stato, cacca & vergogne. UN PAESE NELLA DISSOLUZIONE: L’ITALIA DOVREBBE ESSERE ALTRO

SCEMARI DEL XXI SECOLO. Scenari sarebbe troppo solenne per descrivere una storia che presenta più ombre che luci e che lascia perplessi non degli scettici comuni e qualunquisti come noi, ma ben altri geni della Terra

CORRE CONTE DALLA AISHA

E DEL VASO FUORI PISCIA


Credeva perfino che Matera fosse in Puglia…

 

IN CURVA FIESOLE, a Firenze, tanti anni or sono, un coro, prima della partita Italia-Messico: “la disoccupazione ha creato un bel mestiere, mestiere di merda, carabiniere”.

C’ero, con mio figlio, ve lo giuro. Era l’Italia di allora che si è “evoluta” nell’Italia di oggi. Una Italia che rende omaggio a una imbecille targata Jihad con tanto di presidente del consiglio e “Giggino” al seguito e relativo e tollerato assembramento; che dichiara di volersi chiamare Aisha, come la terza moglie di Maometto che la sposò a sei anni e la “consumò” a nove anni, mentre non un cane del governo italiano era presente ai funerali del poliziotto assassinato da zingari per poco più di mille euro il mese.

Questa è l’Italia e le sue radici oramai ripudiate come ha fatto una Aisha qualsiasi; l’Italia piccola sguattera dell’Europa delle banche e del guadagno e non più l’Italia di Augusto e dei suoi popoli, l’Italia di Roma, del “sesterzio” e non dell’euro, l’Italia della cultura greco-romana e del cristianesimo e non quella del guadagno per il guadagno e basta.

Certo, passare dalla curva Fiesole all’Italia Romana che fu, è ardito, ma serve per avvicinarci al concetto iperbuonista che si debba sempre fare del bene; anche quando gli altri vorrebbero farci il contrario e soprattutto quando la “disgrazia” tocca ad altri e non noi.

Ottaviano Augusto

Questa si chiama democrazia e ve la potete tenere. Perché Augusto e Roma “inclusero” e noi ci hanno “reclusi”, e non per questo virus, ma da molto tempo prima.

Pistoia è maestra in questo tipo di “avventure protette”; c’è un signore che sui disastri altrui ha costruito un impero economico e personale e, tanto per non farsi mancare nulla, pure una televisione.

Il problema è che un altro prete-imam ha provato ad occupare uno spazio senza permesso, con meno intelligenza, meno cultura organica, e senza “tutores” politici alle spalle.

Diciamocelo francamente: a noi questo “business” sulle disgrazie altrui fa schifo adesso come allora; con la differenza che “allora” la politica del compromesso storico, che Pistoia inaugurò, “pagava” e pagava bene. Adesso, il prete fesso, vorrebbe occupare spazi che il potere del bene supremo sopra il bene dei miseri senza protezione (i negretti) non consente.

La controversia fra l’Imam don Massimo e Luigi Egidio con la sua televisione sbattuta fuori dai locali del centro sociale di Vicofaro, un tempo parrocchia, sta tutta qui: come le bestie che pisciano per delimitare il proprio territorio e che non accettano intrusioni.

Luigi Egidio Bardelli dal Papa

Ma Luigi Egidio, prima apostolo di don Gargini e poi talmente affezionato al medesimo da farlo responsabile giuridico (ma lui ne era consapevole?) della sua caritatevole officina di pace e bene, un tempo Aias e poi altra “roba”, si rende conto che il tempo avanza per tutti? E non si tocchi le palle, scaramanticamente, come tutti i poveri mortali, lui immortale, perché forse questo privilegio non è stato solo di preti o mezzi preti troppo intraprendenti; la carne è debole.

Smettiamola, passare dalla curva Fiesole, ad Augusto, a Roma “inclusiva”, dal Biancalani al Bardelli ad Aisha: roba da matti. Probabilmente, troppa carne al fuoco…

Torniamo all’incipit di questi ragionamenti apparentemente sgangherati: tanti buffoni “istituzionali” ammassati, alla faccia delle regole, per una imbecille con una tuta islamica e il vuoto televisivo e “giornalaio”: il nulla dinnanzi a un figlio dello stato, morto nell’adempimento del suo dovere.

Questo è un “paese” di merda; l’Italia dovrebbe essere altro.

Felice De Matteis
[redazione@linealibera.info]
Diritto di Amleto: parlare e non star chéto

A proposito di
democrazia

Pisistrato

 

La prima cosa che fecero gli ateniesi, celebrati inventori (a torto) della democrazia, quando cancellarono la tirannide di Pisistrato e dei suoi figli, fu appropriarsi delle miniere d’argento del Laurio.

Da esse Pisistrato cavava dracme con cui pagare, di tasca propria, la plebe urbana perché svolgesse un lavoro di pubblica utilità: fogne, strade, piazze.

Da esse i democratici iniziarono a cavare dracme per pagare i politici – un po’ come la storia dei vitalizi, insomma. Finché le miniere si seccarono e andò tutto a gambe all’aria.

Vi ricorda qualcosa questa storia o siete troppo intenti a smacchiare un giaguaro mentre non vi accorgete di una mucca che gira indisturbata in corridoio?


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