“TERREDARIA”, L’ASSOCIAZIONE CHE FA OMBRA ALLA MABELLINI

Carlo Martinelli, Presidente di Terredaria
Carlo Martinelli, Presidente di Terredaria

PISTOIA. Sono ormai abusivi da oltre un anno, nei loro locali del Villa di Scornio, i membri dell’associazione Terredaria, ma in nome della demagogia, che a Pistoia regna veramente sovrana, si fa finta di nulla, augurandosi che la situazione, tragicomicamente paradossale, prenda la piega della logica.

È così kafkiana la questione che stamani, Carlo Martinelli, Presidente dell’Associazione, ha deciso, tra un seminario e l’altro strapopolato di bambini piccolissimi accompagnati dai propri genitori, di indire una conferenza stampa per pubblicizzare una lettera scritta e inviata, contemporaneamente, al Sindaco, all’assessore alla cultura Elena Becheri, ai consiglieri Patanè e Tomasi e ai dirigenti Lozzi e Ancillotti, per ribadire un concetto che esprime ormai da circa 20 mesi.

“Senza di noi – ha ribadito Carlo Martinelli – queste stanze, che da oltre dodici anni ospitano i nostri laboratori musicali, sarebbero fatiscenti e piene di muffa. Le abbiamo ristrutturate, a nostre fatica e spese, e le abbiamo trasformate in un centro didattico-culturale, un vero e proprio atelier, dove i bambini, in tenerissima età, prendono le prime confidenze con la musica e le sue meravigliose proprietà. Questo progetto prende confidenza e corpo con le precedenti amministrazioni locali, in perfetta sintonia con l’Usl ed è diventato un punto di riferimento straordinario di una musica altra, che con molta probabilità non piace ai coinquilini del piano di sopra, quelli della Mabellini, che ci hanno sempre ostacolato, pur riconoscendoci l’alto valore didattico: non è un caso che proprio stamattina, alla Mabellini, siano iniziati i corsi musicali riservati ai bambini fino a tre anni. Siamo maestri, di queste discipline, ma invece di affidarcele a noi, hanno preferito assoldare il metodo Gordon, rispettabile quanto si voglia, ma non certo migliore del nostro. E poi, la cosa che stride ancor di più in un momento economicamente così delicato, è riuscire a per quale motivo si debba investire capitale in un percorso neonato e dalle discutibili proprietà anziché continuare a lasciare lavorare noi”.

Una lezione di Terredaria
Una lezione di Terredaria

Siamo arrivati qualche minuto in anticipo rispetto all’orario fissato per l’incontro con la stampa e abbiamo potuto constatare cosa riesca a fare, in discenti così piccoli, il suono, il rumore organizzato, la musica. È bastato insistere, qualche minuto, su tempi musicali semplicissimi suggeriti dal maestro con delle elementari percussioni, che tutti i marmocchi a lezione si sono incredibilmente assuefatti al ritmo e nel giro di pochissimo tempo hanno scandito a loro volta, in perfetta sintonia, gli stessi battiti su degli artigianali tamburelli. Un concerto di suoni coloratissimi, di fruscii, metalliche intuizioni, un ponte immaginario tra la primitiva percezione uditiva e la magia del suono.

“Siamo stati in comodato gratuito per parecchio tempo – aggiunge il Presidente dell’Associazione Terredaria –. Chiediamo che tale utilizzo si trasformi, contrattualmente, in una locazione a cifre ragionevoli per la durata, minima, di quattro anni, tempo questo nel quale, noi, continueremo a svolgere le nostre attività, riconosciute ed apprezzate non solo qui a Pistoia, ma anche in un raggio geografico più consistente che va sulla Montagna pistoiese con la Dynamo Camp e arriva fino in Val d’Era. Il Dirigente Ancillotti, che è uno dei destinatari di questa ultima lettera, ha già convenuto con noi quanto questo accordo sia positivo per entrambi le parti in causa e soprattutto rappresenti una linea di continuità con un’attività che produce bellezza e armonia da circa tre lustri”.

Siamo un po’ pessimisti, per realismo: questa storia, tutta pistoiese, va avanti da troppo tempo e nemmeno la raccolta firme effettuata l’anno scorso (470 adesioni) a termini scaduti ha dato i suoi frutti. Confidiamo in un ritorno di fiamma popolare dell’Amministrazione comunale pistoiese che, improvvisamente, riscopre la bellezza dell’artigianato a chilometri zero e consente a questi professori di musica senza smoking di continuare a dare lezioni. Tranquillizzando quelli della Mabellini al primo piano: la musica non è un virus!

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