terme. «TAVOLO COMUNE-REGIONE FERMO DA UN ANNO E MEZZO»

M5S: «Se ci fossimo noi ecco la soluzione strategica»
La cartina
Montecatini. La cartina

FIRENZE. “La Regione Toscana possiede il 67% di Terme di Montecatini spa, società da anni in perdita. La stessa Corte dei Conti, nel suo lavoro sulle partecipate regionali, sollecita da anni la Regione a dismettere queste quote e la giunta nel Defr 2016 ha risposto a tale richiesta indicando le Terme di Montecatini spa come società non strategica.

Noi condividiamo l’esigenza regionale di chiudere con una gestione finanziaria negativa, ma vogliamo evitare che si applichi un mero calcolo ragionieristico senza alcuna visione strategica. Significherebbe togliere un problema a tutti toscani e darlo ai soli cittadini di Montecatini.

Se il Pd regionale non ha una visione sulle Terme di Montecatini, noi l’abbiamo e chiederemo al Consiglio di esprimersi a riguardo nel prossimo consiglio” ha segnalato in conferenza stampa Gabriele Bianchi, consigliere regionale M5S vicepresidente della Commissione Affari Istituzionali e Bilancio, primo firmatario dell’atto d’indirizzo.

“La ricchezza di Montecatini nasce con le Terme. Per decenni i turisti ne godevano con permanenze medie di dieci giorni, oggi siamo arrivati ad una media di 2,7. La tendenza si può invertire facendo perno sulla nostra caratteristica di città termale e sulla nostra bellezza.

Dai documenti regionali sulla dismissione delle quote di Terme di Montecatini spa risulta un tavolo tecnico dove i due soci, Regione e Comune, dovrebbero discutere del metodo di uscita della Regione. Il tavolo si doveva insediare a febbraio 2015, ad oggi non sappiamo se si è mai riunito né quali siano le strategie emerse” ha segnalato Cristiano Berti, consigliere comunale M5S Montecatini Terme.

“Abbiamo così immaginato di sederci noi a quel tavolo, come se fossimo al governo della città, e tramite un appello pubblico abbiamo raccolto le adesioni di molti professionisti di Montecatini per la stesura di una visione strategica in grado di risolvere questo stallo.

Le terme leopoldine
Montecatini. Le terme leopoldine

Esperti di termalismo, marketing, gestione aziendale e uno studio legale si sono uniti a noi per elaborare questa strategia sulla base dei numeri reali e ufficiali forniti dall’amministrazione.

Con questo documento possiamo metterci al tavolo col socio Regione Toscana e presentare un’idea chiara: “noi vorremmo che Montecatini andasse in questa direzione” ha proseguito Berti.

A spiegare le proposte contenute nella visione strategica Sandra Magnani, portavoce del gruppo tecnico di elaborazione.

“Il complesso termale più bello del mondo deve restare per Montecatini un volano di sviluppo. Per farlo è necessario che resti in mano pubblica solo la parte strategica del patrimonio immobiliare, lasciandone ai privati la gestione, una volta ristrutturato.

Cos’è strategico: comprensorio Tettuccio Regina, bene di rappresentanza utilizzabile per cure idropiniche ed eventi, le Terme Redi specializzabili nelle cure del Ssn, le Terme Torretta valorizzabile in sinergia al settore florovivaistico per organizzarvi eventi e come parco esoterico visitabile, Podere Panteraie e Podere Maona con annesse grotte sotto le quali passano le vene d’acqua che alimentano la città, utilizzabili per percorsi mountain bike e il rilancio delle due grotte con stalagmiti, le aree verdi e il comprensorio Leopoldine rivisto.

Il Progetto Leopoldine dovrebbe annettere l’Istituto Grocco, come area dedicata alla riabilitazione privata che necessita della dovuta privacy, e lo stabilimento Tamerici il cui ingresso dista soli 30 metri dal bordo piscina dalla Leopoldine.

Con il supporto di manager del settore termale per la prima volta è stato sviluppato un business case sul comprensorio Leopoldine nel quale finalmente sappiamo qual’è il numero minimo di ingressi per rendere sostenibile il progetto.

Cristiano Berti ha precisato il quadro societario ed economico dell’operazione “la Terme di Montecatini spa diventerebbe così un’immobiliare proprietaria solo di questi immobili, mentre gli altri sarebbero dismessi magari affidando l’operazione agli Istituti di Credito più grandi.

Con la liquidità raccolta la società pubblica potrebbe ristrutturare il necessario, con una cifra di poco superiore a quanto già previsto per le Leopoldine (16 milioni) e fissare il prezzo di affitto per la gestione privata, monitorandone l’azione con un tavolo di controllo”.

“Con un piano del genere la stessa Regione potrebbe considerare utile restare nella partita. Ne inizieremo a parlare nel prossimo consiglio regionale” ha concluso Bianchi.

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