente il patto di complicità e ubbidisce al padre che li avvia alla vita di adulti. È lì che si insinua il male per la prima volta nell’animo del fratello tradito: che sente di avere perso per sempre l’amore del compagno di giochi, fino a quel momento ammirato e seguito fedelmente. L’insicurezza che lo avvince, gli rende l’animo sempre più arido e trasforma in rami secchi ogni forma di amore. Il confronto con il fratello, che prima era motivo di orgoglio e ammirazione, lo spinge alla diffidenza e lo induce a proiettare la propria angoscia su di lui. Pian piano il nostro personaggio comincia a credere di bastare a se stesso: si convince che ciò che ha conquistato sia realmente suo, gli appartenga. Fino a quando anche l’amore per il proprio Dio si riduce ad una patetica messa in scena.

I due uomini, si dirigono lentamente verso quella separazione che ha cambiato per sempre la vita di entrambi, in quella giornata di odio, in quella giornata d’amore.

La figura di Caino, in questa libera rilettura di Gaetano Bruno, diventa simbolo delle nostre paure, mentre ci attira in questo circolo all’interno del quale si nasce, si cresce, si ama, si uccide, ci si dimentica chi si è stati e si rinasce nuovamente per riprovare le stesse paure.

Prevendita: Biglietteria Teatro Manzoni 0573 991609 – 27112. On line su www.teatridipistoia.it e circuito box office.

[marchiani – teatro manzoni]

redazione@linealibera.info

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento