spallate. LE IMPRONUNCIABILI PAROLE DI GIACOMO

Mangoni oggi – ultimo giorno utile per lo svolgimento della campagna elettorale – lancia il suo drammatico appello che riportiamo dalla sua pagina social. Il Sindaco, presenta il conto al Pd che l'ha commissariato e oppresso con Rino Fragai. Viene da chiedersi se gli elettori lo comprenderanno o lo sanzioneranno. Sale la febbre anche in Regione Toscana che vive la tornata elettorale aglianese come la prova finale di sopravvivenza politica in funzione delle regionali del 2020, che vedono così approssimarsi la caduta del monarca Rossi esattamente come in una partita a domino
Giacomo Mangoni intervistato

AGLIANA. Il Sindaco Mangoni ha pubblicato questa dichiarazione definitiva che sancisce così la completa abiura dal Pd magnanensiano.

Ci piace solo rilevare, che il comunicato conferma la correttezza della nostra pubblicazione del 5 gennaio scorso, all’indomani delle dimissioni del Sindaco, dal Pd, a fronte di una platea di compagni che non avevano alcuna capacità di comprensione critica della protervia e sopraffazione esercitata da Paolo Magnanensi, ancora oggi nella segreteria del Pd aglianese a sostegno del manovrabile “ragazzotto Vannuccini”, uno che nella sua esperienza politica non è stato capace di poter ottenere un solo contributo dell’UE (vedi) per il bene di Agliana e primo di questi la biblioteca (non li ha mai chiesti).

Oggi sul nostro territorio è venuta a trovarci l’onorevole Simona Bonafè. Vorrei spiegare a lei e a tutti voi perchè sono uscito dal Pd aglianese.

Vorrei spiegare a lei e a tutti voi perché ho deciso di non barattare la mia libertà con una sicura carriera politica e perché ho rinunciato alla opportunità di maggiori guadagni e minori responsabilità in una azienda partecipata..

Cittadini leggete questa lettera e votate in maniera libera, non abbiate paura perché parlano tanto ma non possono farvi niente Il potere non risiede nelle lobbies, il potere quello vero ce lo avete voi e voi soltanto.

Simona Bonafè risponderà al suo ex delfino?

Il PD alla fine di Marzo del 2018, quando stavamo per giungere alla fine del mandato, mi chiese di ricandidarmi alle prossime elezioni amministrative (se volete potete chiedere i verbali dell’assemblea al segretario).

A me sembrava un po’ prematuro ma decisi comunque di accettare per spirito di servizio nei confronti delle persone con cui avevo combattuto tante battaglie e condiviso tante scelte.

Dopo quell’assemblea seguirono due incontri, il primo al bar Valiani di Pistoia, alla presenza dell’ex sindaco di Agliana Magnanensi e di un lobbista del mondo dell’edilizia nel quale mi fu chiesto di fare un rimpasto di giunta.

Il secondo incontro invece si svolse a casa dell’ex Sindaco Magnanensi alla presenza di due lobbisti del mondo dell’edilizia (uno di essi è lo chef Francesco Mazzettin.d.r.), incontro nel quale mi fu chiesto di spostare dall’incarico l’attuale architetto del comune e destinare ad altre funzioni l’assessore all’urbanistica (l’Architetto è Andrea Di Filippo, che infatti ebbe un sussulto di sdegno nei confroni del commissario Fragai e del quale abbiamo dato notizia esclusivamente – n.d.r.)

Magnanensi, il puparo, come lo avevamo correttamente battezzato

Fui molto infastidito da quei due incontri, perché un conto é prendere un caffé e discutere di temi politici generali, un conto é parlare di questioni così sensibili e puntuali in contesti non consoni.

Certi temi dovrebbero essere discussi nelle sedi politiche opportune e non in circoli privati. Decisi semplicemente di ignorare le richieste e di andare avanti per la mia strada.

Forse vi sembrerà strano ma da quel momento ho avuto la chiara sensazione di non essere più il Sindaco di Agliana.

Formalmente sì. Sono restato in carica (non si può sfiduciare un Sindaco senza una motivazione politica forte), ma sostanzialmente mi é stato eroso il terreno di sotto i piedi un granello per volta, e devo ammettere con una raffinata capacità manipolatoria.

Rino FRagai, il commissario del Pd, apposto al controllo del governatorato con l’inceneritore

Quello che mi sento di supporre a posteriori é che il mio disarcionamento dovesse servire a ribadire una cosa.

Chi deve comandare veramente ad Agliana nel prossimo mandato.

Da quei due incontri per me é iniziato un vero e proprio calvario.

In pochi mesi ho subito quanto segue:

  • il tradimento del mio collaboratore più stretto e fidato che ho saputo si stava accreditando come futuro candidato Sindaco (come in effetti é avvenuto successivamente). Per ovvi motivi, capirete, l’ho espulso dalla mia giunta.
  • Il linciaggio verbale in assemblee informali per farmi desistere dal ricandidarmi. Nel giro di due mesi sono passato da essere un Sindaco che aveva amministrato in maniera oculata in un momento difficile del nostro comune ad un despota da crocifiggere, un pericolo per la democrazia aglianese.
  • Sono stato definito il “braccio armato della destra”. Se si hanno pochi argomenti da mostrare per delegittimare una persona, si vira sempre sull’estrema destra e sul fascismo, sono temi “passpartout” che valgono in tutte le occasioni.
  • Ho subìto le dimissioni in blocco della mia ex giunta, prima volta nella storia di Agliana, con un bilancio su cui ho dovuto lavorare personalmente per oltre un mese per chiuderlo (quando sono stato lasciato lo sbilancio ammontava a circa 600.000 euro). So bene che avrei potuto gestire diversamente la situazione.

Avrei potuto eclissarmi volontariamente e non autoinfliggermi tutto ciò. Avrei potuto mercanteggiare un ruolo in una partecipata, guadagnando il doppio di quello che guadagno adesso e avendo un decimo delle responsabilità attuali.

Invece mi sono battuto fino in fondo, e per questo ho perso gli amici e i compagni di percorso. Mi hanno voltato le spalle persino le persone che avevo avuto modo di aiutare ripetutamente in questi anni.

Viene fatta una campagna di discredito nei miei confronti come mai é stata fatta nella storia, in maniera così capillare che quasi si fatica a crederci.

Però ho la grande soddisfazione di essere stato un Sindaco e non il pupazzo di nessuno.

Giacomo Mangoni, il Sindaco della Dignità: così lo abbiamo ribattezzato dopo il 3 gennaio

La soddisfazione di essere stato e di rimanere una persona libera.

La libertà non viene gratis, ha un prezzo, e spesso é anche molto caro. Io vi posso assicurare che quel prezzo lo sto pagando tutto. Ma credetemi non c’é cosa più dolce da assaporare nella vita.

Grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuto in questi mesi, sicuramente i più difficili della mia vita. Siete stati tanti e meravigliosi.

Il 26 di Maggio non cedete a chi vi vuole sopraffare, siate liberi, siate coraggiosi, votate le persone non i simboli.

Tutti quanti, uniti, ce la possiamo fare!

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]
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