TESI GROUP, ELETTROCARDIOGRAMMA PIATTO

Filloy [foto Maestripieri]
Filloy [foto Maestripieri]

PISTOIA. Come da copione, verrebbe da dire, dato che raramente quest’anno i biancorossi ci hanno sorpreso e la trasferta di Avellino non è stata l’eccezione che tutti speravamo. Una stagione, quella della truppa Moretti, da tracciato piatto di elettrocardiogramma. Come mai? Provo a proporre una chiave di lettura di ampio respiro.

La colpa è innanzitutto di un basket malato, che obbliga le società a mettere sotto contratto un numero eccessivo di stranieri senza arte né parte, costringendo molti a fare nozze coi fichi secchi e ad investire in ingaggi mai banali anche per giocatori che, fino a non troppi anni fa, su un campo di massima serie non avrebbero mai messo piede. Succede quindi che sia fisiologico che almeno una squadra, già con un budget limitato in partenza, possa fare qualche errore nella costruzione di un roster.

Lo abbiamo fatto anche noi, del resto, ma abbiamo avuto la fortuna di avere una dirigenza che è intervenuta in modo importante a dicembre rivoluzionando il reparto lunghi e mettendo a disposizione di Moretti una squadra con equilibri migliori rispetto a quelli visti a settembre. In altre piazze non hanno avuto la stessa possibilità. Certamente, ovunque ci sono state piccole operazioni di avvicendamento coach o tentativi di innesti vari, ma sono state operazioni fatte su una base talmente modesta da risultare sterili. Penso a Caserta, ovviamente, ma anche a Pesaro o a Varese.

Tante piazze insomma con pochi soldi e tanti problemi, dove sarebbe preferibile investire quei due spiccioli in una programmazione seria di lungo periodo, che preveda, per fare un esempio, giovani che crescono e vengono lentamente inseriti nei contesti di prima squadra, o dove comunque si possa rischiare la retrocessione cercando però di cadere in piedi grazie a società più strutturate di quelle che attualmente animano il nostro campionato. Insomma, quei 60, per non dire 70 o 80mila dollari a stagione che tutte le società di medio-bassa classifica sono costrette a spendere per scommettere su un rookie necessariamente USA potrebbero essere spesi in modo decisamente migliore.

In un quadro del genere, detto che la stagione deve ancora emettere tutti i verdetti, come inquadrare il percorso dei nostri? Come vedere il bicchiere? Difficile rispondere razionalmente. In tanti, quasi tutti, sosteniamo che, tolte la doppia soddisfazione con Cantù e la trasferta di Varese, quest’anno ci siamo divertiti poco. Molti dei noi sospirano ricordando i gladiatori dello scorso anno. Eppure, salvezza è stata senza troppi patemi, il traguardo è stato sicuramente raggiunto.

Il punto è che gli ultimi anni sono stati quelli dei miracoli. Quest’anno definire la salvezza un miracolo, preso atto del quadro generale tratteggiato sopra, significa onestamente prendersi in giro. Sia chiaro, lunga vita e tanto di cappello a quella macchina ben oliata che ogni estate porta a Pistoia giocatori quantomeno migliori di quelli di almeno 3-4 squadre.

Maltinti [foto Maestriperi]
Maltinti [foto Maestriperi]

Però ecco, onestamente, è difficile spellarsi le mani quando la vittoria a Caserta viene definita da tutti i commentatori “una partita manifesto di antibasket”, quando a Pistoia arrivano Pesaro o Capo d’Orlando con stranieri che più che giocatori di basket sembrano profughi ingaggiati a Lampedusa, quando Caserta in un intero girone segna zero punti in classifica. Noi, che eravamo già a dodici punti, pur con tutti i nostri limiti eravamo già abbondantemente salvi con un intero girone da giocare. Difficile esaltarsi per la salvezza in queste condizioni di campionato.

È mancato l’amalgama tra i nostri, senza dubbio, quest’anno Moretti non ha saputo trovare la quadratura del cerchio con il materiale umano a disposizione. Non siamo mai sembrati un orologio svizzero in campo. È mancato soprattutto un leader di quelli che infiammano la partita e la curva durante le partite chiave della stagione. Molti hanno deluso, eccezion fatta per Filloy e Brown. Ad Avellino il peggiore è stato senza dubbio il buon Landon, eppure riguardando la partita non si capisce come sia stato possibile giocare così male il secondo quarto e buona parte dell’ultimo tempino contro una squadra che nulla ha più da chiedere alla propria stagione. Colpa di tutti, non è possibile assolvere nessuno quando giochi così male una partita che dovresti azzannare con rabbia e voglia di vincere.

Dopodiché va detto che il livello del campionato è talmente basso che potrebbero essere ancora sufficienti sei punti per arrivare ottavi e dare tutto un altro sapore ad una stagione che comunque vada non resterà nel cuore dei tifosi. Arriva Reggio Emilia e basterebbe questo per azzerare ogni residua velleità di post season, dato che contro una big quest’anno non abbiamo mai vinto.

La speranza è che per una buona volta ci venga messa almeno l’anima. Se andrà male le ultime sgambate saranno utili per togliere la curiosità di vedere all’opera i vari Severini, Mastellari e soci. Del resto l’anno prossimo sarà sicuramente ancora massima serie, consoliamoci così.

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One thought on “TESI GROUP, ELETTROCARDIOGRAMMA PIATTO

  1. Seguo il basket dal 1983, credo sia sempre un bicchiere mezzo pieno e mi spiego:
    Se ci fossero tutte le piazze storiche senza far nomi si potrebbe essere in Lega A?
    I rimpinanti sono essere dietro a Trento (neopromossa) e Cremona le altre hanno troppi soldini e aver buttato via una partita già vinta (Bologna) e due che si potevano vincere (Cremona e Avellino in casa). Sulla squadra, abbiamo sostituito Brad con Hall improponibile guardate le percentuali e il rendimento della Lega.

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