sQuola. UBRIACHI, BULLI E PUPE

«Ha ragione la dirigente scolastica, hanno ragione i genitori, hanno ragione tutti»?
Elisabetta Pastacaldi

PISTOIA. «Corruptissima re publica, plurimae leges». Tradotto alla toscana: più leggi ci sono, più c’è confusione-corruzione (mentale anche), più ci sono i legulei (aggiungo io).

È quello che sta accadendo nella vicenda della Scuola d’Arte (liceo) Petrocchi di Pistoia a seguito dei fatti di cosiddetto bullismo che si sarebbero verificati durante un’assemblea autogestita presso la Cattedrale ex Breda.

In mezzo alla bufera, adesso anche giudiziaria, la dirigente scolastica Elisabetta Pastacaldi, regolamenti disapplicati o applicati male e addirittura l’azzeccagarbugli di turno che “spara” denunce e rilascia interviste come un divo de “noàrtri”.

A chi scrive appaiono chiare alcune cose:

  1. il Miur, in “un tempo serio” chiamato “Provveditorato agli Studi”, attraverso il suo dirigente ha rilasciato ai giornali affermazioni “pilatesche”; che sia un piddino “vincitore di concorso” ad alto tasso democristiano?
  2. alcuni genitori degli alunni coinvolti hanno deciso di adire le vie legali, ravvisando, nelle sanzioni comminate ai loro pargoli, un qualcosa di penalmente rilevante da parte della scuola;
  3. la dirigente scolastica è rimasta con il cerino in mano e non vorremmo essere nei suoi panni;
  4. la Scuola, intesa come istituzione, dimostra di essere quel caravanserraglio che il 68 dello stupido (ma furbo) Capanna e i decreti delegati susseguenti hanno creato continuando a dare “il prodotto” conseguente.
Hanno tutti ragione?

Ci dimenticavamo il principale attore, il «convitato di pietra»: il Sindacato della “squola” nelle sue molteplici sigle.

Non ci riferiamo ai sindacalisti nostrani che, forse, in buona fede, applicavano in loco il famoso “credere, obbedire, combattere”; ci riferiamo a quella filibusta che transitando dalla periferia ed allocandosi a Roma, in distacco perenne, ha gonfiato le proprie retribuzioni e, poi raddoppiato la propria pensione, alla faccia dei suoi iscritti; meglio, con le quote sindacali degli iscritti.

C’è qualcuno a Pistoia a cui prude la coda?

Perché tutto questo “troiaio”, con una scuola, anche solo semiseria, non sarebbe accaduto.

Ha ragione la dirigente scolastica, hanno ragione i genitori, hanno ragione tutti.

Insomma, durante un’assemblea autogestita il controllo è d’obbligo o è facoltativo? E a chi spetta per legge?

Che ne pensano gli “appastati” del sindacato?

[Felice De Matteis]


QUATTRO PAROLE QUATTRO, MESSE IN CROCE

«Quando le cose non servono – e se, soprattutto, creano conflitti continui e ripetuti – si tolgono di mezzo e basta»


Difensore Genitori



Difensore Scuola


Avv. Fabio Maria Galiani
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Avv. Niccolò Grossi
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Data iscrizione: 19/02/2003
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A Churchill capitava questo

 

OSSERVATE bene le due schede qua sopra e riflettete per un istante: non vi sembra abbastanza anomalo che, per difendere una posizione minima in una “minimissima” città come Pistoia, segnata sulle carte non più grande di un puntino – la classica «cacatiell’ ’e mosca», secondo la definizione di Vittorio De Sica –, si ricorra a far scendere in campo un avvocato di Roma?

C’è da chiedersi come sia venuta fuori questa scelta: assoldare un avvocato a Roma significa andare a Roma, incontrarsi a Roma, parlare a Roma, decidere a Roma, perdere tempo a Roma. Ed è uno sforzo notevole, non c’è dubbio.

Che davvero sia intervenuto un “convitato di pietra” a suggerire la soluzione finale?

Una cosa è certa; è pienamente condivisibile quel che scrive il Petrarca nella sua Canzone all’Italia allorquando si rivolge a Dio e dice: «Vedi, Segnor cortese, | di che lievi cagion’ che crudel guerra». Tanto rumore per nulla?

Mentre Papa Benedetto attribuisce ogni colpa al 68, anche noi ci poniamo la stessa domanda che si pose il Manzoni nel Natale del 1833: perché il male nel mondo nonostante Dio?

E la risposta è talmente ovvia e scontata da diventare inaffrontabile e irrisolvibile per una Quarta Repubblica demenziale che, pur di non rischiare di perdere un solo voto in grado di far formare una maggioranza – o bella come il sole apollineo, oppure anomala e mostruosa come un Quasimodo da Notre-Dame –, preferisce lasciare tutto com’è, senza dare un netto e risolutore colpo di spugna che cancelli di colpo l’oscenità cancerosa delle assemblee d’istituto che servirono ad arare democraticamente la scuola, come il grugno dei cinghiali mentre rùfola in cerca tuberi e patate, per aprire non l’evangelica via del Signore, ma quella del Pci verso il potere.

Quando le cose non servono – e se, soprattutto, creano conflitti continui e ripetuti – si tolgono di mezzo e basta. Non si tiene e non si fa crescere a dismisura un idrocele a un testicolo, rischiando un’irreversibile “rottura di coglioni”.

La cagione è lieve, per dirla con Petrarca: una ragazza sciocca che si ubriaca di prima mattina e tre o quattro citrulli che ne approfittano; fatti che, all’epoca in cui la scuola inglese educava e cresceva statisti come Churchill, venivano curati con sante scudisciate sulle chiappe, frizzanti e molto convincenti.

Ma da quando la buona usanza degli sganassoni ben assestati è stata superata dalle menti illuminate di giudici che hanno insegnato ai genitori che i figli sono intoccabili e che non possono essere presi a doverosi schiaffoni educativi, non c’è speranza per chi cresce in una deregulation delegittimante in cui tutto trova una giustificazione perché ciò che non si riesce a correggere si dice che è generato dalla colpa di tutti.

Perfino Jaweh nel deserto metteva a posto il suo popolo prediletto facendone strage: è inammissibile risolvere un problema come il casino delle assemblee, cancellandolo dalla faccia della terra? Quale danno alla democrazia si crea?

Personalmente riteniamo che fare di una cretinata un affare di stato è il tipico modo di agire all’italiana catto&comunista.

Personalmente riteniamo che, forse, la posizione presa dalla scuola non è stata particolarmente illuminata con un «servizio di bótte al cesso», anche se consentito/tollerato (sembra) dalle norme in vigore.

Personalmente non siamo convinti che tutto il parlare che se n’è fatto abbia fatto bene a qualcuno, né oppressori né oppressi.

Peccato, però, che, per tutto questo «disservizio di stato» delle assemblee, debba finire per rimetterci la pars debilior. E la parte più debole è la scuola; quella che non è mai interessata e non interessa a nessuno a tal punto da essere messa in mano a ministri, allo stato dell’arte, incolti e semianalfabeti.

Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande!

[Edoardo Bianchini]
direttore@linealibera.info

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